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Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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29/05/2025

La Germania di Merz corre alla guerra

“La Germania è tornata!”, aveva affermato trionfante Fridrich Merz, a marzo, dopo l’accordo sulla riforma costituzionale, ottenuta facendo votare un Parlamento già sciolto (le elezioni si erano tenute il 23 febbraio, ma nel nuovo non avrebbe ottenuto la maggioranza dei due terzi).

Ma pochi – noi fra questi – avevano colto in quelle sue parole una minaccia implicita al resto d’Europa, nonché ovviamente alla Russia.

Neanche due mesi dopo, varando il maxi-piano di riarmo tedesco, ha promesso una svolta, per rilanciare la stanca economia tedesca e per fare dell’esercito «la più potente forza armata convenzionale d’Europa», la Bundeswehr avrà «tutte le risorse finanziare di cui avrà bisogno».

Anche in questo caso pochi hanno fatto caso alla non piccola differenza tra “fare un grande esercito europeo” (che è per ora la linea ufficiale della UE secondo la dottrina Draghi-von der Leyen) e “fare l’esercito più potente d’Europa”, come direbbe un camerata di Orbàn o Le Pen. Quasi un addio alle pratiche sovranazionali che passano da Bruxelles per progettare un futuro da nuovo Reich dominante su un continente. Con nemico principale la Russia, come sempre, ma dopo aver ridotto all’obbedienza i partner perditempo e indebitati (che insomma non possono fare investimenti in armi così colossali come prevede Berlino).

E non sembra un dettaglio che questo “potente riarmo tedesco” sarà di fatto operativo – le armi vanno costruite o comprate, ci vogliono tempi non brevi – quando probabilmente il primo partito di Germania sarà la neonazista AfD, che va conquistando consensi proprio grazie ai bassi salari, i diritti del lavoro in ritirata, il welfare tagliato, ecc. (se spendi per la armi, dice pure quel poco di buono di Mark Rutte – neosegretario della Nato – “devi tagliare la spesa sociale”).

Un risultato davvero molto “democratico”: una Germania nuovamente nazista e debitamente riarmata... 

Per portarsi aventi col lavoro, Merz ha deciso anche di superare i vecchi limiti di utilizzo dei missili tedeschi Taurus da parte dell’Ucraina. Poi ha fatto marcia indietro nella retorica (dalla Russia erano filtrate le parole “Oreshnik” – i nuovi missili ipersonici non ancora intercettabili – e “Berlino”, insieme e con intenti non esattamente benevoli), ma è andato avanti nella pratica.

Nella sua prima visita ufficiale in Germania dopo le elezioni, Zelenskij ha infatti incassato la promessa di 5 miliardi di ulteriori aiuti e la costruzione in Ucraina della prima fabbrica d’armi tedesca, anche per assemblare i Taurus a più lunga gittata, esplicitamente mirati a «indebolire la macchina di guerra di Mosca».

«D’ora in poi non ci sarà più alcuna restrizione di gittata per le armi tedesche. In questo modo l’Ucraina sarà in grado di difendersi completamente, anche contro obiettivi militari situati al di fuori del suo territorio», riassume il cancelliere.

Non ci vuole un genio per capire che anche soltanto dire una cosa del genere – per tre anni evitata persino da Biden, che questo conflitto l’aveva voluto – significa dichiarare guerra, sia pure per interposto esercito. Anche perché tutti gli esperti di cose militari sanno che per guidare missili confezionati da altri – i tedeschi, nel caso dei Taurus – serve personale tecnico militare del “fabbricante”. Ossia la Germania.

Cosa peraltro ammessa dallo stesso comandante della Luftwaffe, il tenente generale Ingo Gerhartz, quando ha confermato che i dati di puntamento per i missili Taurus avrebbero dovuto essere programmati direttamente dallo staff tedesco.

Auguri per la fabbrica, dunque, visto come stanno andando le cose sul terreno. Appare molto probabile che non sfornerà mai il missile “numero uno”, diventando assai prima un bersaglio privilegiato dei migliori missili che i russi hanno a disposizione.

La reazione ufficiale di Mosca, affidata al ministro degli esteri Lavrov, è stata infatti secca: «Azione irresponsabile. Non è altro che un tentativo per costringere gli ucraini a continuare a combattere. Così la Germania affossa gli sforzi per trovare una soluzione diplomatica al conflitto».

Quella non ufficiale, come sempre, è stata affidata a figure meno note, ma non proprio di secondo piano.

