Siamo ai primi di settembre, 78 anni fa si concluse la più grande carneficina della Storia, la seconda guerra mondiale. Questo che propongo in fondo al pezzo è un magnifico documentario sulla fine della seconda guerra mondiale in Asia.
I mesi che seguirono la resa della Germania, la fiera determinazione del Giappone a resistere, il generale McArthur che – nonostante i bagni di sangue per conquistare due piccole isole (Iwo Jima e Okinawa) è ben contento di pianificare, per il novembre 1945, la più grande invasione di terra della storia, maggiore di quella di Eisenhower in Normandia nel 1944.
Il Giappone disperato che promette agli yankees di fargliela pagare carissima, combattimenti all’ultimo sangue, con l’esercito del territorio metropolitano ancora forte, con gli aerei kamikaze, con la popolazione addestrata a combattere all’arma bianca fino alla morte.
L’invasione del Giappone – a novembre – non è in realtà una prospettiva realistica. L’URSS ha promesso di abbandonare la sua neutralità e invadere Manciuria e Corea, sempre in mano nipponica, anche se isolate dal Giappone a causa di un blocco navale totale.
Lo farà con calma, spostando l’esercito che ha vinto in gran parte la guerra in Europa sul fronte orientale, pagando un prezzo altissimo. Il compenso ad est per l’URSS non è poi granché: l’isola di Sakhalin e l’arcipelago delle Kurili.
I Giapponesi avviano trattative proprio con l’URSS ancora neutrale, a giugno e luglio: pensano di avere ancora margini di manovra per una “pace onorevole”.
La rimozione del generale Tojo da primo ministro ha fatto sì che si creino pian piano due fazioni contrapposte: il governo, possibilista per la pace, e l’esercito, fermamente convinto a combattere: i militari sanno che le recenti carneficine hanno impressionato gli americani, la prospettiva di un bel mezzo milione di morti USA – ad essere ottimisti – li preoccupa, contando che finora hanno avuto, in tutta la guerra, meno di 300.000 morti.
I Giapponesi sperano di evitare la resa incondizionata, non importa se al prezzo di milioni di giapponesi morti, pensano che gli invasori alla fine proporranno una tregua. Contano sull’opinione pubblica americana (che fu determinante in Vietnam, ricordate? Gli americani medi si smuovono solo per le bare con la bandiera stelle e strisce che tornano in patria, mezzo milione di ucraini, per fare un esempio attuale, poco importano).
La situazione agli inizi di luglio è quasi di stallo, quando succedono due fatti che precipitano le cose:
– il 16 luglio, ad Alamogordo, viene testata con enorme successo la prima bomba atomica. La sua forza distruttiva è oltre le aspettative, come 20.000 tonnellate di tritolo in un solo ordigno, con un nocciolo di plutonio di pochi chilogrammi. Due altre bombe son pronte all’uso subito, una terza seguirà per fine agosto, prima di novembre si prevede di averne una decina.
– Il 17 luglio, i “tre grandi” Stalin, Churchill (poi sostituito da Attlee) e Truman – novellino al suo primo summit – si riuniscono a Potsdam, per decidere la spartizione della Germania e per lanciare un ultimatum al Giappone. Truman ha ora però un asso nella manica, ed annuncia a Stalin che gli USA hanno la bomba atomica pronta.
Stalin incassa da buon giocatore di poker, dice di esserne contento, e si raccomanda che gli USA ne facciano buon uso contro il Giappone. L’ultimatum di Potsdam può essere duro e senza compromessi: resa incondizionata. Se il Giappone non si arrenderà, farà la fine della Germania. Nessun cenno in positivo o negativo sul destino dell’imperatore.
Quest’ultimo fatto rende l’ultimatum inaccettabile per il Giappone, che infatti “mokusatsu”, cioè “ucciderà col silenzio” quella intollerabile offesa.
Truman alla TV promette distruzione totale, intima la resa, e non esagera. Ma Stalin ora non procede più con calma. Da un lato dà un’accelerata al programma nucleare sovietico, ma soprattutto ha fretta di partecipare alla festa finale al Giappone, teme che gli USA possano finirla senza il suo intervento.
Accelera i preparativi: ai primi di agosto – con uno sforzo logistico senza precedenti in tutta la guerra – un’armata formidabile si appresta a invadere la Manciuria.
Proprio questo fatto convince Truman a non tentennare con l’uso dell’atomica; niente lancio dimostrativo su Okkaido in zona deserta, si cerca invece il massimo effetto: Hiroshima ben densa e popolata e con molti edifici in legno.
Il sei agosto, 70.000 persone muoiono all’istante, altre decine di migliaia, meno fortunate, nei giorni e settimane successive fra sofferenze atroci, peggio che a Dresda a febbraio e a Tokyo a marzo 1945.
Non è che un morto per l’atomica “muoia di più” rispetto a un bombardamento incendiario al fosforo, ma è l’orrore per questo nuovo tipo di arma, una bomba sola capace di tanta distruzione, e le radiazioni, le ustioni profonde, incurabili e orribili, la gente apparentemente poco ferita che nelle settimane muore di sindrome acuta da radiazioni, consumata come un ustionato, leucemico, anemico e con emorragie interne, tutto assieme.
Mi fermo qui.
Truman annuncia che hanno distrutto Hiroshima “a military base” (vero solo diciamo al 20%) e che è solo l’inizio. Non dice che ne hanno pronta solo un’altra, intima ancora la resa. Purtroppo il governo giapponese non si smuove: Hiroshima non è la prima città distrutta che hanno avuto, Tokyo a marzo ha fatto più vittime, “resisteremo”, etc. etc.
