Mentre è atteso per domani l'incontro a Washington tra il Segretario di stato USA Rex Tillerson e il Ministro degli esteri ucraino Pavel Klimkin, l'ex regina del gas e leader del partito “Patria” Julija Timošenko si è già incontrata per due volte da inizio anno con Donald Trump. La seconda volta, pochi giorni fa, dopo il colloquio a Kiev con l'ambasciatrice statunitense Mary Jovanovič. Diverse voci ucraine, russe e addirittura rumene parlano di tentativi della ex presidente del consiglio ucraina di ottenere l'appoggio USA in vista di un ricambio di poltrona presidenziale a Kiev, dato il destino pressoché già segnato di Petro Porošenko.
Ma i giochi politici non impediscono a militari e neonazisti di continuare a martoriare la popolazione del Donbass. Da alcuni giorni, le truppe di Kiev hanno cominciato a colpire anche dal mare le posizioni della DNR più vicine alla costa del mar d'Azov, nell'area di Mariupol, aprendo il fuoco con cannoncini e mitragliatrici pesanti di bordo di alcune motovedette. A terra, danneggiate diverse abitazioni, le condutture del gas e la linea elettrica nell'area di Kominternovo, una ventina di km a nordest di Mariupol, dopo che, nei giorni precedenti, i bombardamenti ucraini avevano privato dell'energia elettrica la centrale di filtraggio dell'acquedotto di Donetsk. Colpita ripetutamente nelle ultime ventiquattrore Jasinovataja; martellate con mortai di grosso calibro le posizioni delle milizie nelle aree di Novoluganskoe e Svetlodarskoe: un miliziano della LNR è rimasto ucciso nella zona di Veselogorovka. Tiri di mortai da 82 e 120 mm, lanciagranate, razzi ZU-23-2 e mezzi controcarro hanno colpito Pervomajsk, Frunze, i villaggi di Donetskij, Želobok, Lozovoe, Kalinovka, Kalinovo e Logvinovo.
Intanto, come ha scritto su Facebook il presidente della Commissione esteri del Senato russo, Konstantin Kosačev, l'Ucraina sta incominciando a “scarrocciare dal banderismo al makhnismo”. Il riferimento è all'avventuriero semianarchico Nestor Makhnò che, dopo la rivoluzione, oscillò per un po' di tempo tra l'alleanza con l'Esercito Rosso e i continui passaggi alla Guardia Bianca nel sud dell'Ucraina e, oggi, al tentativo dei nazionalisti ucraini di prendere il controllo delle linee ferroviarie alla frontiera con la Russia. Alcuni raggruppamenti neonazisti, dopo aver organizzato il blocco dei collegamenti con il Donbass – che, tra l'altro, privano di carbone l'Ucraina – avrebbero ora installato un proprio “posto di controllo” all'altezza di Konotop, all'estremo nordest dell'Ucraina, una settantina di km dal confine russo. “Quando chiunque può interrompere i collegamenti ferroviari con il paese vicino” afferma Kosačev, “è già un serio segnale di collasso dello Stato".
E' su questo sfondo che, comunque, il banderismo rimane il “faro” dell'Ucraina golpista e dei suoi bastioni spirituali. E' di questi giorni una nuova perla del Patriarcato di Kiev, che ha canonizzato i filonazisti dell'UPA di Stepan Bandera e Roman Šukhevič, che parteciparono ai massacri della Volinja polacca durante l'occupazione hitleriana. Il metropolita di Lutsk e Volinja, Mikhail, nel benedire la chiesa di tutti i santi nella zona di Volčanka, sul limitare delle province di Turijsk e Vladimir-Volinskij, ha definito “santi” i membri dell'UPA. “Annoveriamo i combattenti dell'UPA” ha detto Mikhail, “tra gli uomini dalla vita santa. Essi immolarono quanto di più prezioso avessero, cioè la vita, per la loro terra, per i loro cari, per la loro fede”.
La radura di Volčanka è considerata luogo di nascita delle formazioni banderiste dell'UPA, il cosiddetto Esercito insurrezionale ucraino. Alla fine del 1942, nelle foreste della zona, il capo distrettuale dell'Organizzazione dei nazionalisti ucraini (OUN), "Afta", creò la base militare dei distretti di Kovel e Liuboml dell'OUN. Nel villaggio, c'era il quartier generale dell'UPA-Nord e il comando del distretto militare "Turov". Furono proprio i distaccamenti OUN-UPA della Volinja, ricorda news-front.info, a manifestare particolare brutalità durante la pulizia etnica contro la popolazione polacca della Volinja, noto come "massacro della Volinja", ordinata dai dirigenti politici del Servizio di sicurezza, il cosiddetto OUN(b).
Negli stessi luoghi, lo scorso agosto, la locale organizzazione dei neonazisti di “Svoboda” aveva inaugurato il complesso “Volčanka. Volinskaja Seč”, rimettendo in piedi il sistema di trincee, camuffamenti e rifugi segreti usato all'inizio degli anni '40 dai terroristi dell'UPA che combattevano contro l'esercito sovietico e costruendo un museo “della gloria militare” e la chiesa di tutti i santi ora benedetta da Mikhail. Amen, per l'Ucraina.
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