Il presidente russo del Comitato di difesa della Duma di Stato, Andrey Kartapolov, ha osservato che la Russia potrebbe potenzialmente colpire non solo le postazioni di lancio dei Taurus, ma persino “qualunque sia il luogo da cui i Taurus vengono portati”. Vago, ma proprio perciò molto ruvido... 

Resta perciò la domanda: quanto può essere stupido un governante che si muove in questo modo – praticamente da solo in Europa, visto che anche i “volenterosi” stanno per ora “marcando visita”, e proprio quando la superpotenza Usa si va sfilando, se non altro, da un incremento di forniture per Kiev – contro una potenza nucleare dotata di quasi 6.000 testate?

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27/05/2025

La guerra di Merz. Alla logica, più che alla Russia

“Dio confonde coloro che vuol perdere”. Il vecchio detto si adatta alla perfezione quando si guarda ai dirigenti del più forte paese europeo, la Germania.

Pur strapazzata oltre ogni limite di decenza – basti ricordare la distruzione del gasdotto NorthStream, che la riforniva di gas russo a buon mercato, proprio davanti alle sue coste e ad opera dei suoi “alleati” (Stati Uniti, Gran Bretagna ed Ucraina) – Berlino si era fin qui allineata agli ordini di Washington cercando di mantenere comunque un profilo basso nello schieramento guerrafondaio europeo.

L’arrivo del democristiano di destra Friedrich Merz, detto “l’amerikano” – è stato tra l’altro presidente del consiglio di sorveglianza di BlackRock – ha fatto però cadere le ultime foglie di fico che avevano malamente coperto i socialdemocratici alla Scholz. E quindi non stupisce che una delle sue prime decisioni di politica estera sia quella di dare a Kiev la versione “long range” dei missili Taurus.

Una decisioni “pericolosa” perché chiaramente finalizzata a consentire attacchi in profondità nel territorio russo, ben oltre la stessa Mosca. Ma anche una scelta miope, visto che di missili così nei magazzini della Bundeswehr non ce ne sono moltissimi e i tempi – e i costi – per produrne altri non sono indifferenti.

La mossa arriva proprio mentre l’amico di Washington, Donald Trump, fa capire di volersi sfilare quanto prima dal groviglio ucraino, possibilmente guadagnandoci sopra. Il che diventerebbe possibile con il “riarmo europeo”, dato che notoriamente le fabbriche militari del Vecchio Continente possono sfornare – sia pure in quantità limitate – proiettili, carri armati, ecc., ma quasi nulla in droni, satelliti, aerei da combattimento, ecc..

Inevitabile dunque che si faccia “debito pubblico” scavando nelle tasche degli europei – con più tasse e/o meno welfare e servizi pubblici – per comprare armi statunitensi da regalare in parte a Kiev e il resto per ricostruire una forza militare “indipendente”.

Anche qui è la Germania di Merz a mostrare le crepe nel cervello, ponendosi come obiettivo la costruzione del “più forte esercito europeo”, ossia “nazionale”, che cozza direttamente contro l’ipotesi di metter su un esercito continentale comunitario.

Intanto, però, si porta avanti nel sostegno alla guerra in atto, spiegando che “Non ci sono più limitazioni sulla portata delle armi consegnate all’Ucraina. Né per gli inglesi, né per i francesi, né per noi. Nemmeno per gli americani”, perché l’Ucraina deve essere autorizzata a contrattaccare “colpendo infrastrutture militari in territorio russo”.

Resta da spiegare perché, dopo aver “svelato” questa volontà di far guerra alla Russia per interposto ucraino – ma si sa che certi sistemi d’arma vengono maneggiati direttamente da militari/tecnici dei paesi che li producono – Mosca dovrebbe astenersi dal colpire, sia pure indirettamente, “i volenterosi” idioti che ancora non vogliono capire che il progetto iniziale (mettere la Russia in crisi e favorirne semmai lo smembramento, o come minimo un “cambio di regime”) è ormai fallito.

Siamo quindi nelle mani di gente che magari sa calcolare le entrate e le uscite in un bilancio aziendale, e capisce quindi chi ci guadagna da una decisione politica o un’altra, ma risulta totalmente a digiuno di rapporti di forza strategici.

Non è un segreto neanche per loro che buona parte della forza di “deterrenza” della Nato consiste – o consisteva – nell’“ombrello nucleare” statunitense, a sua volta “orientato” dal sistema satellitare Usa (sia pubblico che privato, come lo Starlink di Elon Musk).

Ma una volta che lo “zio d’America” si sfila, più o meno nettamente, dal conflitto in corso, ai “volenterosi” macellai europei resta in mano un mucchio di ferraglia che a fatica spaventerebbe un paese arretrato, ma certamente non impensierisce una potenza nucleare come la Russia.