Il nove agosto c’è la vera svolta: da un lato, gli USA bombardano Nagasaki, casomai qualcuno pensasse che Hiroshima fosse un una tantum (leggermente meno morti perché il territorio non è piano ma collinoso, ma siamo lì), ma soprattutto l’URSS invade la Manciuria ed è chiaro che in pochissimo travolgerà le forze giapponesi come uno schiacciasassi.
Le ultime speranze del Giappone svaniscono, nessuna “resa condizionata”, devono solo decidere a chi arrendersi incondizionatamente, quale dei due nemici offre più probabilità di salvare almeno l’imperatore.
Il quale per la prima volta interviene di persona, decide che il Giappone deve arrendersi incondizionatamente: agli americani.
Il 15 agosto Hiro Hito – scongiurato un ultimo tentativo di colpo di stato dei militari – parla alla nazione alla radio, cosa mai successa nella storia: è un nastro registrato alle 23 del 14 agosto. Dice che il Giappone deve “tollerare l’intollerabile” e arrendersi: agli USA, quindi, l’Unione Sovietica non viene neppure menzionata.
Racconta McArthur che i giapponesi chiesero di salvare almeno formalmente l’istituto imperiale, gli americani non avevano problemi a riguardo, purché alle loro condizioni: occupazione totale del Giappone, McArthur viceré con pieni poteri fin quando pareva agli USA, Hiro Hito un semplice pupazzo, utile per tenere buoni i giapponesi. E finiamola lì.
Gli americani invadono il Giappone, dopo il 15 agosto, ma pacificamente: milioni di giapponesi prima pronti a farsi uccidere, piuttosto di arrendersi, ora lasciano fare: la volontà dell’Imperatore non può essere discussa. Chi non può sopportare l’onta, si uccide.
E l’URSS? Senza il suo intervento decisivo il Giappone non si sarebbe arreso così presto, ma Stalin era realista.
Non poteva arrivare “a piatti quasi lavati” in una guerra che era degli USA, e occupare il Giappone: l’esercito sovietico fece buon uso della mancata resa del Giappone, occupò in poco tempo, nella seconda metà di agosto, tutta la Manciuria e pure la Corea, fermandosi però al 38esimo parallelo, oltre che le isole pattuite. Fece un po’ come noialtri con gli austriaci a Vittorio Veneto nel 1918.
Le trattative segrete con gli USA ebbero come contropartita l’estensione della sfera di influenza sovietica in Europa ben oltre i limiti concordati a Yalta in febbraio: Ungheria, Cecoslovacchia, Bulgaria, al 100%, non 50-50, 75-25, come nel pizzino di Roosevelt siglato da Stalin. Gli USA mollarono il governo polacco “bianco” in esilio, anche la Polonia fu totalmente comunista.
Ed al Giappone – vista la situazione – conveniva: risultò piegato da un’arma nuova e formidabile, invece che essere invaso dai sovietici, che di Hiro Hito avrebbero fatto carne morta.
L’imperatore non fu imputato nella “Norimberga giapponese” del 1946, e il Giappone in poco tempo cambiò pelle e divenne il baluardo occidentale nell’est asiatico: sempre con Hiro Hito imperatore, che visse per decenni, criminale di guerra, ma unico ad aver avuto il coraggio di arrendersi.
I crimini di guerra, inarrivabili, del Giappone in qualche modo perdonati, il Giappone da carnefice nella vulgata passò a quasi vittima, dato che in qualche modo la pagò con le due atomiche.
Perché l’ho fatta così lunga? Perché il documentario è in inglese, purtroppo.
Ma, anche se di fonte occidentale, incredibilmente dice come andarono ESATTAMENTE le cose in modo onesto, con i giusti dettagli, senza adagiarsi nelle solite narrazioni.
Ad esempio: spiega la costruzione del mito della bomba atomica “che da sola vinse la guerra”, la realpolitik di Stalin che fu forte, molto abile e anche assennato: aveva già avuto 25 milioni di morti, non era il caso di togliere le castagne dal fuoco agli americani un’altra volta come con i nazisti, accollandosi in parte anche l’invasione del Giappone da nord, da Sakhalin.
Truman, succeduto a Roosevelt ad aprile, cui nessuno dava un soldo bucato, un piccolo uomo privo di cultura e mediocre parlatore in pubblico con quella voce chioccia, si dimostrò invece all’altezza. Altro che un indeciso, ebbe invece pochi scrupoli.
Gli unici a pagare questo “bel finale”: 150.000 morti innocenti a Hiroshima e Nagasaki. In loro nome noi ci battiamo, incrollabilmente, perché non possa succedere MAI PIÙ.
Nel 2025 saranno ottant’anni, finché avremo voce ci batteremo con ogni mezzo perché la verità si conosca nei particolari, senza mitologie e narrazioni di comodo, ed anche gli scienziati delle prossime generazioni possano fungere da ultimo baluardo della Pace e della VITA sulla Terra, quando i potenti del Pianeta, come è capitato e sta capitando, si comportano da ca**oni criminali e per i loro giochi di potere e predominio mettono totalmente a rischio il futuro delle prossime generazioni.
Non serve essere scienziati nucleari per avere un po’ di coscienza, ma per gente come me è un crimine non averla, ecco.
Si possono attivare i sottotitoli, nel video. Trovate il più giovane in famiglia – purché maggiorenne – che l’inglese lo sa meglio, e guardatelo: sono poco più di 40 minuti.
Sono ovviamente a disposizione per domande, mica ho la verità in tasca, ma mi sono già dilungato fin troppo.
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