Presentazione


Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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23/11/2019

Il totalitarismo tedesco occidentale... Chi l’ha visto?

“Nella DDR c’erano 71mila cittadini controllati dai servizi segreti della BDR. […] Dal 1956 al 2012 sono stato sottoposto a sorveglianza dai servizi della Repubblica Federale tedesca. Ho intentato una causa contro il governo federale per avere accesso agli atti che mi riguardavano, ma questo accesso mi è stato negato […]. Quelli che ho chiesto sono considerati atti che potrebbero mettere in pericolo la sicurezza dello stato federale, quindi io non ho diritto di sapere cosa abbiano fatto nei miei confronti. Questo, però, sta a testimoniare una cosa importante: che la lotta di classe è tuttora in atto. I servizi segreti di ieri sono gli stessi di oggi, dunque la lotta di classe non è per niente finita“.

Così Hans Modrow, ultimo Premier della Repubblica democratica tedesca (DDR), in una sala stracolma di gente, qualche giorno fa, a Milano.

Ascoltavo la sua versione dei fatti – che difficilmente vi capiterà di sentire – i suoi ricordi di uomo dell’Est e le sue valutazioni sulla Perestroika di Michail Gorbacev (l’ultimo segretario del Partito comunista sovietico. Personalmente lo ricordo immortalato in una pubblicità di Luis Vuitton mentre percorre in auto il muro di Berlino; accanto a lui, sul sedile, l’irrinunciabile borsa del noto marchio. Che razza di fine. D’altronde, aveva già vinto il Nobel per la Pace).

Be’, mentre lo ascoltavo ripensavo a film come “Ninotchka” o “Le vite degli altri” – dai più vecchi ai più recenti – e a tutti i racconti del terrore che dall’asilo alla laurea mi sono stati propinati sulla vita Oltrecortina. Da piccola me l’immaginavo come un mondo dalle tonalità grigio-seppia, con file interminabili anche per bere un caffè al bar, dove praticamente non esisteva l’estate e dove venivi spiato perfino dalle tue mutande. Insomma: un incubo orwelliano infeltrito e monocromatico, che d’altronde Orwell – anticomunista col turbo – aveva creato proprio pensando alla raccapricciante Unione Sovietica.

(È poi un dettaglio che se da un lato ci indottrinavano a odiare la parola “comunismo”, dall’altro venivamo colonizzati dalla fluorescente, morbidissima cultura statunitense: dai telefilm agli hamburger, era tutto uno sprizzare gioia e ottimismo, un’esplosione di bene che vince sul male e di godimento inesauribile e senza controindicazioni. Chi l’avrebbe mai detto, che dopo le abbuffate degli anni '80 sarebbero arrivati i co.co.co, le partite iva a 800 euro al mese e la caparra dell’affitto pagata con la pensione di nonna?)

Be’, insomma: chissà che direbbe oggi, Orwell, del mondo in cui viviamo, del trionfo di libertà e democrazia in cui nuotiamo. Chissà che direbbe, della narrazione dei fatti bidimensionale propagandata nelle scuole, di ogni ordine e grado; della superficialità e ignoranza degli editorialisti, delle immense porzioni di etere concesse a pennivendoli e storici da strapazzo, che sulla Caduta del Muro di Berlino si sono avventati come avvoltoi inferociti. Chissà che direbbe di intere generazioni di giovani sacrificati al dio consumo, che aspirano al massimo a comprare l’ultimo iphone al centro commerciale costruito sotto casa cinque anni fa.

Probabilmente gli piacerebbe il “mondo libero”, che ha vinto sulla rivoluzione socialista. Anche se – ironia del caso – questo “mondo libero” somiglia sempre più al suo 1984.

Io credo che la vera forza di un totalitarismo stia nella sua normalità; nella capacità di plasmare i pensieri, i desideri, i ricordi – perfino i significati delle parole – con un’azione delicata ma costante, quotidiana, incessante. Una pressione leggera, una specie di goccia in testa. Sulla testa di persone che mentre la goccia scava continuano a sentirsi il capo asciutto, intatto.

Chi vive dentro un totalitarismo – insomma – non sa di viverci. Fossimo noi, quegli sventurati?

Fonte

15/07/2016

“1984”, sta accadendo ora

In “1984” Orwell ci raccontava di un mondo in cui la guerra era percepita dalla popolazione attraverso tre modalità:

1) le immagini sugli schermi cinematografici in cui si mostravano i combattimenti su fronti lontani;
2) le colonne di “prigionieri” che giungevano da quei fronti lontani:
3) le “bombe” che periodicamente esplodevano in città, ammazzando civili ignari.