Roba che può servire a mandare a morire qualche altra decina di migliaia di ucraini e di russi, non a ribaltare il corso delle cose. Lo capisce chiunque. Probabilmente anche Merz.

La domanda diventa perciò: ma quanto state messi male per andare avanti come zombie verso il baratro?

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05/03/2024

I militari tedeschi inguaiano gli alleati della Nato

Secondo quanto riportato dai mass media internazionali, alti ufficiali tedeschi avrebbero accidentalmente fatto trapelare segreti militari alla Russia per mezzo di una registrazione audio di una riunione in videoconferenza.

Al centro della conversazione in questione, il no di Berlino alla consegna di missili a lungo raggio Taurus a Kiev, oltre ad alcune indiscrezioni sul ruolo della Gran Bretagna nella guerra. Il tutto è poi finito in un servizio sul network televisivo russo Russia Today. A quel punto la bomba è esplosa con grande imbarazzo sia per la Germania che per la Gran Bretagna.

Alla riunione, quattro ufficiali, tra cui il capo dell’aviazione militare tedesca Ingo Gerhartz, discutono gli scenari di dispiegamento per i missili “Taurus” in preparazione di un incontro con il ministro della Difesa Pistorius. Gli alti ufficiali giungono alla conclusione che una consegna e un rapido dispiegamento sarebbero stati possibili solo con la partecipazione dei soldati tedeschi sul posto, cioè in Ucraina.

Un addestramento all’uso dei “Taurus” da parte dei soldati ucraini richiederebbe infatti dei mesi. A quel punto vengono discusse varie opzioni per nascondere il coinvolgimento diretto della Bundeswehr nel dispiegamento dei “Taurus”. In questo modo, l’azienda produttrice può trasmettere i dati di destinazione richiesti o questi possono essere consegnati in auto attraverso la Polonia.

Il ponte che collega la terraferma con la Crimea costruito dai russi, così come i depositi di munizioni nella penisola, sono stati discussi come obiettivi. Si fa poi menzione della presenza di soldati britannici in Ucraina per aiutare a lanciare missili da crociera britannici e francesi. Uno degli alti ufficiali, Ingo Gerhartz definisce i missili Taurus un “super strumento”, mentre altri parlano di un “punto di forza unico” nelle capacità dell’arma tedesca.

L’intercettazione è piombata come un macigno anche sulla politica tedesca.

Giovedì sera, in un evento pubblico a Dresda, il cancelliere Olaf Scholz aveva giustificato il suo rifiuto di consegnare missili da crociera “Taurus” a Kiev e di inviare soldati tedeschi con insolita chiarezza. Venerdì, la Russia ha reso pubblica sul network televisivo Russia Today la registrazione della riunione interna degli alti ufficiali dell’aeronautica tedesca svoltasi il 19 febbraio. Non è stata specificata una fonte per la registrazione di ben 38 minuti. Il cancelliere Olaf Scholz (SPD) ha parlato di una “questione molto seria” durante la visita a Roma sabato in occasione dell’assemblea del Partito Socialista Europeo. Il governo tedesco era appena uscito con grande imbarazzo dall’incidente nel Mar Rosso in cui una propria nave militare aveva abbattuto un drone Reaper statunitense dopo averlo scambiato per un drone degli Houti.

A complicare le cose, ci sono infatti le dichiarazioni del generale tedesco Ingo Gerhartz che hanno inguaiato anche le forze armate britanniche. Nel corso della conversazione intercettata Gerhartz aveva discusso della possibile consegna dei missili tedeschi Taurus, più precisi degli Storm Shadows: “Se ci vengono chiesti i metodi di consegna, so come fanno gli inglesi. Lo fanno completamente in termini di “reach-back”. Hanno diverse persone sul posto”.

Un altro partecipante alla chiamata – si ritiene che sia il generale di brigata Frank Graefe – avrebbe poi aggiunto anche dettagli sull’addestramento delle truppe ucraine sul suolo tedesco, pronte a tornare in patria. “La giusta linea d’azione sarebbe poi che la Gran Bretagna prendesse il comando. Immaginate il casino se i media lo scoprissero”, avrebbe ammesso l’alto ufficiale.

