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domenica 25 dicembre 2011

Noam Chomsky sulla Conferenza di Durban: in marcia verso il precipizio

Uno dei compiti della Convenzione Quadro sul Cambiamento Climatico delle Nazioni Unite, che si sta svolgendo a Durban, Sudafrica, è quello di estendere le precedenti decisioni politiche, di portata limitata e solo in parte applicate.
Queste decisioni risalgono alla Convenzione del 1992 dell’ONU e al Protocollo di Kyoto del 1997, al quale gli Stati Uniti hanno rifiutato di aderire. Il primo periodo di impegni del Protocollo di Kyoto termina nel 2012. L’ambiente più o meno generale precedente alla conferenza è stato racchiuso da The New York Times in un titolo: Questioni urgenti ma scarse aspettative.
Mentre i delegati si riuniscono a Durban, un rapporto contenente una nuova sintesi aggiornata di sondaggi realizzati dal Consiglio per le Relazioni con l’Estero e dal Programma sulle Opinioni politiche internazionali (PIPA la sua sigla in inglese) rivela che il pubblico di tutto il mondo e degli Stati Uniti dice che i loro governi devono dare maggiore priorità al riscaldamento globale e sostengono con forza azioni multilaterali per affrontarlo.
La maggioranza dei cittadini statunitensi è d’accordo, anche se il PIPA chiarisce che la percentuale “è calata negli ultimi anni, per cui la preoccupazione degli Stati Uniti è significativamente più bassa della media mondiale -79 per cento rispetto all’84 per cento-”.
Gli statunitensi non percepiscono che c’è un consenso scientifico sulla necessità di azioni urgenti sul cambiamento climatico... Una grande maggioranza pensa che ci sia la possibilità di essere colpita personalmente dal cambiamento climatico, ma solo una minoranza crede di essere colpita già ora, contrariamente all’opinione della maggioranza degli altri Paesi. Gli statunitensi tendono a sottostimare il livello di preoccupazione degli altri statunitensi.
Questi atteggiamenti non sono casuali. Nel 2009 le industrie dell’energia, appoggiate dalle lobby corporative, lanciarono varie grandi campagne che sollevavano dubbi sul quasi unanime consenso scientifico sulla gravità della minaccia del riscaldamento globale indotto dagli esseri umani.
Il consenso è “quasi” unanime solo perché non comprende i molti esperti convinti che gli avvertimenti sul riscaldamento globale non siano sufficientemente forti, e a causa del gruppo marginale che nega completamente la validità della minaccia.
La copertura abituale di questo problema, si disse, si basa su quello che si chiama mantenere un equilibrio: la schiacciante maggioranza degli scienziati da un lato, e chi nega dall’altro. Gli scienziati che esprimono le avvertenze più oscure sono in maggior parte ignorati.
Un effetto di tutto questo è che un terzo scarso della popolazione degli Stati Uniti crede che esista un consenso scientifico sulla minaccia del riscaldamento globale, molto meno della media mondiale, e in modo radicalmente immotivato stando ai fatti.
Non è un segreto che il governo statunitense stia puntando i piedi sulle questioni climatiche. L’opinione pubblica di tutto il mondo ha in gran parte criticato il modo in cui gli Stati Uniti stanno gestendo il problema del cambiamento climatico secondo il PIPA. In generale, gli Stati Uniti vengono chiaramente percepiti come il Paese che ha avuto l’effetto più negativo sull’ambiente del mondo, seguiti dalla Cina. La Germania ha ricevuto le valutazioni migliori.
A volte è utile, per avere una prospettiva di ciò che sta succedendo nel mondo, adottare la posizione di osservatori extraterrestri intelligenti che contemplano gli strani avvenimenti sulla Terra. Osserverebbero, stupiti, che il Paese più ricco e potente nella storia del pianeta ora guida i lemmings nel loro allegro avanzare verso il precipizio.
