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Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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22/08/2020

Aeroporto di Orio al Serio: vergogna sulla giunta lombarda

Finalmente, con colpevole e grave ritardo, partono anche i tamponi di controllo all’Aeroporto di Orio al Serio (BG) per i viaggiatori in rientro da Spagna, Grecia, Malta e Croazia. Tuttavia, anche in questa occasione, la giunta regionale lombarda conferma con singolare arroganza la sua scelta fallimentare di privilegiare la sanità privata su quella pubblica.

Infatti, i tamponi all’aeroporto bergamasco saranno effettuati dal Gruppo San Donato, la grande azienda della sanità privata che gestisce il San Raffaele di Milano e altre 43 strutture in Italia, sul sito della quale si dovranno effettuare le prenotazioni.

La Lombardia è così l’unica regione che affida questa operazione di screening a un gruppo privato, che sarà ovviamente ben remunerato.

Una Regione, la Lombardia, che da trent’anni ha sempre privilegiato la sanità privata su quella pubblica, con leggi e disposizioni che hanno portato alle conseguenze ben note: 17.000 morti nella regione, più un numero non valutabile, ma altissimo, di invalidi a causa del Covid.

A capo di tale giunta c’è il leghista Attilio Fontana, già inquisito per lo scandalo della fornitura alla Regione di camici da parte della ditta di proprietà di suo cognato e di sua moglie, e per l’eredità di oltre cinque milioni di euro stranamente depositata su conti svizzeri. Fatto che di per sé avrebbe dovuto indurlo alle dimissioni, a cui nemmeno pensa.

Sono ormai centinaia le denunce e gli esposti presentati alla Magistratura dai parenti delle vittime, che addossano alla Regione e specificamente al presidente Fontana e all’assessore al welfare, Gallera, la responsabilità della strage avvenuta in Lombardia e in particolare nelle provincie di Bergamo e Brescia.

Ma i due, incollati alla poltrona, si ostinano a dire che in Lombardia tutto è andato al meglio possibile, offendendo così soprattutto le vittime della pandemia causate dalle loro scelte scellerate, ma anche chiunque osservi obiettivamente i fatti.

Il gruppo San Donato, tra l’altro, è stato coinvolto in passato in diversi scandali riguardanti i rimborsi pubblici, in cui è stato coinvolto anche il suo noto primario anestesista Zangrillo, capofila dei “riduzionisti”, secondo il quale già da maggio il rischio Covid sarebbe quasi sparito. Ma si sa, più della correttezza dei bilanci, contano i contatti politici.

Il gruppo San Donato è presieduto dall’ex ministro Angiolino Alfano e, nel mese di giugno, sono stati cooptati nel consiglio d’amministrazione l’ex presidente della Regione, Roberto Maroni e l’ex assessore alla sanità della stessa Angelo Capelli, premiati evidentemente per la riforma sanitaria che tanto denaro ha fatto scorrere nelle casse delle strutture sanitarie private.

Insomma, al gruppo San Donato non mancano gli agganci politici nel centro destra e nella destra al governo in Lombardia.

Tutto ciò mentre la regione Lombardia si appresta a finanziare con denaro pubblico il rinnovo del contratto della sanità privata, scaduto da tredici anni, garantendo ulteriori profitti a gruppi che ne realizzano già di altissimi.

Negli ultimi mesi si sono susseguite tantissime manifestazioni, petizioni, denunce e proteste contro il comportamento disgustoso, incompetente e clientelare della giunta lombarda, ma costoro non solo non se ne vogliono andare, ma insistono caparbiamente nella loro linea che, ormai è chiaro, mette a repentaglio la salute dei cittadini lombardi.

È quindi necessario riprendere con forza la parola d’ordine del commissariamento di tale giunta, come premessa alla revoca della legge 23/2015, che regge oggi la sanità lombarda e al rilancio dell’assistenza pubblica, territoriale, gratuita e preventiva.

Fonte

21/08/2020

Il caos tamponi negli aeroporti lombardi

Finalmente, con colpevole ritardo, nella mattinata del 20 agosto l’ATS Insubria ha attivato, all’aeroporto di Malpensa, una zona dedicata ai tamponi nasali per chi arriva da Spagna, Grecia, Croazia e Malta, come richiesto dalle disposizioni ministeriali del 12 ultimo scorso.

