Fortunatamente, però, ci sono eventi come quello di ieri, serata di recupero per il 103esimo Derby della Lanterna (per chi non lo sapesse rinviato, poco prima di Natale, causa inagibilità del campo dovuta alla copiosa nevicata abbattutasi su Genova) che risvegliano in me emozioni che sembravano sepolte. L'atmosfera che si respira non è delle migliori: le due compagini, infatti, non stanno certo attraversando un periodo memorabile, essendo annoverate tra le due più grandi delusioni dell'anno calcistico 2010-2011: una, partita indubbiamente come regina del mercato estivo, l'altra addirittura (e con una bella dose di culo, aggiungerei) qualificata per i preliminari di Champions League. Fatto sta che, per una serie di errori societari (vedi la svendita stile 3x2 del presidente Riccardo Garrone, ndr) ora entrambe le squadre si trovano quasi a lottare per non retrocedere nella serie cadetta. Se in più aggiungiamo la serata metereologicamente avversa, che rende il prato del Luigi Ferraris una poltiglia (un sincero ringraziamento all'amministrazione comunale per aver distrutto, ai tempi del mondiale di Italia '90, uno dei migliori terreni di gioco italiani) e i rumors locali che annunciano, sposando la tesi del "meglio due feriti che un morto" la più classica delle "torte", ribattezzando la stracittadina con un tristissimo "Il derby dei mìsci" (poveri in dialetto, ndr) si può capire come l'entusiasmo tenda a scemare. L'ilarità però non mi abbandona, soprattutto quando, appena accesa la televisione, la coppia di telecronisti targata Mediaset Premium si lancia in un paio di dichiarazioni a dir poco buffe, sostenendo che sia la sampdoria a fare gli onori di casa. Qui si sfiora il grottesco, in quanto:
- Lo stadio comunale di Genova è stato chiaramente intitolato alla memoria di un ex calciatore rossoblù .
- La sopracitata squadretta, cha indossa una divisa che ricorda più una società di ciclismo piuttosto che di calcio, non rappresenta minimamente il capoluogo ligure. Prima di questa, infatti, ne verrebbero altre (Sestrese, Molassana, Pontedecimo) sia in ordine cronologico che di importanza: fu infatti fondata nel 1946 dalla fusione di due società sull'orlo del fallimento, supportata prevalentemente da gabibbi o cacirri (meridionali in dialetto, ndr) emigrati, appunto, in una delle tante delegazioni genovesi. Ecco spiegato quell'aborto di nome (grammaticalmente scorretto, oltretutto) sposato da un obbrobrio cromatico, che farebbe invidia alla maschera di Arlecchino. Ricordo altresì che i tifosi di questa ridicola compagine, una volta usciti dalla Sopraelevata (strada a scorrimento veloce che li collega al capoluogo, ndr) è come se fossero già in trasferta.
Detto questo,veniamo al piatto forte: la partita. I primi minuti fanno già presagire quello che sarà, ovvero un vero e proprio dominio da parte del Grifone: pronti via e lo slovacco Kucka, un vero carrarmato, fa fuori in corsa tutto il centrocampo avversario e spara un destro rasoterra che fa la barba al palo. E da li comincia il dominio, sia sotto l'aspetto tecnico che tattico, della squadra del gelido Ballardini: azioni in velocità, dinamismo, pallonate a ripetizione, traverse che tremano per un paio di volte, un Genoa senza dubbio sceso in campo con lo spirito giusto, senza paure (e di chi poi???) e caricato a mille, onorando in pieno il motto del popolo genoano: "Vogliamo 11 grifoni". L'altra squadra? Inesistente, tant'è vero che l'unica occasione avuta viene praticamente regalata da un disimpegno errato della difesa rossoblù: nettamente annichiliti!
Dopo l'ennesimo legno colto da capitan Rossi (da 8 in pagella) e un gol incredibilmente divorato dall'argentino Palacio si va al riposo, ancora a reti inviolate, ma con la chiara consapevolezza di esser superiori; non a caso il cartellone luminoso potrebbe tranquillamente citare: sampdoria 1 GENOA 4.
Ma il bello arriva adesso. A conferma del fatto che per i dirimpettai la "Nutella è ormai finita", arriva la perla firmata Rafinha, esterno brasiliano fino a questo punto del campionato piuttosto incompreso: grande sventola da fuori area, che gonfia la rete proprio sotto la gradinata nord, letteralmente in delirio (a qualcuno ha ricordato il gol di Branco in un' altra indimenticabile stracittadina, ndr).
Ancora il tempo per l'ennesima occasione gol capitata sui piedi del capitano e si chiude il sipario: derby dominato e giustamente vinto (succede spesso ultimamente, ndr) e la colonna sonora, gridata a squarciagola dalla Genova che conta, è sempre la stessa : "Oh Baccicin vattene a ca' - to moae 'a t'aspeta !!!".
Ancora un po' di zapping e ritorno a farmi due sonore risate sulle emittenti locali, dove ho l'ennesima prova del tanto declamato stile-samp: il simpatico Duccio, diventato improvvisamente impopolare, viene insultato pesantemente e preso a sputi in faccia dai propri fedelissimi. D'altronde cos'altro aspettarsi da gente che ha avuto come idoli Antonio Cassano e Francesco Flachi?
Chiudo con un personale consiglio al petroliere dal braccino corto: invece di pensare ad improbabili progetti in ancora più improbabili posti, perchè non fare un summit con Gabriele Volpi, presidente dello Spezia Calcio, in modo da onorare quella che da sempre è la filosofia dell' UC SAMPDORIA: il fondere assieme società di merda!!!