Presentazione


Aggregatore d'analisi, opinioni, fatti e (non troppo di rado) musica.
Cerco

lunedì 4 giugno 2018

La guerra sui dazi “stressa” il prossimo vertice del G7

Alla vigilia del vertice del G7 (8-9 giugno in Canada) la guerra commerciale sui dazi scatenata dagli Usa è esplosa alla riunione del G7 finanziario preparatorio a quello dei Capi di Stato. La riunione infatti si è chiusa con una protesta unanime contro l’aggressiva politica commerciale americana e con i principali alleati di Washington per la sua decisione di imporre dazi sull’acciaio e sull’alluminio. “I ministri delle finanze e i governatori delle banche centrali hanno chiesto al segretario al tesoro americano Steven Mnuchin di riferire la loro unanime preoccupazione e la loro contrarietà” ha spiegato il ministro delle finanze canadese Bill Morneau alla fine della tre giorni di riunioni tenutasi a Whistler in Canada ma che, segno dei tempi, si è conclusa senza una dichiarazione comune e con una serie di conferenze stampa separate.

Il G7 è stato “teso e difficile” ha detto il ministro francese Bruno Le Maire, definendo la riunione un “G6+1” con gli Stati Uniti che si sono trovati “soli contro tutti e che stanno facendo correre il rischio di una destabilizzazione economica di tutto il pianeta”.

Ma oltre alle tensioni in seno al G7, per l’amministrazione Trump resta aperto anche il fronte di guerra commerciale con la Cina. “Qualsiasi accordo con Washington per porre fine alla disputa commerciale «non entrerà in vigore se l’aumento dei dazi Usa proseguirà”. È stato questo il monito della Cina dopo che le delegazioni guidate dal ministro del Commercio Usa, Wilbur Ross e l’alto funzionario del Commercio cinese, il vicepremier Liu He, hanno avuto un altro round di colloqui sull’impegno della Cina di limitare il suo surplus commerciale con gli Usa acquistando più beni americani, così da evitare una “guerra commerciale” e soprattutto l’isolamento completo degli Stati Uniti. Pochi giorni fa, Washington ha a sorpresa annunciato dazi in arrivo per 50 miliardi di dollari sull’import di prodotti cinesi con una stretta agli investimenti nel settore hi-tech statunitense.

Fonte

Nessun commento:

Posta un commento