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12/04/2019

Il 7 maggio “dead line” per i conti pubblici italiani. Lo minaccia la Commissione Europea

Ce lo chiede l’Europa. Il più velenoso dei tormentoni aleggia come minaccia sul governo italiano in carica e i conti pubblici. A farcelo sapere è il solito “der Kommissar” Moscovici, il quale contesta le stime sull’economia avanzate dall’esecutivo di Conte, supportato da altri compagni di merende come Ocse e Fmi, che da giorni sparano a zero contro le misure adottate dal governo su pensioni e reddito di cittadinanza.

“Prenderemo le nostre decisioni sull’Italia sulla base delle nostre stime” – ha dichiarato Moscovici intervenuto al meeting del Fmi. “Dobbiamo completare la nostra valutazione sulla situazione italiana e daremo i nostri dati il prossimo 7 maggio – ha spiegato Moscovici – Ci saranno delle differenze rispetto alle previsioni dell’inverno. Prenderemo le nostre decisioni sulla base delle nostre previsioni”. Der Kommissar ha aggiunto che “L’Italia sta soffrendo una situazione di stagnazione se non di recessione. E la situazione italiana è fonte di incertezza per tutta l’Eurozona”.

Oltre a Moscovici anche il vicepresidente della Commissione Ue, Valdis Dombrovskis, ha alzato i toni nei confronti del governo italiano. “Se l’Italia ha subito il rallentamento più marcato tra tutti i Paesi Ue, la responsabilità va attribuita al Governo, che ha deciso di inserire un aumento del deficit nella legge di bilancio del 2019, ignorando tutti i consigli dati”.

Nel Def (Documento Economico e Finanziario) presentato martedì dal governo, la quadratura dei conti viene agganciata a una serie di misure straordinarie che fra quest’anno e il prossimo devono portare all’incasso ben 46,6 miliardi da immolare sull’altare del deficit e del pagamento del debito pubblico.

Una lettura tra le righe del Def, conferma l’impressione dell’esistenza di “tre governi in uno”. Da un lato il M5S con l’annuncio di alcune misure espansive, dall’altro la Lega con altre misure e da un altro ancora quello dei “professori” imposti da Mattarella (Tria, Moavero etc.) che invece intendono sottostare ai diktat della Commissione europea e ai vincoli di bilancio. Il 7 maggio si annuncia come una data rivelatrice, soprattutto perché sarà alla vigilia delle elezioni europee e non sarà possibile ciurlare nel manico oltre un certo limite.

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