I fascisti mentono. Sempre. Per abitudine, per “stile”, per lucrare facilmente consensi fidando nella dabbenaggine del cosiddetto ‘popolo bue’ (di cui intendono coltivare all’infinito le doti peggiori).
Ci siamo abituati, lo sappiamo da sempre. Però, ieri, quando abbiamo sentito la dichiarazione della Meloni in video solitario (evitare le domande è un ottimo modo di recitare una parte “autorevole”) sulle varie proposte di salario minimo, siamo rimasti per un attimo incerti.
Vuoi vedere che ci sbagliamo e questa signora non sta volontariamente mentendo?
Seguiteci un attimo nel ragionamento, per favore.
Meloni dixit:
“Il paradosso è che il salario minimo potrebbe rischiare di diventare un parametro sostitutivo e non aggiuntivo, con il risultato di peggiorare per paradosso il salario di molti più lavoratori di quelli ai quali lo migliorerebbe. Titolo accattivante, ma risultato che rischia di essere controproducente”.
I padroni sono capaci di tutto, lo sappiamo. Anche di prendere l’eventuale livello di un “salario minimo” per una indicazione di “salario massimo”, ma la logica e la pratica – il salario minimo esiste praticamente in tutta l’eurozona, e a livelli parecchio più alti della miserabile proposta del PD – ci dicono l’opposto.
Di fatto, ovunque sia stato definito per legge, la fissazione di un minimo – e un’azione conseguente dello Stato per farlo rispettare da tutte le imprese – permette alla normale contrattazione sindacale di poter aspirare ed eventualmente conquistare livelli superiori, ovviamente a partire da una forza conflittuale seria (Francia e Germania, senza alcuna radicalità “rivoluzionaria”, stanno lì a dimostrarlo) e secondo le qualità professionali della forza lavoro.
Se sotto il minimo un salario è illegale – cioè un reato perseguibile – sopra quel minimo è perfettamente in regola. Banale, no?
Dovrebbe saperlo anche Giorgia Meloni, che ormai gira per l’Europa venendo ricevuta da governanti che certo non sono “generosi” con i lavoratori di casa propria.
La dichiarazione dell’ex militante missina della Garbatella, invece, sembra proprio intendere che, nella sua testa, fissare per legge un “minimo” significhi fissare un “salario uguale per tutti”. Idea balzana che era stata già espressa dal geniale Antonio Tajani, che l’aveva definita una “misura sovietica”.
E certo la Storia si diverte a perculare gli incauti che usano certe espressioni a casaccio (per non dire di peggio).
Ieri entrambi, insieme a tutto il governo, si sono ritrovati attaccati come “sovietici” dall’amministratore delegato di Ryanair, Eddie Wilson, che ha definito il decreto contro il caro-voli come “ridicolo e illegale”, perché “interferisce con le leggi del libero mercato secondo le norme Ue: è una roba populista e di stampo sovietico”, quindi “da cancellare”.
Che incubo questa uguaglianza “sovietica”, per tutti i padroni...
Diciamo quindi che la fissazione per legge di un (congruo) salario minimo contiene effettivamente un problema per qualsiasi governo. Perché rende immediatamente politico lo scontro sui livelli salariali.
In altri termini, una volta che esista un minimo, se i salari sono bassi diventa una colpa del governo, non più scaricabile sulla “libera contrattazione tra le parti sociali”. E questa responsabilità politica resta anche se, esistendo un minimo, le imprese non lo applicano. Perché evidentemente non c’è un controllo da parte dello Stato.
Si comprende facilmente, insomma, perché un governo espressione della parte più micragnosa della piccola e media impresa – quella che fa i soldi con l’evasione fiscale e con il lavoro sottopagato, fuori di ogni normalità contrattuale (anche se pessima come quella gestita da CgilCislUil) – abbia così paura di un istituto del tutto “normale” (in una economia liberista) come il salario minimo.
Non potrebbe, infatti, più giocare la partita del consenso sulle chiacchiere o su altri problemi “distrattivi” (dall’immigrazione alla maternità surrogata, ai diritti civili in genere) e dovrebbe scontare la “normale” insoddisfazione di chi, pur lavorando, fatica a sopravvivere.
Al termine della “riflessione”, dunque, abbiamo preferito pensare che parlando in quel modo Meloni stia – come d’abitudine – mentendo a fini di bassa propaganda.
L’ipotesi alternativa – che non sappia esattamente di cosa stia parlando – è infatti semplicemente terrificante, visto il potere che purtroppo esercita.
P.s. A favore dell’ipotesi della menzogna continua militano anche gli eventi delle ultime ore. Come già avvenuto per la “tassazione degli extraprofitti delle banche”, ridotta ad un irrilevante 0,1% degli attivi, anche per il decreto sul “caro-voli” è arrivata immediatamente la marcia indietro.
Non c’è niente da fare... I fascisti sono quella robetta lì, sul piano sociale. Piccola borghesia che vorrebbe fare la voce grossa anche con quella più grande, ma che al dunque rimette la coda tra le gambe e si limita a bastonare lavoratori e poveri in genere...
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