È ormai dal 24 maggio che dieci attivisti del Land Convoy della Global Sumud Flotilla sono stati sequestrati in Libia mentre cercavano di raggiungere Gaza con aiuti umanitari via terra. Durante le trattative all’ultimo check point a Sirte sono stati catturati.
Tra loro ci sono anche Dina Alberizia e Domenico Centrone, ancora in prigionia a Bengasi senza accuse formalizzate, senza garanzie legali adeguate e con accesso consolare estremamente limitato. L’udienza prevista tre giorni fa è stata fatta saltare dalle autorità giudiziarie della Libia dell’ovest per un errore di comunicazione.
Dina e Domenico dunque restano in prigionia a Bengasi insieme alle altre otto persone coinvolte nel sequestro. Da settimane sono trattenuti senza accuse formalizzate, senza garanzie, senza libertà e tutela legale appropriata.
Dina Alberizia e Domenico Centrone non hanno commesso alcun crimine. Sono persone che lottano per i diritti civili e così il resto del convoglio. La loro unica colpa è aver provato a raggiungere Gaza con aiuti umanitari.
Il 10 giugno alla Sala Stampa della Camera dei Deputati si è tenuta la conferenza “Siamo tutte Convoy”, per chiedere la liberazione immediata degli attivisti e delle attiviste del Global Sumud Land Convoy detenuti illegalmente in Libia. Vi hanno preso parte Sara Surace, tornata dal Land Convoy due settimane fa, Giulio Cavalli, Tony La Piccirella, Maria Elena Delia e con i politici del M5S Stefania Ascari, Dario Carotenuto e Marco Croatti, oltre al team legale della Global Sumud Flotilla e familiari di Domenico e Dina.
“L’elefante nella stanza è che i governi europei, compreso quello italiano, ormai da anni costruiscono relazioni politiche e economiche con paesi che sistematicamente violano il diritto, perché in uno stato di non-diritto è molto più facile disporre delle vite e delle terre altrui” – afferma Tony La Piccirella – “Su questo fatto si basa l’amicizia a cui si appella il nostro Ministro degli Esteri, un’amicizia che non è neanche abbastanza forte per chiedere il rilascio di persone che non hanno commesso alcun reato perché facevano parte di un convoglio umanitario. Questa amicizia non funziona perché è basata su altri presupposti. Noi chiediamo al Governo un cambio di direzione: costruire un’amicizia basata su rispetto del diritto internazionale e tutela della vita. Di questo hanno bisogno le nostre compagne e i nostri compagni”.
Facciamo rumore, facciamo pressione, facciamo quello che i governi continuano a non fare: sosteniamo il popolo palestinese, riportiamo il convoglio a casa.
Fonte
Presentazione
Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
13/06/2026
Restano detenuti in Libia gli attivisti del Convoy per Gaza. Riportiamoli a casa
06/06/2026
Libia - Ancora detenuti gli attivisti del Convoy per Gaza. Sono in sciopero della fame
Sono detenuti in Libia ormai da 13 giorni, con pochissime informazioni chiare e nessuna possibilità di comunicare liberamente con le proprie famiglie.
Questo è il trattamento riservato dalle autorità libiche dell’ovest agli attivisti disarmati e pacifici che trasportavano aiuti umanitari destinati alla popolazione palestinese di Gaza negoziando un passaggio che, secondo quanto riportato, era stato precedentemente concordato con le autorità locali.
Tra loro ci sono medici, giornalisti, attivisti e attiviste impegnate in una missione umanitaria. Due di loro, Dina Alberizia e Domenico Centrone, sono italiani.
La loro detenzione è stata prorogata ancora.
Secondo il diritto internazionale si tratta di detenzione arbitraria. Alcune delle persone fermate hanno iniziato uno sciopero della fame per chiedere accesso legale, contatti con le famiglie e informazioni certe sulla propria situazione. Lo stato psicologico e di salute è in rapido deterioramento.
Nel silenzio quasi totale delle istituzioni e dell’informazione.
“Chiediamo ai governi coinvolti, compreso quello italiano, di pretendere accesso consolare immediato e il rilascio delle persone detenute” afferma in una nota la Global Sumud Flotilla.
Gli attivisti del Sumud Convoy detenuti illegalmente sono al sesto giorno di sciopero della fame e della sete (senza cibo né acqua) e le loro condizioni sono preoccupanti.