Al posto degli schermi cinematografici, abbiamo i quotidiani TG.
Al posto delle colonne di “prigionieri”, abbiamo i profughi che giungono da quei fronti lontani.
Insieme alle bombe, abbiamo attentati suicidi, che uccidono civili ignari.

La guerra del mondo globalizzato, non passa più solo per le trincee di una volta, ma colpisce dove vuole, come vuole.

A combatterla non sono più solo gli eserciti, ma mercenari, fanatici e ognuno che abbia un po’ di odio e frustrazione da esprimere.

La guerra è un fatto costituente della società globalizzata, dove merci, capitali e esseri umani, si muovono sulla base di interessi, sollecitazioni e condizionamenti, privi di una relazione con un contesto sociale definito, e si scontrano sulla base di interessi apparentemente ignoti, lontani e incomprensibili.

La guerra è sempre, nelle società capitalistiche, la conseguenza di una necessità economica di distruzione di forze e potenzialità produttive.

Nessuna guerra si è mai conclusa grazie agli appelli alla pace.

L’unica volta in cui un popolo abbandonò le trincee e si rifiutò di combattere fu nel 1917 in Russia.

Ma il suo desiderio di pace, espressosi con una rivoluzione, fu fatto pagare con due anni di guerra civile.

La guerra quando inizia, non può che finire quando il processo distruttivo si è realizzato.

Quando si è in una guerra, non ci si può fare da parte... l’unica cosa che si può fare è cercare di cambiarne il corso... decidendo con coscienza, dove operare la necessaria distruzione.

Lo fecero i contadini e gli operai russi nel ’17, lo fecero i partigiani nel ’43.

Abbiamo anche noi qualcosa da distruggere, e non è la vita delle persone...

Fonte

19/03/2014

Orwell nell'informazione economica e i dati sull'Italia

Come sappiamo, 1984 è un prodotto della letteratura politica degli anni '30 e '40 del secolo scorso. Attento all'epoca dei regimi, della capacità della propaganda di impadronirsi delle masse e di organizzare, autoritariamente e nel dettaglio, la loro vita quotidiana. La distorsione del tempo, dello spazio, della storia, del presente, della percezione della società e del sé è tutta giocata nel linguaggio della guerra e della politica. Curiosamente, ma non troppo visto che l'economia cerca sempre di darsi uno statuto di scienza che vive al di sopra dei conflitti, non si è mai lavorato, a parte interessanti eccezioni o ambiti fortemente specialistici, a come l'uso orwelliano delle tattiche di informazione sia ben radicato nelle news economiche.  Eppure "i tagli per la crescita" e altre miriadi di ossimori simili rimandano proprio alle espressioni orwelliane che troviamo nel mondo della politica.

"Austerità è ricchezza", "smantellamento è crescita", "tagliare è gioire" potremmo dire. Ora al netto di questo lessico orwelliano dell'economia (quello italiano è l'adattamento di schemi retorici importati dal mondo angloamericano) si tratta di andare a qualche dato che rivela piuttosto lo stato da economia di guerra in cui versa l'economia italiana. Usare l'espressione economia di guerra è un'iperbole? Per niente. Lo choc dell'economia italiana del 2009 è stato superiore persino a quello del 1914. Quando, a causa della crisi europea e della guerra mondiale, l'economia italiana andò in recessione per due anni consecutivi: 1914 e 1915. Per trovare altri due anni consecutivi di recessione dobbiamo andare agli anni '30, effetto della depressione dopo la crisi del '29, e proprio ai nostri anni. Quando ci sono ben due serie recessive 2008-2009 e 2012-2013 di cui la seconda effetto chiaro delle politiche di "austerità e rigore" di cui Renzi vuol essere un fattore di accelerazione.

Siccome stanno partendo le nuove retoriche sui "tagli per il rilancio", "il rigore per la crescita" ecc, pubblichiamo i dati sullo stato reale dell'economia italiana. Uno stato di guerra, come si può notare anche ad una lettura sommaria. Con molti record storici. Record che non verranno, purtroppo, cancellati dalla propaganda della "sfida" e del "coraggio" del nuovo governo. Il coraggio e la sfida staranno tutti nell'incidere in questo quadro per peggiorarlo. Basti ricordare che l'elevato tasso dell'euro, una barriera in qualsiasi prospettiva di "ripresa" del capitale, non dipende da alcun tavolo europeo ma dalla governance bancaria continentale. La quale condiziona Draghi, figuriamoci quanto è intimorita dalle sfide di Renzi (che, oltretutto, è fenomeno intrecciato a riposizionamento del mondo bancario nazionale). I dati che pubblichiamo comprendono anche le classifiche (come quelle sulla competitività), che esistono di fatto solo per aggravare questo quadro. La lettura si commenta da sola.  

