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29/11/2020

Tredicesime più basse. Il calo di retribuzioni e consumi alimenta la deflazione

A causa del boom della cassa integrazione e dei fondi integrativi usati come ammortizzatori sociali nella pandemia, quest’anno le tredicesime di molte lavoratrici e lavoratori saranno più basse. L’importo complessivo di circa 34 milioni di gratifiche natalizie per pensionati e lavoratori ammonterà infatti a 30 miliardi di euro, 3 miliardi in meno rispetto alla somma pagata l’anno scorso. A rilevarlo è l’Ufficio studi della CGIA di Mestre.

Le tredicesime, introdotte per dare impulso ai consumi natalizi, riguardano 16 milioni di pensionati e 18 milioni di lavoratori dipendenti.

“Il Covid, purtroppo, ha alleggerito le tredicesime di tanti dipendenti del settore privato. Dall’inizio dell’emergenza, infatti, almeno 6,6milioni di lavoratori sono finiti in cassa integrazione e molti di questi a zero ore. Questa situazione non ha consentito a tante persone di maturare il rateo mensile che definisce economicamente la gratifica, alleggerendone quindi l’importo finale di circa 100 euro per ogni mese di indennità ricevuta” – sostiene la Cgia – “Con meno soldi a disposizione e tanta sfiducia che assilla le famiglie italiane, gli acquisti di Natale rischiano di subire una contrazione fino al 15 per cento. Se l’anno scorso la spesa complessiva ha sfiorato i 10 miliardi di euro, quest’anno potrebbe scendere a 8,5-9 miliardi, una riduzione che rischia di penalizzare soprattutto le botteghe artigiane e i negozi di vicinato che faticano a reggere la concorrenza sempre più spietata del commercio on line”.

Dei 30 i miliardi di euro di tredicesime, il fisco incasserà però 10,4 miliardi di euro di ritenute Irpef. Su pensionati e lavoratori dipendenti infatti le tasse funzionano come con un bancomat, basta digitare e il prelievo è assicurato.

“Con l’aumento dei risparmi privati e la caduta verticale dei consumi delle famiglie – segnala il Segretario della Cgia Renato Mason – il Paese sta scivolando pericolosamente verso la deflazione. Dallo scorso mese di maggio, infatti, l’indice dei prezzi al consumo è negativo. La deflazione, ricordiamo, si manifesta attraverso una progressiva contrazione dei prezzi dei beni e dei servizi. Apparentemente la cosa può sembrare positiva: se i prezzi scendono, i consumatori ci guadagnano. Nella realtà le cose assumono una dimensione completamente diversa: nonostante i prezzi siano in calo, le famiglie non acquistano, a causa delle minori disponibilità economiche e delle aspettative negative, quel poco che viene venduto comporta, per i negozianti, margini di guadagno sempre più contenuti. La merce invenduta innesca una situazione di difficoltà per i commercianti, ma anche per le imprese manifatturiere che, a fronte delle mancate vendite, sono costrette a ridurre la produzione e in prospettiva anche l’occupazione”.

Dopo anni di depressione sistematica della domanda interna (salari, investimenti, consumi) in molti adesso si accorgono che il meccanismo liberista che punta tutto sull’export e la contrazione salariale è un giocattolo rotto, da troppo tempo.

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