Per l’aeroporto di Linate, si prevede un’attivazione nei prossimi due giorni, mentre nulla si sa per l’aeroporto di Orio al Serio, che, non va dimenticato, è il terzo scalo nazionale per numero di passeggeri (oltre che l’accesso alla martoriata zona bergamasca).

Nonostante l’attivazione, comunque tardiva, del servizio per i tamponi a Malpensa, il caos regna come sempre sovrano sulla Sanità Lombarda. Per ottenere il tampone all’arrivo a Malpensa, infatti, occorre prenotarsi via internet due giorni prima e molti cittadini denunciano comunque di non avere ricevuto alcuna conferma dall’ATS. Di contatti telefonici, nemmeno parlarne perché la linea istituita dalla Regione è esclusivamente un numero verde, quindi non raggiungibile dall’estero.

Chi non riesce a registrarsi, non viene accolto all’area tamponi di Malpensa (attiva comunque solo sino alle 17:30, anche se molti voli atterrano più tardi) ma deve contattare in seguito la propria ATS per ottenere un tampone nelle successive 48 ore.

Inoltre, il tampone può essere effettuato allo sbarco solo ai cittadini lombardi e agli stranieri che soggiorneranno in Italia più di 96 ore. Immaginiamo un viaggiatore che sbarchi a Malpensa ma che, dato che tale aeroporto serve gran parte dell’alta Italia, sia residente a Torino o a Genova. Costui prenderà un autobus per la stazione di Milano Centrale, poi un treno per la sua città, dove, in seguito, salirà su un mezzo pubblico per arrivare a casa.

Nel corso di questo viaggio, probabilmente, avrà necessità di sostare in un bar o in un ristorante. Tutto ciò con la possibilità di essere infettivo e avendo una quantità di contatti significativa e impossibile da tracciare in caso di test positivo.

Non meno grave la situazione per quanto riguarda gli stranieri. Oggi, esistono molte persone che, per ragioni di lavoro, si spostano anche per pochi giorni. Novantasei ore, cioè quattro giorni, sono tante e consentono al virus una comoda passeggiata tra aziende, partner commerciali, ristoranti e alberghi che in questi casi si frequenta.

Anche per quanto riguarda i lombardi, esiste comunque una situazione di grave disagio, poiché la Regione, in deroga a quanto previsto dalla Circolare ministeriale del 12 agosto, ha previsto che l’isolamento fiduciario domiciliare non sia necessario.

Questo grazie alle autonomie decisionali regionali che la Lega (ma anche il PD) vorrebbero persino allargare sino all’autonomia “differenziata”. In pratica, un cittadino lombardo può richiedere il tampone, ma nell’attesa che esso sia effettuato (ci risulta in molto di più che 48 ore), può circolare liberamente, soprattutto andare al lavoro, se con la mascherina. Ma la mascherina non è affatto sicura.

Attilio Fontana ha spiegato questa bizzarra deroga dicendo che la sua giunta non considera i lombardi come “sudditi” e che confida nel senso di responsabilità dei cittadini. Una dichiarazione ipocrita e falsa, che nasconde il fatto che oggi, in Lombardia, è impossibile ottenere un tampone gratuito in 48 ore e che molte aziende, sfruttando la deroga della Regione alle disposizioni governative, vogliono i dipendenti al lavoro non appena rientrati dalle ferie.

Un capitolo a parte dell’insipienza della giunta lombarda riguarda l’aeroporto di Orio al Serio. In assenza di qualunque attività diagnostica nello scalo, l’assessore Gallera ha dichiarato che i viaggiatori in arrivo potevano rivolgersi per il tampone, anche senza prenotazione, al vicino ospedale di Seriate.

Purtroppo tale ospedale, piuttosto piccolo, non solo non sarebbe mai stato in grado di reggere un tale compito (migliaia di tamponi al giorno) ma nemmeno era stato informato di doverlo adempiere, con il risultato che migliaia di turisti rientranti hanno invaso tale ospedale ma sono stati reindirizzati alle loro ATS di provenienza.

In pratica, Gallera si era inventato una bugia di facciata, dalle gambe corte come sempre, per nascondere le incapacità della sanità lombarda da lui diretta.