Redazione - 19 marzo 2014 

***** 

Di seguito il quadro esatto di come sta il paese. Una "pagina della memoria economica", che fa da contraltare alla propaganda dei "poteri forti" tratta da wallstreetitalia.com

 
- Ammortizzatori: 80 miliardi erogati dall’Inps dall’inizio della crisi tra cassa integrazione e indennità di disoccupazione; a giugno, richiesta Cig in aumento + 1,7% rispetto a maggio e in calo -4,9% su giugno 2012 (fonte: Inps);

- Benzina: da gennaio a luglio 2013 i consumi di benzina sono calati -6,3%, per cui il gettito fiscale (accise e imposte) e' sceso -2,9%. Considerando i primi sette mesi del 2013, i consumi petroliferi sono complessivamente scesi del 7,3% rispetto allo stesso periodo del 2012 (fonte: Unione Petrolifera);

- Cassa integrazione: nel complesso sono state autorizzate 704 milioni di ore nel periodo gennaio-agosto 2013 (fonte Inps); ad agosto Cig +12,4%. Salgono straordinaria e in deroga;

- Chiusura aziende: per la crisi, tra il 2008 e il 2012 hanno chiuso circa 9mila imprese storiche, con più di 50 anni di attività. Si tratta di 1 impresa storica su 4 (fonte: Ufficio Studi della Camera di commercio di Monza e Brianza);

- Competitività: Italia al 49° posto nel mondo, battuta anche da Lituania e Barbados (fonte: World Economic Forum);

- Consumi: nel periodo 2012-13 contrazione record dei consumi di -7,8% (fonte: Federconsumatori). Cio' equivale ad una caduta complessiva della spesa delle famiglie (vedi sotto "Spesa famiglie") di circa 56 miliardi di euro; il biennio 2012-2013 e' stato per i consumi "senza dubbio il peggiore, sono tornati indietro ai livelli del dopoguerra" (fonte: Codacons); crolla spesa per consumi: -7% dal 2008. Cali maggiori per abiti, mobili e alimentari;

- Credito alle imprese: secondo la Bce nel luglio 2013 contrazione di -3,7%, superiore a quella registrata a giugno (-3,2%) e maggio (-3,1%). Prestiti bancari fino a 12 mesi, quelli piu' adatti a finanziare il capitale circolante delle imprese: -4,0%. In fumo 60 miliardi di prestiti solo nel 2012;- Debito aggregato di Stato, famiglie, imprese e banche: 400% del Pil, circa 6.000 miliardi;

- Debito pubblico: nuovo record a gennaio 2014, a quota 2.089,5 miliardi, interessi ai massimi di 10 anni. Lo rende noto la Banca d'Italia nel supplemento al bollettino statistico di finanza pubblica. A settembre il debito delle pubbliche amministrazioni era stato pari a 2.068 miliardi. Gli interessi pagati dal Tesoro sono stati 86,7 miliardi nel 2012. Secondo le previsioni il debito pubblico salirà al 130,8% del Pil nel primo trimestre 2014, rispetto al 123,8% del primo trimestre 2012;

- Deficit/Pil: 2,9% nel 2013. Peggioramento ciclo economico Imu, Iva, Tares, Cassa integrazione in deroga lo portano ben oltre la soglia del 3%. Per la Bce ci sono rischi crescenti su obiettivi deficit 2013, peggiora disavanzo, con sostegni a banche e rimborso debiti PA;

- Depositi: nelle banche italiane in totale sono scesi nel luglio 2013 a 1.110 miliardi di euro contro i 1.116 miliardi di giugno. I depositi delle famiglie sono stabili a 918,5 miliardi, quelli delle società sono scesi da 198,4 a 191,6 miliardi (fonte: Bce);

- Disoccupazione: Il tasso di disoccupazione a gennaio 2014 è balzato al 12,9%. I disoccupati sfiorano i 3,3 milioni (fonte: Istat). E' il tasso più alto sia dall'inizio delle serie mensili, gennaio 2004. Disoccupazione giovanile: e' record anche il tasso di disoccupazione dei 15-24enni: a gennaio 2014 è pari al 42,4%. Nell'Eurozona per il 2013 le stime confermano una disoccupazione al 12,3%, e per il 2014 al 12,4% (fonte Bce);

- Entrate tributarie: nei primi 10 mesi dell'anno si sono attestate a 307,859 miliardi di euro, in calo di circa 1,4 miliardi rispetto ai 309,301 miliardi di euro dello stesso periodo del 2012. A ottobre sono state pari a 29,266 miliardi di euro, in lieve ribasso rispetto ai 29,601 miliardi dello stesso mese del 2012.

