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Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.

09/08/2023

Il governo Meloni costretto a scusarsi con le banche, dopo l’idea della “tassa”

Il governo Meloni come Marcello De Angelis. Prima l’intemerata contro le banche – pomposamente chiamata “tassazione straordinaria degli extraprofitti” – poi le scuse e il sostanziale svuotamento della misura.

È durata meno di 24 ore l’offensiva della piccola borghesia truffaldina (la vera base sociale della destra italiana) nei confronti della borghesia finanziaria personificata dalle banche.

Lo schema era un classico del populismo da quattro soldi, specificamente nella sua versione di destra.

Non avendo margini di manovra sul bilancio pubblico, in vista della legge di stabilità che viene scritta insieme agli esperti della Commissione Europea, il governo Meloni ha pensato di rastrellare qualche miliardo (appena 3, non molto), disegnando una tassazione sul differenziale tra gli interessi praticati dalle banche (schizzati in alto insieme alle manovra sui tassi operate dalla Bce) e quelli concessi alla clientela (rimasti fermi a zero).

Sembravano i classici due piccioni con una fava. Rimedio qualche spicciolo e in più indico un nemico odiato da tutta la popolazione, dai lavoratori e dalle imprese di qualsiasi dimensione.

Il problema è che, se sei un pasticcione bravo soltanto a sparare cazzate propagandistiche a beneficio di telecamera, non puoi però ignorare la complessità dell’ambiente economico in cui stai operando.

Prima ancora che “il nemico” – le banche – reagisse, ci ha pensato “il mercato” a spigarti che non puoi fare come ti pare, pur stando al governo di un paese non troppo secondario.

Il crollo della borsa italiana, ieri, aveva inciso sulle quotazioni di tutta Europa, spaventando immediatamente anche gli “audaci rapinatori” che si credevano furbissimi.

Subito dopo sono arrivate le “istituzioni” e gli “esperti” a spiegare quanto idiota fosse quella mossa.

Da un lato le banche ci avrebbero messo un attimo a scaricare sui clienti la riduzione dei profitti dovuta alla nuova tassa straordinaria (valida comunque solo per questo anno).

In seconda battuta, quella tassa, fra l’altro, avrebbe inciso sulla compravendita di titoli di stato: quel poco che si guadagnava tassando sarebbe stato perso – moltiplicato – in interessi da pagare per rifinanziare il debito pubblico con le prossime aste del Tesoro.

Come se non bastasse, quasi tutti indicavano la conseguenza più pericolosa: un calo serio dei prestiti, che andrebbe a danneggiare la dinamica economica proprio mentre la recessione si va delineando nell’orizzonte autunnale.

“Un boomerang”, sintetizzava persino Francesco Giavazzi, uno che riconosce come unica “sovranità” legittima quella dei “mercati”.

Il silenzio pubblico dei banchieri è stato pressoché assoluto, ma tutti gli addetti ai lavori parlano di “telefoni bollenti” tra il ministero dell’economia (guidato da Giorgetti, il leghista meno convinto della decisione) e gli amministratori delegati dei vari gruppi bancari.

Subito dopo, inevitabilmente, la vergognosa marcia indietro. “Alla fascista”, naturalmente. Ossia fingendo di “mantenere la tassa” ma riducendola a un livello tale da non dare più fastidio ai diretti interessati.

Il più sveglio dei quali – Carlo Messina, ceo di IntesaSanPaolo – pur lamentando di non essere stato preventivamente avvertito (come tutti i “colleghi”, del resto) si dichiarava “pronto a pagare, purché quei soldi fossero utilizzati per ridurre le disuguaglianze”.

Che mondo meraviglioso quello in cui i banchieri – a parole – si preoccupano dei più poveri, non trovate?

Ancora una volta le velleità della piccola imprenditoria a cavallo tra evasione fiscale e attività in nero si sono sfasciate in un attimo davanti alla potenza del capitale finanziario, necessariamente di “livello europeo”.

Se pensi di far pagare davvero alle banche il prezzo di una qualche ‘redistribuzione del reddito’, insomma, devi ragionare su un cambiamento di sistema, fino alla loro nazionalizzazione/pubblicizzazione, non su furbatine senza respiro e senza logica.

Che poi ti devi rimangiare...

Ma c’è di peggio.

Con questa sciocchezza il governo ha messo da solo un altro tassello nella dimostrazione della propria inaffidabilità, molto più importante – per i cosiddetti “poteri forti”, in primis la finanza – di ogni considerazione su fascismo/antifascismo, diritti civili e salario minimo.

Se ti frullano certe corbellerie nel cervello, forse è meglio sostituirti con il solito “governo tecnico”, prima che tu faccia troppi danni...

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