Scoppiata la “bomba”, il ministro della difesa tedesco Boris Pistorius ha accusato il Presidente russo Vladimir Putin di cercare di «destabilizzare» il Paese, in seguito alla diffusione da Mosca degli scambi confidenziali tra ufficiali tedeschi sulle forniture di armi all’Ucraina. «Si tratta semplicemente di usare questa registrazione per destabilizzare» e minare «l’unità» della Germania. «L’obiettivo è chiaramente quello di minare la nostra unità, di seminare divisione politica in patria, e spero sinceramente che Putin non ci riesca e che rimarremo uniti», ha spiegato. Ma il ministero della Difesa tedesco ha dovuto ammettere che la registrazione è autentica e che è stata «intercettata».

“Sì, certo”, ha detto il vicepresidente del Bundestag quando gli è stato chiesto dal giornale tedesco Handelsblatt se la vicenda delle intercettazioni nella Bundeswher potrebbe mettere a repentaglio la cooperazione con altri partner.

Sulle ripercussioni nelle relazioni con i vertici politici e militari britannici, la frittata fatta dai vertici militari tedeschi sta creando non pochi imbarazzi e problemi.

Tobias Ellwood, ex ministro della Difesa britannico, ha dichiarato al The Guardian che la fuga di notizie è imbarazzante per Berlino, anche se ha detto alla BBC che la Russia probabilmente sapeva della presenza britannica, data l’intensità delle sue attività di spionaggio.

Ma questo non dovrebbe “impedire che nei corridoi diplomatici si svolgano serie conversazioni tra Germania, Gran Bretagna e Nato, e che si discuta anche del motivo per cui ciò è avvenuto”, ha aggiunto Ellwood.

La Gran Bretagna, secondo The Guardian, ha confermato la presenza di un “piccolo numero di personale militare” in Ucraina martedì della scorsa settimana, anche se non ha detto quali compiti stessero svolgendo, tra le preoccupazioni che qualsiasi potenziale coinvolgimento in combattimento possa essere considerato da Mosca come un’escalation.

L’ultimo “incidente” delle intercettazioni dei vertici militari tedeschi (ai quali andrebbe aggiunto l’abbattimento per errore di un drone statunitense nel Mar Rosso, ndr), viene così sottolineato dal quotidiano Handesblatt: “Tutto ciò distrugge la fiducia e, sfortunatamente, si inserisce abbastanza bene nella serie di fallimenti della politica di sicurezza nella questione della Russia. Ci sono i documenti della NATO che sono andati ai russi nel corso dell’approvazione del Nord Stream 2. C’è il caso del doppio agente smascherato del BND. E c’è la rivelazione della scorsa settimana che il manager di Wirecard, Jan Marsalek, è stato una spia russa per anni”.

L’intercettazione rivelata da Russia Today ha solo reso evidente quello che la Nato sta facendo da tempo cioè aver già inviato i propri specialisti militari sul territorio ucraino per partecipare alla guerra contro la Russia. Non ci sono solo i britannici ma anche francesi, statunitensi, polacchi, scandinavi etc. Ma rivela anche come l’ossessione con cui il militarismo di ritorno in Germania sta accelerando il suo ritrovato protagonismo sulla scena internazionale, sta già provocando un sacco di guai – per ora ai propri alleati. Sarebbe meglio stopparlo alla nascita prima che ne inneschi di maggiori.

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02/03/2024

Guerra in Ucraina - La Germania è parte integrante dell'escalation contro la Russia

di Francesco Dall'Aglio

Avrei voluto discutere dei funerali di Navalny, che alla fine sono andati "bene", nel senso che si sono celebrati pubblicamente, che a parte amici e parenti c'erano 2-3000 persone (non nella chiesa o nel cimitero, ovviamente), che non ci sono stati arresti e che il cimitero di Borisovo, dove è stato sepolto, è accessibile al pubblico eccetera, ma: qualcuno ha fatto arrivare a Margarita Simonyan, la capo redattrice di Russia Today, la registrazione di una lunga telefonata tra quattro figure di vertice dell’aeronautica tedesca (Gerhartz, Grefe, Fenske e Frostedte) che il 19 febbraio discutevano di come convincere il governo tedesco a mandare un centinaio di missili Taurus in Ucraina, di come fare in modo di evitare conseguenze diplomatiche, di come addestrare gli ucraini a utilizzarli nel più breve tempo possibile, e soprattutto di come provare a distruggere il ponte di Kerč' montandoli sui caccia francesi Rafale.

Non penso di dovere aggiungere che è un cosa parecchio grave per via di quel marginale dettaglio che la Germania non è in guerra con la Russia, e dunque discutere di come organizzare la distruzione di una infrastruttura strategica è, a tutti gli effetti, un atto ostile. Vediamo come si mette la cosa.

Allego la traduzione in inglese della telefonata intercettata che Simonyan ha pubblicato sulla sua pagina VK (l'audio, però, non c'è ancora)

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