La
tregua tra Arabia Saudita e Yemen vale solo per il confine. Il resto del paese è
carne da macello. Ieri il portavoce della coalizione sunnita guidata da
Riyadh ribadiva la validità del cessate il fuoco lungo la frontiera tra
i due paesi e riportava dell’attività di sminamento in corso. Nelle
stesse ore, però, almeno 41 civili yemeniti, molti bambini, venivano
massacrati nel raid su di un mercato nella città di Mastaba, nella
provincia di Hajja.
Ieri sera un sito locale yemenita, Sahafah,
triplicava il bilancio: i morti, scrive, sarebbero 107. Per ora non sono
giunte conferme. La devastazione è immane: “Terribile – dice all’Ap un
residente, Showei Hamoud – Sangue e resti umani ovunque. La
gente li raccoglieva in coperte e buste”. Secondo i testimoni due
missili hanno centrato il mercato, luogo civile dove non sono presenti
target militari. Nessun commento è per ora giunto dal comando saudita.
“Quest’attacco non aiuta a raggiungere la pace – scrive l’agenzia web legata al movimento Houthi, al-Masirah – Al contrario, farà proseguire la guerra e provocherà un’escalation”.
Nonostante le stragi, però, il dialogo sottobanco prosegue, con la
mediazione di tribù locali. E se i sauditi colpiscono con le bombe, il
movimento ribelle Houthi risponde a parole: Saleh al-Sammad,
capo dell’ufficio politico del gruppo sciita, ha definito il dialogo in
corso un tentativo da parte saudita di distogliere l’attenzione dal
conflitto. Su un punto, di certo, al-Sammad ha ragione: ad un anno ormai
dal lancio dell’operazione “Tempesta decisiva”, costata la vita a
6-8mila persone, l’Arabia Saudita non è riuscita ancora a vincere.
Poche restano le pressioni internazionali per porre fine ad
un’operazione che non ha mai ricevuto l’ufficiale avallo dell’Onu e
della Lega Araba. Entrambe le istituzioni si sono limitate a “benedire” a
parole la missione, chiaro esempio di guerra per procura contro l’Iran.
Ma ad un anno dalle prime bombe, sganciate dai jet dei paesi del Golfo,
dell’Egitto, del Sudan, una parte della comunità internazionale
comincia a muovere delle critiche, sulla spinta di movimenti di base e
organizzazioni internazionali che accusano l’Occidente di complicità: le
armi utilizzate nell’attacco contro lo Yemen sono tutte vendute dai
governi alleati europei e dagli Stati Uniti. Tra queste anche le
famigerate bombe a grappolo, vietate dal diritto internazionale.
Un passo lo ha compiuto nelle scorse settimane il Parlamento Europeo
che ha votato a maggioranza la storica (seppur non vincolante) richiesta
alle istituzioni di Bruxelles di imporre un embargo militare contro
l’Arabia Saudita. Ieri ha seguito il parlamento olandese che ha
fatto lo stesso: appello al governo perché non venda più armi a Riyadh,
“colpevole di violare il diritto internazionale in Yemen”.
Fonte
Appelli... che vanno bene per imbiancare i soliti sepolcri europei e far contente le anime belle dei "progressisti" continentali.
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