- Evasione: Nel 2013 5mila evasori totali e 17,5 miliardi nascosti. Secondo le stime elaborate dall'Istat l'imponibile sottratto al fisco si aggira ogni anno attorno ai 275 miliardi di euro;

- Export: a ottobre 2013 si registra una diminuzione sia dell'export (-0,5%) sia, in misura più rilevante, dell'import (-2,6%). (fonte: Istat); a ottobre 2013, il saldo commerciale è pari a +4,1 miliardi, superiore a quello registrato a ottobre 2012 (+2,3 miliardi). Al netto dell'energia, l'attivo è di 8,9 miliardi. Nei primi dieci mesi dell'anno, l'avanzo commerciale raggiunge i 23,7 miliardi e, al netto dei prodotti energetici, è pari a quasi 70 miliardi.

- Fabbisogno dello stato: sulla base dei dati preliminari del mese di dicembre, il fabbisogno annuo del settore statale del 2013 si attesta a 79,7 miliardi, rispetto ai 49,5 del 2012.

- Fallimenti: nel primo semestre 2013 si sono registrate 6.500 nuove procedure fallimentari, in aumento +5,9% rispetto allo scorso anno;

- Felicità: Italia depressa, il 'fu-Belpaese' è 45° nella classifica mondiale, stando al secondo Rapporto sulla Felicità dell'Onu;

- Fiducia aziende: l'indice composito sale da 79,8 di luglio a 82,2 di agosto.- Fiducia consumatori: torna ai livelli massimi da due anni. Il clima di fiducia dei consumatori aumenta, ad agosto, a 98,3 da 97,4 del mese di luglio.

- Gettito Iva: nel periodo gennaio/aprile 2013 tra le imposte indirette prosegue l'andamento negativo dell'IVA (-7,8%) per effetto della flessione registrata dalla componente relativa agli scambi interni (-4,7%) e di quella relativa alle importazioni da Paesi extra UE (-21,4%) che risentono fortemente del deterioramento del ciclo economico;

- Immobiliare: nel primo trimestre 2013 l'indice dei prezzi delle abitazioni ha registrato una diminuzione dell'1,2% rispetto al trimestre precedente e del 5,7% nei confronti dello stesso periodo del 2012 (fonte: Istat);- Imprese: in 6 anni sparite in Italia 134 mila imprese (Cgia);

- Inflazione. Nel 2013 in Italia il tasso d'inflazione medio annuo è stato pari all'1,2%, in decisa diminuzione rispetto al 3% del 2012. Si tratta del dato più basso dal 2009.

- Insolvenze bancarie: quelle in capo alle imprese italiane hanno sfiorato a maggio 2012 gli 84 miliardi di euro (precisamente 83,691 miliardi);

- Lavoro: da 2005 Italia fanalino di coda classifica occupazione Ue15 (fonte Istat); Lavoro, 6 milioni in cerca e 7 su 10 temono di perderlo (fonti: Istat e Coldiretti);

- Manifattura: l'indice Pmi è salito a 51,3 punti ad agosto, dai 50,4 del mese precedente, segnando il livello massimo da 27 mesi a questa parte. Secondo Markit alla base dell'espansione della produzione c'è stato un incremento dei nuovi ordini, il più marcato in oltre due anni, in particolare dall'estero.

- Neet: 2,2 milioni nella fascia fino agli under 30, ragazzi che non studiano, non lavorano, non imparano un mestiere, i totalmente inattivi sono il 36%;

- partite Iva: crollate -400.000 (-6,7%) dal 2008 (fonte Cgia Mestre);- poveri: per la crisi sono raddoppiati dal 2007 al 2012 a quasi 5 milioni (fonte Istat);

- Prezzi produzione: l'indice dei prezzi alla produzione dei prodotti industriali è aumentato a luglio dello 0,1% rispetto al mese precedente e diminuito dello 0,9% nei confronti di luglio 2012. Lo ha comunicato l'Istat.