Da lunedì, i dieci attivisti detenuti a Bengasi stanno rifiutando il cibo, e molte anche l’acqua, per protestare contro una detenzione illegale prolungata, i maltrattamenti e il fatto di non avere accesso a un avvocato. Alcune sono state costrette a interrompere lo sciopero, ma molte continuano nonostante il peggioramento delle loro condizioni di salute.
Le loro vite sono in pericolo. Non hanno ricevuto alcuna assistenza medica e vengono trattenute in “black sites”, luoghi di detenzione segreti o sconosciuti.
“Chiediamo il loro rilascio immediato e abbiamo bisogno che vi mobilitiate subito” – scrive in un appello la Global Sumud Flotilla – “Chiamate. Pubblicate. Fate pressione sulle autorità.
Condividete questo aggiornamento il più possibile”.
Fonte
27/05/2026
Rientrati dalla Libia in Italia gli attivisti del Convoy per Gaza. Dieci ancora nelle mani dei libici
Sono atterrati all’aeroporto di Fiumicino, sei attivisti italiani del Convoy di terra della Global Sumud Flotilla violentemente sgomberati lunedì scorso mentre erano accampati nei pressi della città libica di Sirte. Erano in attesa di avere notizie di altri 10 attivisti – tra cui 2 italiani – che stavano negoziando il passaggio della Global Sumud Land Convoy e fermati perché accusati di “ingresso illegale”.
Il convoglio della ‘Flotilla di terra’ si era fermato all’altezza di Sirte, dove si era accampata, dopo la mancata autorizzazione di attraversare la Libia per arrivare poi in Egitto e quindi al valico di Rafah che lo separa da Gaza. “Siamo preoccupati per i nostri compagni, non abbiamo più loro notizie”, hanno dichiarato gli attivisti atterrati a Fiumicino.
I due attivisti italiani tra i dieci fermati in Cirenaica e rimasti ancora in Libia sono Domenico Centrone e Leonarda Alberizia. Avevano tentato una mediazione per il passaggio del convoglio umanitario entrando volontariamente nella terra di nessuno tra le due Libie (quella di Haftar a est, quella del governo di Tripoli a ovest) con un obiettivo preciso: negoziare per trovare un varco dove i camion del Land Convoy potessero passare senza essere bloccati.
Tre giorni dopo, di loro non si sa ancora nulla. Assieme a loro ci sono attivisti di altri paesi come Alicia Armesto Nuñez (Spagna), Laura Kwoczała (Polonia), Jenelle Jones (Usa), la dottoressa Maria Paula Giménez (Argentina), il dottor Lucas Ezequiel Aguilera (Argentina), Matias Alvarez Rodriguez (Uruguay), Ana Margarida França Santana Baptista (Portogallo) e Ashraf Khoja (Tunisia).
Secondo informazioni non ufficiali diffuse dalla Flotilla, le autorità della Libia orientale avrebbero accusato i dieci di essere entrati nella zona senza autorizzazione, e sarebbero in corso le procedure per la loro espulsione. Il ministero degli Esteri del governo di Haftar ha confermato le accuse di ingresso illegale, assicurando che viene fornita “l’assistenza sanitaria e umanitaria prevista dalla legge”. Ma il consolato italiano a Bengasi, pur avendone fatto richiesta, non ha ancora ottenuto il permesso di visitarli.
“Non li sentiamo da tre giorni, neanche le famiglie hanno avuto alcun contatto e stanno impazzendo”, ha detto Maria Elena Delia, portavoce italiana del movimento. “Al momento, non sappiamo neanche ufficialmente se siano in stato di fermo, in detenzione, ci arrivano semplicemente voci”.
Fonte
26/05/2026
Attaccato in Libia il Convoy per Gaza
In un avviso diffuso in serata, il Sumud Convoy diretto a Gaza bloccato in Libia segnala che veicoli non identificati hanno speronato le tende, le persone vengono picchiate e trascinate con la forza in auto e autobus.
Uomini e donne vengono violentemente aggrediti e costretti ad abbandonare il sito dove si erano accampati gli attivisti nei pressi della Moschea di Sirte.
