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20/11/2020

L’ingordigia della Francia mette a rischio l’accordo di pace in Libia

Non c’è niente da fare. Le ingerenze della Francia in Libia producono sempre effetti tragici. La Libyan National Oil Corporation (Noc) ha annunciato di acconsentire all’espansione degli investimenti della multinazionale francese Total in Libia. In secondo luogo sono state fatte circolare non meglio precisate “intese di sicurezza” raggiunte a Parigi da esponenti del governo di Tripoli. Queste due notizie hanno suscitate immediate reazioni e proteste in Libia che da poco ha raggiunto un fragilissimo accordo di pace tra i due governi di Tripoli e Tobruk, ma che proprio sugli introiti petroliferi e la sicurezza regge gran parte dei suoi equilibri. L’agenzia Nova, sempre molto attenta e informata su quanto avviene in Libia, riferisce che l’azienda petrolifera statale libica ha spiegato di aver discusso con Total degli sforzi per “aumentare la capacità di produzione e aumentare i tassi di produzione ai massimi livelli”. La produzione petrolifera libica è effettivamente tornata a circa 1,25 milioni di barili al giorno, riferisce la Noc, quasi la stessa quantità che la Libia produceva prima che precipitasse nella guerra civile quasi un decennio fa. La rapida ripresa dei flussi petroliferi libici – dove la produzione all’inizio di settembre era inferiore ai 100.000 barili al giorno – ha sorpreso gli esperti, superato le previsioni degli analisti e attirato l’interesse delle multinazionali del petrolio.

È in questo contesto, che la Noc ha reso noto che la Total “ha espresso il desiderio di espandere la propria base di investimenti in Libia”, si legge nella nota.

La agenzia Nova inoltre fa sapere che proprio ieri, il ministro dell’Interno del Governo di accordo nazionale libico (Gna), Fathi Bashagha, ha firmato in Francia un memorandum d’intesa per rafforzare la cooperazione tra il suo dicastero e una società di sicurezza. L’accordo include la cooperazione tra le due parti nel campo dello sviluppo di sistemi biometrici i requisiti elettorali e “altri scopi di sicurezza”.

Fonti vicine a Bashagha avevano detto che il ministro si era recato in Francia per discutere degli sforzi per una soluzione politica in Libia ma anche per chiedere il sostegno di Parigi alla sua candidatura a primo ministro del prossimo governo di unità nazionale in Libia.

Da qui le irate reazioni di altri esponenti politici libici. Ahmed Sewehli, figlio dell’ex presidente dell’Alto Consiglio di Stato, Abdulrahman Sewehli, ritiene scandaloso stringere accordi con la Francia, un Paese che “ha aiutato un signore della guerra (il generale Khalifa Gaftar) a uccidere migliaia di persone e distruggere le città, garantendo armi, supporto logistico e diplomatico”.

In una serie di messaggi su Twitter, ha espresso indignazione e perplessità per gli accordi con Total. “Il governo libico di Tripoli può concludere accordi commerciali con paesi come Turchia, Italia, Regno Unito, Spagna, Giappone e persino con la Germania. Paesi che non hanno attaccato la Libia. La Turchia infatti ha fermato un attacco e salvato vite. E invece il governo si occupa di Francia e Russia”, ha aggiunto Sewehli.

In una dichiarazione rilasciata ad “Agenzia Nova”, Suleiman al Sharif, attivista del comune di Sebha nel Fezzan, ha affermato che l’annuncio da parte della Noc di voler espandere la partnership con la Total costituisce “una minaccia per gli interessi economici libici, poiché gli sforzi di Total non sono altro che un tentativo della Francia di controllare le articolazioni più vitali dell’economia libica, e quindi controllare le decisioni politiche in Libia”. Al Sharif ha aggiunto che il popolo libico “non accetterà l’espansione dell’influenza di Total e Francia in Libia” e ha invitato i partiti politici del Paese “a fermare la penetrazione economica e politica della Francia in Libia, che danneggia gli interessi strategici del paese in questi tempi difficili che la Libia sta attraversando”.

Infine l’economista libico, Walid Hmaidan, ha affermato che la scommessa sulla partnership con Total è una scommessa persa, “visti gli ostacoli che la compagnia francese trova nei suoi progetti negli altri paesi, e questi possano incidere negativamente sui progetti dell’azienda in Libia con danni a medio e lungo termine”.

Hmaidan ha aggiunto in una dichiarazione ad “Agenzia Nova” che Total non è riuscita ad acquisire le attività di Anadarko in Algeria e non è stata in grado di penetrare in Mozambico, Ghana e Sud Africa, dopo che le autorità algerine si sono opposte all’accordo, costringendo la Sonatrach a bloccare l’affare in quanto aveva causato una crisi politica. “Questo è un grosso problema in Algeria, dove la maggior parte dei partiti, parlamentari e politici hanno rifiutato l’accordo, considerandolo un tentativo della Francia di minacciare la sicurezza nazionale algerina”, ha aggiunto.

Hmaidan ha concluso dicendo che la National Oil Corporation dovrebbe seguire l’esempio della vicina Algeria e “fermare l’espansione francese in Libia rafforzando le sue partnership con altre società che hanno esperienza e competenza nel mercato libico, e hanno già ottenuto successi a livello regionali e internazionali, simili alla società italiana Eni, i cui progetti sono in forte espansione in Egitto, Oman e altrove”.

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