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06/02/2025

Italia - Lo Stato non sa più fare lo Stato. Speso meno di un terzo dei fondi PNRR

Da questo giornale, e non solo, è stata fatta una larga disamina del PNRR e di come esso esprima, dal punto di vista economico, un’ulteriore trappola dei vincoli comunitari. Mentre dal punto di visto della fase politica che viviamo, rappresenta un esempio della centralizzazione delle decisioni verso il centro imperialistico europeo.

Qui ribadiamo un tema che risalta dai dati appena analizzati da Openpolis riguardo l’effettiva spesa dei fondi destinati all’Italia. E il tema è che decenni di dimagrimento dello Stato (delle sue amministrazioni, dei suoi enti, dei suoi strumenti economici) hanno cancellato la capacità stessa del pubblico di investire, persino quando si tratta di indirizzi strategici.

Ne avevamo già parlato in occasione di alcune note della Corte dei Conti europea, e ora torniamo sull’argomento perché si possono fare altre riflessioni specifiche sul Bel Paese. Che a tre anni e mezzo dall’approvazione del Piano e a due e mezzo dalla scadenza ha speso meno di un terzo delle risorse previste.

Partiamo dal fatto che già ottenere questi dati non è stato facile, alla faccia della trasparenza. Openpolis denuncia infatti che già dai primi mesi del 2022 aveva richiesto informazioni sull’attuazione dei progetti, e risale a quasi un anno fa la prima richiesta di accesso civico sull’avanzamento delle spese.

Richiesta più volte negata dal governo, che intanto spacciava propaganda spicciola su “grandi risultati” ottenuti anche sul PNRR. Una buona occasione per il gioco delle parti con l’opposizione, che non ha ovviamente mai messo in dubbio l’adesione alla massima draghiana di “più Stato per il mercato”.

Ad ogni modo, ora i dati sono disponibili. Dei 194,4 miliardi di euro preventivati, al 13 dicembre 2024 ne sono stati spesi solo 58,6, cioè meno di un terzo del totale (30,14%), a fronte dell’80% di riforme completate e del fatto che, alla fine della scorsa estate, da Palazzo Chigi si vantavano di aver ricevuto già ricevuto il 58% delle erogazioni, ovvero 113,5 miliardi.

A questi vanno aggiunti i soldi della sesta rata del PNRR, arrivata a Roma il 23 dicembre 2024, e dunque aggiornando l’ultimo dato abbiamo 122,2 miliardi di euro ricevuti e meno della metà spesi: dove sono finiti gli oltre 60 miliardi mancanti? La risposta è che sono nei meandri di un’amministrazione pubblica accusata per anni di essere un “carrozzone inutile” da snellire, ma ormai così “snellita” da non avere il personale sufficiente e/o competente per assolvere i propri compiti.

Il quadro peggiora ulteriormente, se si pensa che l’Ufficio Parlamentare di Bilancio (UPB), in un’audizione dello scorso ottobre, ha sottolineato come circa la metà delle spese effettuate riguardano misure già previste prima del PNRR, e poi coperte con i fondi del Piano. Insomma, un ‘gioco delle tre carte‘ che gonfia dei risultati già miseri.

Ripercorrendo la sintesi di Openpolis, è bene evidenziare che i progetti più indietro sono quelli sulla transizione ecologica (8% dei fondi spesi) a fronte dell’85% delle riforme varate; per le voci riguardanti cultura e turismo l’opera di riforma è stata completata, ma è stato speso rispettivamente solo l’11% e il 14% dei fondi destinati.

Un po’ più avanti sono le spese per la digitalizzazione (22%) e quelle in istruzione e ricerca (26%). Le più avanzate sono invece le spese per infrastrutture (46%) e quelle per le imprese (47%). Magra consolazione, tanto più sapendo che di questi soldi non beneficeranno quasi per nulla le fasce popolari del paese.

Ora che la frammentazione del mercato mondiale e la divisione in blocchi palesa l’importanza di avere strutture politiche e istituzionali capaci di agire velocemente e con flessibilità nella tempesta della competizione globale, le classi dirigenti europea scopre che avere uno Stato funzionante è vitale. Potevano pensarci prima...

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