Il mese scorso l’Agenzia Internazionale dell’Energia Atomica (AIEA), formata nel 1974 su richiesta del Segretario di Stato statunitense Henry Kissinger, ha trasmesso il suo rapporto più recente sull’accelerato incremento delle emissioni di carbonio provenienti dall’uso di combustibile fossile.
L’AIEA ha calcolato che se il mondo continua ad avanzare sulla sua attuale rotta, il bilancio di carbonio sarà esaurito entro il 2017. Il bilancio è la quantità di emissioni che può limitare il riscaldamento globale a un livello di 2 gradi centigradi, considerato il limite di sicurezza.
L’economista capo dell’AIEA Fatih Birol, ha detto: La porta si sta chiudendo... Se non cambiamo direzione ora su come usiamo l’energia, finiremo molto al di là di quello che gli scienziati ci hanno detto che è il minimo (di sicurezza). La porta si sarà chiusa per sempre.
Sempre il mese scorso, il Dipartimento statunitense dell’Energia ha informato sulle cifre delle emissioni del 2010. Le emissioni sono aumentate nella maggior quantità registrata finora, ha riportato l’Associated Press, il che significa che i livelli di gas serra sono più elevati rispetto al peggiore degli scenari possibili previsti dal Panel Internazionale sul Cambiamento Climatico nel 2007.
John Reilly, codirettore del Programma sul Cambiamento Climatico dell’Istituto di Tecnologia (IPCC la sua sigla in inglese) del Massachusetts, ha detto all’Ap che gli scienziati hanno considerato, in generale, le previsioni dell’IPCC eccessivamente prudenti -a differenza del piccolo gruppo di negazionisti che attira l’attenzione del pubblico-. Reilly ha informato che lo scenario del peggiore dei casi era presente  nella metà circa dei calcoli dei risultati possibili diffusi dagli scienziati del MIT.
Mentre questi terribili rapporti venivano fatti conoscere, il quotidiano Financial Times dedicava un’intera pagina alle aspettative ottimistiche sul fatto che gli Stati Uniti potrebbero raggiungere l’autonomia energetica per un secolo con la nuova tecnologia per l’estrazione di combustibili fossili statunitensi.
Anche se le proiezioni sono incerte, informa il Financial Times, gli Stati Uniti potrebbero sorpassare con un balzo Arabia Saudita e Russia e diventare il maggior produttore del mondo di idrocarburi liquidi, considerando sia il petrolio greggio che i liquidi leggeri di gas naturale.
Se si verificasse questo avvenimento fortunato, gli Stati Uniti potrebbero mantenere la loro egemonia mondiale. A parte alcuni  commenti sull’impatto ecologico su scala locale, il Financial Times non ha detto nulla su quale tipo di mondo emergerebbe da queste emozionanti prospettive. L’energia va bruciata, e che l’ambiente globale vada al diavolo.
Praticamente tutti i governi stanno muovendo almeno qualche passo vacillante per fare qualcosa sulla catastrofe che si avvicina. Gli Stati Uniti guidano la classifica –al contrario. La Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti, dominata dai repubblicani, ora sta smantellando le misure ambientali introdotte da Richard Nixon, che in molti aspetti fu l’ultimo presidente liberal.
Questo comportamento reazionario è uno dei molti segnali della crisi della democrazia statunitense durante la generazione passata. La breccia tra l’opinione pubblica e la politica pubblica è cresciuta fino a diventare un abisso su questioni centrali del dibattito politico attuale, come quella del deficit e dell’occupazione. Tuttavia, grazie all’offensiva propagandistica, la breccia è più ridotta di quanto dovrebbe essere sulla questione più seria dell’agenda internazionale di oggi e probabilmente della storia.
Si può perdonare gli ipotetici osservatori extraterrestri se arrivano alla conclusione che a quanto pare siamo infettati da qualche forma mortale di pazzia.

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