In questa situazione di assoluto caos, speriamo che sia accolta almeno la richiesta della CUB trasporti di effettuare il tampone anche ai dipendenti degli aeroporti, che in questi mesi sono stati sottoposti a molti rischi e che giustamente temono per la loro salute, dato anche che, in particolare a Linate, a causa di lavori di ristrutturazione in corso, è stato difficile per mesi rispettare le norme sul distanziamento fisico.

Fonte

29/03/2017

Grecia. La Ue “aiuta” gli aeroporti, perché ora sono privati

Un esempio concreto di come funziona l'espropriazione del patrimonio pubblico da parte dell'Unione Europea. Quello che prima era vietatissimo – un aiuto pubblico per ammodernare il patrimonio infrastrutturale pubblico – ora è "normale" perché quel patrimonio è diventato privato (e, casualmente, tedesco). Gli aiuti sono sempre pubblici (li mette la Ue, attingendo dai fond versati dai tutti gli stati; quindi anche dalla Grecia!), però vanno a foraggiare imprese dedicate al profitto.

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280 milioni dal Piano Juncker per gli aeroporti che Atene è stata costretta a privatizzare

La Commissione europea ha destinato 280 milioni a 14 aeroporti greci, gli stessi che Atene era stata costretta a privatizzare nell’estate del 2015 in seguito al Terzo Memorandum stipulato con i creditori. La Commissione europea ha spiegato che il Piano Juncker, il programma di investimenti europei che porta il nome dell’attuale presidente della Commissione, supporterà un prestito da parte della Banca europea per gli investimenti (Bei) per finanziare la modernizzazione degli aeroporti regionali in questione.

La Grecia potrà beneficiare di un investimento di quasi 300 milioni di euro per mettere a nuovo i suoi principali aeroporti. Peccato che tali impianti non siano più suoi da diverso tempo. Nell’agosto del 2015 il governo guidato da Alexis Tsipras privatizzò i 14 aeroporti regionali che ora beneficeranno dell’aiuto del Piano Juncker, dandoli in concessione per 40 anni ad una joint venture formata da una compagnia tedesca la Fraport e dai greci del gruppo Copelouzos. La nuova società, denominata Fraport Greece aveva acquistato gli aeroporti versando ad Atene la somma di 1,23 miliardi di euro, la più grande concessione mai registrata nella storia del Paese ellenico.

“Le infrastrutture moderne giocheranno un ruolo cruciale nel supportare il recupero economico della Grecia. Questo richiede che l’investimento sostenuto realizzi il suo pieno potenziale nel creare impieghi e crescita”, ha commentato Pierre Moscovici, commissario europei per gli affari economici. La Commissione però è accorsa in sostegno degli aeroporti greci soltanto dopo che questi erano stati privatizzati – peraltro a beneficio di una compagnia di un altro Stato Ue come la Germania. Il portavoce della Commissione Margaritis Schinas ha confermato che gli investimenti riguarderanno i famosi 14 aeroporti ceduti alla Fraport, aggiungendo che “si tratta di un atto particolarmente importante per la Grecia, un Paese che ospita più di un milione di turisti ogni anno”.

Il prestito della Bei verrà usato per finanziare gli immediati lavori di sviluppo dei 14 aeroporti, tra cui la ristrutturazione e l’ammodernamento dei terminal, il miglioramento della sicurezza e delle piste di atterraggio. Gli aeroporti in questione sono localizzati ad Aktion, Creta, Kavala, Kefalonia, Corfù, Kos, Mitilini, Mykonos, Rodi, Samos, Santorini, Skiathos, Thessaloniki e Zacinto. In totale queste strutture hanno servito circa 25,2 milioni di passeggeri nel 2016.

Fonte

02/09/2015

Sondaggi e referendum sulla svendita degli aeroporti, nuove grane per Tsipras

La campagna elettorale che si chiuderà con le elezioni anticipate del 20 settembre potrebbe essere per Syriza assai più complicata di quanto previsto dal suo stato maggiore al momento delle dimissioni del governo.