“Sebbene non sia chiaro chi sia il responsabile degli attacchi, ci giungono segnalazioni di forze di sicurezza legate alle autorità della Libia occidentale”, in pratica si tratterebbe di forze del governo libico “riconosciuto” dalla comunità internazionale ed anche dal governo italiano.
Domenica pomeriggio dieci attivisti del Global Sumud Land Convoy avevano attraversato il checkpoint di Sirte – che divide la Libia tra quella controllata dal governo di Tripoli e quella controllata dal gen. Haftar – per negoziare con le autorità della Libia orientale (Haftar, ndr) la ripartenza del convoglio fermo da otto giorni nella zona neutrale. La diretta streaming si era interrotta e a quel momento la portavoce italiana della Global Sumud Flotilla Maria Elena Delia ha affermato che “i contatti sono persi”.
Tra i dieci attivisti fermati ci sono due italiani, Domenico Centrone, trentatré anni di Molfetta, e Leonarda Alberizia, di Albugnano. Il convoglio è composto da duecentocinquanta persone, sette ambulanze, dieci camion, e punta ad arrivare al valico di Rafah a Gaza attraversando la Cirenaica e l’Egitto per portare aiuti umanitari ai palestinesi.
Poi ieri pomeriggio la situazione è precipitata. “Siamo stati attaccati dalle forze libiche dell’ovest nel nostro accampamento verso le 18:30. Eravamo in presidio ad attendere il rilascio delle compagne e dei compagni (i dieci attivisti fermati ieri dalle milizie della Libia dell’Est dopo aver oltrepassato il confine e ancora non rilasciati ndr), quando abbiamo visto arrivare le camionette nere con a bordo i militari. Erano tutti a volto coperto. Prima due, poi quattro, poi altri ancora. Ci siamo radunati tutti nella moschea ma i militari hanno iniziato a intimarci violentemente di sgomberare l’area, di salire sui pullman e di andare via”. Sara Suriano, attivista pugliese, ha così descritto quanto accaduto ieri pomeriggio a Sirte, nella Libia dell’Ovest.
Come noto, raggiungere Gaza dal valico di Rafah sul confine con l’Egitto significa attraversare almeno due zone critiche: la prima è quella del Sinai, spesso interdetta a causa dei combattimenti tra l’esercito egiziano e gruppi jihadisti, la seconda – se si proviene dal Maghreb occidentale – è indubbiamente la Libia spaccata in due e preda di milizie che in parte agiscono per conto proprio e in parte rispondono ai due governi contrapposti.
L’assedio israeliano dei palestinesi a Gaza da terra e da mare è diventato un genocidio ma è anche il rivelatore di tutte le contraddizioni e i contrasti aperti in Medio Oriente.
Fonte
25/05/2026
Ancora bloccato a Sirte il Convoy per Gaza
I volontari del “Global Sumud Land Convoy”, l’altra missione internazionale di terra per rompere l’assedio di Gaza, si sono avvicinati al posto di blocco di Sirte per negoziare il passaggio.
Il convoglio terrestre della Flotilla sta provando ad aprire un varco umanitario a Gaza attraversando la Cirenaica per poi passare in Egitto e raggiungere il valico di Rafah.
Un gruppo di dieci attivisti che è andato a negoziare il passaggio è stato bloccato dai miliziani del generale Khalifa Haftar che governo la parte occidentale della Libia. Una corrispondenza di questa mattina dal Convoy afferma però che non si tratta di arresti ma di verifiche.
Secondo quanto riferito dalla Global Sumud Flotilla il convoglio di duecento persone aveva iniziato a muoversi verso Sirte nel primo pomeriggio di ieri intorno alle 14:30, con sette ambulanze e dieci camion umanitari. Quasi un’ora dopo le milizie della 604esima brigata affiliate a generale Haftar – che controlla l’est del Paese – si sarebbero schierate alla fine del varco della stessa città, schierando cecchini e veicoli armati con mitragliatrici.
A questo punto il gruppo di dieci persone con due auto e un’ambulanza – tra cui cittadini statunitensi, italiani, spagnoli, polacchi, portoghesi e greci – si sarebbe diretto verso il checkpoint per negoziare con le autorità, interrompendo la diretta streaming che fino ad allora era in corso. Il check point sarebbe stato superato, ma da allora non si avrebbero più notizie di loro nonostante i corrispondenti sul posto smentiscono che siano in arresto.
Fonte