Il ruolo che le Ong dirittoumaniste hanno avuto e continuano ad avere
nel predisporre il terreno culturale (leggi creare consenso) adatto alle
missioni umanitarie internazionali (leggi guerre) è risaputo da tempo.
Tanti commentatori hanno provato a smascherare gli interessi materiali
dietro l’intervento delle Ong nei vari contesti in cui prima o dopo si
sarebbe prodotta un’ingerenza internazionale. In particolare in America
Latina e Medioriente tali organizzazioni sono state il cavallo di Troia
per veicolare, nell’opinione pubblica presuntamente democratica e
presuntamente “di sinistra”, l’urgenza di interventi esterni per
“liberare” determinate popolazioni dal giogo di “dittatori” di volta in
volta indicati come “male assoluto”, “nemici dell’umanità” e via
dicendo. Una dinamica ormai sperimentata e navigata, che trova
inequivocabilmente predisposta una certa sinistra, anche di movimento,
alla mobilitazione democratica, prona ogni volta ai titoli di Repubblica e
compari. Dalla Libia alla Siria, passando per il Mali, l’Iran o il
Venezuela, ogni qual volta tali Ong indicavano l’obiettivo, si accorreva
alla richiesta di democrazia (leggi bombe umanitarie), sempre peraltro
con la solita giustificazione ideologica: meglio un “capitalismo
liberaldemocratico” che una “dittatura autoritaria”.
Una delle maggiori
“organizzazioni non governative” (in realtà legatissime ai governi)
protagonista di questa triste vicenda, è Reporter Sans Frontieres, Ong
presa ogni volta a metro di paragone per stabilire la democraticità
dello Stato oggetto di criminalizzazione internazionale.
Ebbene scopriamo oggi che il fondatore dell’organizzazione, Robert
Menard, non solo è stato eletto a sindaco di un paesino francese,
Beziers, tra le fila del Front National, ma che da tempo si produce
nella schedatura dei bambini mussulmani
presenti nel suo territorio. Una prassi ovviamente vietata, e che ha
mosso addirittura il governo francese ad indagare sul fatto, ma che
smaschera ulteriormente la natura, anche soggettiva, di queste Ong,
Reporter Sans Frontieres in primis.
Non c’è molto da aggiungere alla
notizia, se non il triste presentimento che anche questa volta cadrà nel
vuoto autocritico di una sinistra sempre in prima linea a giustificare
interventi umanitari in ogni dove, direttamente (vedi Libia), o per
procura (vedi Donbass o Siria), senza mai accorgersi di marciare dalla
stessa parte di chi invece dovremmo combattere. Una sinistra pronta alla
mobilitazione quando questa viene chiamata dal Tg1, Tg5, La Stampa,
Corriere della Sera, Rizzoli. Cosa hanno in comune queste testate?
Quello di essere parte del comitato direttivo di Reporter Sans
Frontieres.
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