Uno scoglio è sicuramente rappresentato dalla decisione, da parte del Consiglio della Regione delle Isole Ioniche, di sottoporre a referendum la misura approvata dall’esecutivo di Atene sotto dettatura di Berlino e Bruxelles che impone la privatizzazione degli aeroporti del paese. Ben quattro degli scali sono situati nelle Isole i cui rappresentanti hanno deciso di chiamare la popolazione a esprimersi sulla svendita su proposta del presidente della Regione, Theo Galiatsatou.

"La decisione affrettata del Consiglio di politica economica del 13 agosto per l'assegnazione di 14 aeroporti greci al consorzio tedesco Fraport per la loro gestione è uno sviluppo molto negativo per le isole Ionie. Come sappiamo quattro degli aeroporti in vendita, quelli di Corfù, Aktion, Cefalonia e Zante sono cruciali per le comunicazioni nella regione e per l'economia del turismo locale. L'impatto sull'economia sarà estremamente negativo. Vogliamo riaffermare la nostra opposizione, visto che è una decisione contraria agli interessi locali e nazionali" ha detto Galiatsou. L’unica consolazione per Tsipras e la Troika è che il referendum dovrebbe essere tenuto dopo le elezioni legislative del 20 settembre, ma certo il fatto stesso che sia stato convocato rappresenta una grana non secondaria per chi vorrebbe che le decisioni degli eurocrati rimanessero blindate nei propri uffici.

Intanto gli ultimi sondaggi danno un testa a testa tra Syriza e Nea Dimokratia, accreditati rispettivamente al 26 e al 25%, con una quota di indecisi pari a circa il 10%. Almeno così dice la rilevazione effettuata dalla società Pulse per Action 24 Tv.

Difficilmente Tsipras potrà stravincere come era avvenuto lo scorso 25 gennaio, e anche se Syriza si piazzasse in testa arriverebbe assai lontana dalla maggioranza assoluta e dovrebbe quindi allearsi con altre forze politiche per poter governare. Tenendo conto che i suoi ex alleati di Anel – destra nazionalista – sono addirittura dati sotto al 3% e quindi fuori dal parlamento, Tsipras dovrebbe chiedere il sostegno dei cosiddetti ‘partiti dell’establishment’, con i quali però l’ex primo ministro ha affermato di non voler assolutamente governare.

Posizione smentita ieri da alcuni suoi stretti collaboratori che invece hanno fatto capire di non disdegnare una possibile collaborazione con i centristi di To Potami o con i socialisti del Pasok alleati con ciò che rimane di Sinistra Democratica (Dimar). Secondo alcuni leader di Syriza, tra i quali Nikos Voutsis e Olga Gerovasili, la decisione di chiudere a possibili coalizioni di governo potrebbe ritorcersi contro il partito e fargli perdere voti. Allarme raccolto dall'ex sottosegretario alla Presidenza Nikos Pappas che ha fatto sapere che se dalle elezioni non uscirà un verdetto univoco “tutte le possibilità restano aperte”.

Fonte

10/08/2015

Grecia - La Germania vuole gli aeroporti, a titolo quasi gratuito

Che fine ha fatto il “nuovo accordo” per concedere ad Atene altri miliardi di “aiuti” in cambio di “riforme strutturali”? I media di regime sono diventati improvvisamente avari di notizie sul tema. Solo qualche flash per tranquillizzare i mercati, ora che la testa di Tsipras è stata messa sul piatto e la sinistra interna di Sytiza è stata messa fuori dal governo.

Ma le riunioni continuano, con l'Eurogruppo (i ministri delle finanze e/o dell'economia dei paesi dell'eurozona) impegnato a stilare la lista delle “riforme” che immancabilmente Atene dovrà realizzare per avere accesso a quei fondi. Si tratta di 86 miliardi teorici, destinati per quasi un terzo al salvataggio delle banche elleniche, anche se già circola voce che quei 25 miliardi fin qui calcolati non saranno probabilmente sufficienti, vista la situazione spaventosa creata dalla Troika negli ultimi sei mesi, fino alla chiusura degli istituti di credito imposta dopo la vittoria del “no” al referendum.

I tempi sono come sempre assai stringenti, perché il 20 agosto Atene dovrebbe restituire 3,4 miliardi alla Bce, altrimenti – ma sempre in teoria – Francoforte potrebbe aprire quella procedura che porta al default che neanche il Fmi ha voluto far partire dopo il doppio mancato rientro di due rate in luglio.

