Sono ore infuocate, quelle che a Vienna precedono la firma
dell’accordo sul nucleare iraniano. Rinviato il termine già tre volte
(il primo era il 30 giugno), se l’intesa non verrà siglata entro stasera
dovrà essere nuovamente posposta. Ma dalla capitale austriaca giungono
dichiarazioni positive sul fatto che l’accordo sia “molto vicino” all’essere raggiunto e la stampa internazionale riporta alcuni rientri
nella serata di ieri – come il ministro degli Esteri britannico Philip
Hammond – che fanno presagire il superamento degli ostacoli maggiori.
Stando a quanto rivelato dal quotidiano britannico The Guardian,
i negoziatori europei e cinesi starebbero facendo pressione per una
firma dell’accordo subito: mentre il ministro degli Esteri cinese Wang
Yi dichiarava che “crediamo non possano, e non debbano esserci ulteriori
ritardi” e le delegazioni europee ieri annunciavano che i
maggiori ostacoli erano stati superati, un funzionario americano ha
dichiarato che le questioni più spinose rimangono.
Si tratterebbe dell’embargo sulle armi e delle ispezioni ai siti
militari del paese, oltre che alle modalità di congelamento delle
sanzioni internazionali. Iraniani e americani, a differenza delle altre
delegazioni, vorrebbero prendere più tempo per concordare questi punti.
Teheran, per esempio, non nasconde la verità, e cioè che il negoziato
non è ancora terminato: “Non posso promettere – ha detto il vice
ministro degli Esteri Abbas Araqchi – che le questioni rimanenti
potranno essere risolte stasera o domani sera. Alcune questioni
rimangono ancora irrisolte e, fino a quando non lo saranno, non si può
dire sia stato raggiunto un accordo”.
L’unica certezza è che questa sera alle 22 il presidente
iraniano Hassan Rouhani farà un discorso televisivo alla nazione.
Sebbene tutti si aspettino che annunci il raggiungimento di un accordo, e
quindi dichiari la “riammissione” dell’Iran nella comunità
internazionale, la strada per rendere effettiva l’intesa è lunga e piena
di insidie. I punti, illustrati dal Guardian, sono qui riassunti:
1) Il Congresso degli Stati Uniti avrà due mesi per rivedere
l’accordo, cui vanno aggiunti altri 22 giorni per la votazione, un
possibile veto presidenziale e un ulteriore voto utile agli oppositori
dell’accordo per raggranellare 67 voti al Senato e ignorare il veto. Al
contempo il parlamento iraniano, il Majlis, studierà l’accordo ed
emetterà il proprio verdetto, ma senza dare una data precisa.
2) L’accordo sarà codificato e inserito in una risoluzione del
Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, nella quale si parlerà anche
di togliere le sanzioni Onu contro l’Iran, a condizione che Teheran
abbia accettato di ridurre le sue infrastrutture nucleari.
3) L’Iran inizierà a staccare le centrifughe, rimuovere il nucleo dal
suo impianto ad acqua pesante e ridurre la sua riserva di uranio a
basso arricchimento. L’Agenzia internazionale per l’energia atomica
(AIEA) si occuperà di monitorare e verificare le misure adottate.
4) Allo stesso tempo, Barack Obama concederà deroghe in materia di
sanzioni economiche e finanziarie, e l’UE voterà per abolire le sanzioni
europee. Entrambe le misure saranno subordinate alla conferma da parte
dell’AIEA che l’Iran ha onorato la sua parte del contratto.
5) Nella fase finale, probabilmente verso la fine dell’anno, le
sanzioni economiche e finanziarie saranno abolite, e le ispezioni
dell’AIEA verranno potenziate. Inizierà il monitoraggio del ciclo del
combustibile iraniano dalle miniere di uranio all’arricchimento e
produzione di combustibile, e le visite nei siti non dichiarati.
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