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Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.

13/11/2015

Usa. Dipendenti dei fast food in sciopero per il salario a 15$ l'ora

Lotta di classe alla statunitense. A partire dai jobs meno qualificati, che costituiscono da qualche anno quasi integralmente l'offerta di occupazione yankee. Protagonisti della protesta in corso oggi – addirittura con uno sciopero che si voge in condizioni difficilissime, sia per la legislazione americana (decisamente antisindacale), sia per lo sparpagliamento strutturale del settore.

In lotta sono infatti i lavoratori delle catene fast food, con una copertura ambiziosa (circa 250 città, si spera) e un obiettivo unitario chiaro: innalzare la soglia del salario minimo a 15 dollari l'ora. Come è noto, almeno in parte, negli States non esistono salari fissati in base alla contrattazione nazionale. Solo in pochissime aziende di grandi dimensioni è infatti ancora vivo un sindacato che sarebbe eufemistico definire “complice”, e che “contratta” – si fa per dire – sia salari che le condizioni di lavoro a livello aziendale. Nel settore auto, per esempio, il recente contratto firmato in Fiat-Chrysler (dopo una prima sonora bocciatura e una riscrittura appena meno peggiore) fa sostanzialmente da benchmark anche per quelli in Ford e General Motors.

Per tutti gli altri lavoratori, decine di milioni, c'è solo il salario minimo fissato per legge, a livello federale o statale. Da oltre un anno è attivo un movimento 'Fight for 15', che è anche al timone della protesta di oggi, e che pretende appunto l'innalzamento a questa quota della retribuzione minima oraria. L'obiettivo è diventato in qualche modo una discriminante di programma all'interno delle primarie dei democratici (tra i repubblicani l'idea di alzare il salario minimo è una bestemmia: danneggerebbe l'economia...), che però finora si orientano verso una “forchetta” meno radicale: 12-15 dollari l'ora. Obama, nel corso della sua presidenza, aveva provato – debolmente e dunque inutilmente – a proporre un disegno di legge per portarlo a 10,10 dollari.

Quindi c'è attenzione anche politica sulla riuscita o meno della protesta, visto che sono ben 64 milioni i lavoratori statunitensi che guadagnano meno di questa cifra (e quindi sono tecnicamente working poors). In ogni caso, il movimento condizionerà le campagne elettorali, invitando a votare soltanto quei candidati che si esprimeranno apertamente a favore di questa “riforma”. Si tratta infatti praticamente di un raddoppio secco dell'attuale salario minimo, fermo da anni a 7,25 dollari.

Sono i paradossi dell'eliminazione dei sindacati: la lotta per il salario diventa una questione direttamente politica.

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