In cambio Tsipras avrebbe assicurato di poter far votare un certo numero di “riforme” già questa settimana. Passaggio indispensabile, dicono i creditori, perché la credibilità del governo greco è ridotta a zero. Quindi prima di far viaggiare teoricamente altri soldi verso la voragine ellenica vogliono “vedere cammello”. Poi tutti sanno che in realtà quasi nulla arriverà ad Atene, così come avvenuto per i due precedenti memorandum firmati dai governi di Papandreou e Samaras. Si tratterà ancora una volta di una partita di giro che farà aumentare il debito pubblico di Atene senza beneficiare in nulla né l'economia reale né le condizioni di vita della popolazione. Le quali, anzi, dovranno essere peggiorate drasticamente – più di quanto non sia fin qui avvenuto – eliminando buona parte dei residui di welfare state, licenziando dipendenti pubblici, tagliando pensioni, ecc. In più, nelle ultime versioni del “documento” preparato dai creditori, ci sono i tagli alle spese per la difesa (che mette in difficoltà il piccolo partito nazionalista Anel, alleato di governo) e la riduzione delle agevolazioni fiscali ai contadini.

Ma da più parti si indica la necessità di elargire intanto un “prestito ponte” – necessario per ripagare la Bce – e allungare i tempi del negoziato, perché che il governo Tsipras possa fare in pochi giorni quel che non ha voluto fare in sei mesi appare decisamente poco realistico. È la posizione tedesca, naturalmente, elaborata da quel ministro delle finanze – Wolfgang Schaeuble – che non sembra aver abbandonato davvero l'ipotesi di buttar fuori la Grecia dall'eurozona.

La soluzione è comunque complicata dal fatto che in questo caso dovrebbe intervenire il fondo Efsf, finanziato da tutti i paesi dell'Unione Europea (con prevedibile opposizione inglese, soprattutto). In linea teorica (quanta presunta “teoria” viene smentita da fatti volgari, quando la Ue deve agire...), sarebbe stato più logico far intervenire il fondo Esm, più ricco e finanziato dagli stati che adottano l'euro. Ma questo fondo di fatto è impossibilitato a intervenire dai vincoli più stringenti imposti proprio da Schaeuble e Merkel, per timore che diventasse una cassaforte a disposizione dei Piigs (Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia e Spagna).

E non è l'unica complicazione sulla strada della firma di un nuovo “accordo”. Dopo anni di luoghi comuni razzisti fomentati dal governo tedesco nei confronti dei “mediterranei” scansafatiche, c'è infatti il fondato rischio che il piano di “aiuti” possa essere bocciato dal Bundestag, anziché dal disastrato parlamento ateniese.

Sarebbe un evento paradossale, e anche alquanto contrario agli interessi del capitale multinazionale con “base” tedesca. Tra le misure chieste-imposte alla Grecia, infatti, ci sono diverse privatizzazioni molto affascinanti per le imprese teutoniche. Per esempio, è noto che la Fraport – società che gestisce per esempio l'aeroporto di Francoforte – aveva già ottenuto a novembre dello scorso anno (prima dunque delle elezioni vinte da Syriza) lo status di “investitore privilegiato” per concessioni di 40 anni su 14 scali greci.

Un po' come avveniva per la antiche “concessioni” imperialiste (Hong Kong è stata inglese per 99 anni, notoriamente), le principali infrastrutture elleniche diventerebbero proprietà privata tedesca per un periodo un po' più breve (40 anni), ma comunque sufficiente a fare della Grecia una colonia dipendente. Si tratta in effetti degli aeroporti più redditizi: Creta, Corfu, Kos, Rodi, Santorini, Skiatos e Zacinto, oltre a Salonicco.

I dati relativi al 2013 indicano che in questi scali sono transitate più di 19 milioni di persone, mentre il prezzo offerto da Fraport per ottenere 40 anni di potere assoluto sarebbe appena di 1,234 miliardi di euro. Una rapina, più che un affare vantaggioso, che la dice lunga sui motivi per cui il governo tedesco si mostra sempre il più intransigente nell'esigere questo tipo di “riforme”.

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