Appena 24 ore e il generale Awan Ibn Auf si è ritirato: ieri sera
l’ex vice presidente e ministro della Difesa sotto Omar al-Bashir,
nominato capo del consiglio militare di transizione, ha rassegnato le
dimissioni in una diretta sulla tv di Stato. E ha nominato il suo
successore, il generale Abdel Fattah Burhan.
“Io, capo del consiglio militare, annuncio di abbandonare il
mio posto – ha detto Ibn Auf – Questo è per il bene della nostra
nazione, senza guardare a interessi speciali, piccoli o grandi
che possano impedire il progresso”. Ha poi indicato il suo successore al
fine di “preservare l’unità” delle forze armate.
In piazza si è subito festeggiato: dopo il golpe
militare che giovedì ha portato alla deposizione di Bashir, dopo 30 anni
di potere, le piazze non si erano svuotate. I manifestanti, centinaia
di migliaia sono rimasti in strada contro il colpo di stato e per
chiedere la formazione di un governo civile.
Al momento a capo di Khartoum resta, però, un militare:
Burhan era stato nominato da Bashir a febbraio a capo dell’esercito ma
durante le proteste di questi mesi aveva incontrato i manifestanti e
parlato con loro. Per oggi si attende un suo discorso. Ed è probabile che
i manifestanti aspettino di sentire cosa ha da dire. Le
proteste sono proseguite, giovedì, dopo l’annuncio dell’esercito sulla
“transizione”: due anni di governo militare, coprifuoco notturno, stato
di emergenza di tre mesi e scioglimento del parlamento e della
costituzione del 2005, tutte previsioni che la piazza non ha accettato
leggendole come il modo per preservare il sistema di potere di Bashir,
senza Bashir.
La partenza di Ibn Auf “è il trionfo della volontà delle masse”, ha
commentato a caldo una delle associazioni leader del movimento popolare,
la Sudanese Professionals Association, che però aggiunge: i
sit-in continuano fuori dal quartier generale dell’esercito nella
capitale, sfidando il coprifuoco, fino a quando non si giungerà a un
esecutivo civile. Dunque, “sciopero totale fino al pieno trasferimento
dei poteri”, dice la Spa.
Fa un passo indietro anche l’esercito. Subito dopo le dimissioni di
Ibn Auf, il consiglio militare ha promesso di incontrare i vari gruppi
politici sudanesi e si è detto pronto a dimettersi entro un mese se un
nuovo governo sarà formato.
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