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16/12/2019

Bordate sulla Germania anche dal Corriere della Sera

Che qualcosa si stia muovendo in Italia ormai è palese. Ne stiamo dando conto da giorni, rilanciando dichiarazioni di esponenti industriali e aristocrazia finanziaria.

Qualcosa si è rotto, non sappiamo ancora per quale motivo. Tutti parlano di “emergenza” e di governo decotto, la classe dirigente sembra si stia ribellando. E dice anche a chi...

Il 2020 si presenta, sempre che venga approvata la finanziaria, come la stagione delle tasse in un contesto di asfissia finanziaria. Il MES è stato rimandato a giugno, la Brexit ha contato su questo rinvio, ma continuerà l’asfissia europea e interna.

Le imprese sono decimate, le banche sono terrorizzate da dichiarazioni troppo palesi che potrebbero sconvolgere il mercato finanziario italiano. E tengono botta, la gran parte è solida, ma è martellata dalle regolamentazioni sempre più assurde della Vigilanza Europea.

Ed ecco che, inaspettatamente, l’autore della rubrica “Offshore”, su Corriereconomia, spara ad alzo zero contro la Germania.

Diamone conto: “L’eccessiva influenza della Germania sulle istituzioni europee è da tanti anni un’anomalia, che riduce la credibilità della costruzione comunitaria e può aumentare la diffidenza dei cittadini verso quanto deciso a Bruxelles. Anche la riforma del Salva stati – Mes – è risultata impostata sulla linea del governo della Cancelliera Merkel, che sminuisce le enormi esposizioni delle banche tedesche in attivi illiquidi di livello 2 e 3 (principalmente derivati speculativi di alto rischio) e chiede garanzie precauzionali sugli istituti di credito italiani con in portafoglio Titoli di Stato nazionali e prestiti deteriorati.

Emblematico è il ‘due pesi due misure’ sul rispetto del Patto di Stabilità, che è stato spesso usato dalla Germania per spingere la Commissione a stigmatizzare le deviazioni dell’Italia soprattutto nell’impegno di contenimento del maxi debito: trascurando però che a Berlino hanno violato ben 18 volte le regole dello stesso Patto, senza subire richiami simili da Bruxelles, dove non hanno mai attuato azioni nemmeno contro gli squilibri macroeconomici provocati delle pluriennali infrazioni tedesche del limite massimo di surplus nelle partite correnti”.

D’ora in poi non parleremo solo noi, ma daremo voce anche alle sottili, ma sempre più insistenti proteste della borghesia italiana che ormai è stufa.

Richiamo solo il titolo di questo articolo: “Il caso della Nordesbank, strapotere tedesco a Bruxelles”. Non abbiamo altro da aggiungere.

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