- Pil: il Prodotto interno lordo dell'Italia, ovvero la ricchezza complessiva del paese, alla fine del 2012 era di 2.013,263 miliardi di dollari (dati Ocse) o 1.565,916 miliardi di euro (fonte: relazione del governo al Parlamento - 31 marzo 2013). Nel secondo trimestre il Pil Italia è stato confermato in contrazione -0,2% dopo il -0,6% nei primi tre mesi dell'anno. Comparando il secondo trimestre del 2013 con gli stessi mesi dell'anno precedente il calo è -2,0% (fonte: Eurostat). S&P ha abbassato la sua previsione di crescita 2013 per l'Italia, a -1,9% rispetto al -1,4% previsto a marzo 2013 e al +0,5% stimato a dicembre 2011. L'ultima previsione dell'Istat per il 2013 e' -2,1%. Il Fmi ha tagliato le stime del pil Italia 2013 a -1,8%. Anche l'Ocse prevede una contrazione di -1,8%, unico paese in recessione del G7. Nel 2012 il Pil ha subito una contrazione di -2,4%. E un crollo senza precedenti di -8,8% dall'inizio della crisi nel secondo trimestre del 2007 (fonte Eurostat);

- Potere d'acquisto delle famiglie: -2,4% su base annua, -94 miliardi dall’inizio della crisi, circa 4mila euro in meno per nucleo;

- Povertà: nel 2012 ha colpito il 6,8% delle famiglie e l'8% degli individui. I poveri in senso assoluto sono raddoppiati dal 2005 e triplicati nelle regioni del Nord (dal 2,5% al 6,4%). E' quanto emerge dal quarto Rapporto sulla Coesione sociale presentato da Inps, Istat e ministero del Lavoro.- Precariato: contratti atipici per il 53% dei giovani (dato Ocse);

- Produzione industriale: crollata -17,8% negli ultimi dieci anni. La produzione industriale e' calata del 1,1% a luglio 2013 e -4,3% rispetto a luglio 2012 (fonte Istat);

- Reddito famiglie: nel 2013 e' tornato ai livelli di 25 anni fa, oggi 1.032 miliardi di euro, rispetto ai 1.033 del 1988 (fonte: Confcommercio); il reddito annuale della famiglia media italiana è calato di 2.400 euro tra il 2007 e il 2012, quasi il doppio della media della zona euro (fonte: Ocse);

- Ricchezza: dall'inizio della crisi nel secondo trimestre del 2007 il pil e' crollato -8,8% (fonte: Eurostat), pari a una perdita di oltre 150 miliardi di euro. L'Italia comunque e' il paese piu' ricco in Europa per via del patrimonio immobiliare dei cittadini ma tra quelli a minor reddito e con il piu' alto tasso di poverta': la ricchezza netta pro-capite, pari a 108.700 euro, supera di poco quella dei francesi (104.100 euro) e dei tedeschi (95.500 euro) (Fonte Bce-Bankitalia);

- Servizi: il fatturato delle aziende che operano nel settore servizi (80% del Pil Italia) nel secondo trimestre 2013 risulta in calo -2,5% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente; l'indice Pmi relativo alle imprese dei servizi in Italia resta sotto i 50 punti (che indica contrazione): 48,8 ad agosto (fonte: Markit);

- Sofferenze bancarie: a dicembre 2013 ammontavano a 155,8 miliardi, nuovo record, e ben 30,9 in più rispetto ai 124,9 miliardi di fine 2012 (fonte: Bankitalia).

- Spesa famiglie:: prosegue il calo della spesa delle famiglie italiane, nel secondo trimestre del 2013 si contrae -3,2%, e per i beni durevoli -7,1% (fonte: Istat);

- Tasse: 262 scadenze per i cittadini italiani dall'Irpef, all'Iva, all'Irap, etc. Il livello eccessivo di tassazione provoca un effetto negativo, noto come curva Laffer e non è compatibile con la crescita;

- Spesa pubblica: in 15 anni e' salita +69% a 727 miliardi. Rispetto a una ricchezza di 1.565 miliardi di euro, lo stato spende il 48% del pil. E con gli interessi sul debito pubblico supera il 52%;

- Vendite al dettaglio: in calo a giugno 2013 -3% su base annua, -0,2%. Nel trimestre aprile-giugno 2013 l'indice è calato -0,3%.