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09/05/2022

Genova 2001: le condanne per i poliziotti sono definitive

Si chiude definitivamente l’iter giudiziario dei poliziotti che hanno organizzato, gestito, depistato i pestaggi di Genova, nel 2001, in occasione del G8 (toh, ci avevano invitato pure Putin...). In particolare per i fatti della scuola Diaz.

La Corte europea per i Diritti dell’Uomo ha infatti rigettato il ricorso dei poliziotti che sostenevano come la condanna in appello, poi diventata in definitiva in Cassazione, era stata inflitta senza sentire i testimoni e in violazione del principio di “equo processo”.

Relatori della sentenza sono stati i giudici Péter Paczolay, presidente, Gilberto Felici e Raffaele Sabato a latere. L’iter era stato annoso, con gli imputati che erano stati assolti in primo grado e condannati in appello e in Cassazione per falso e calunnia.

Il ricorso era stato presentato nel 2013 e spiegava che la sentenza della corte di appello di Genova avesse “violato l’articolo 6 della Convenzione europea per i diritti dell’uomo che sancisce il diritto dell’imputati di interrogare o far interrogare i testimoni a carico”.

A presentare il ricorso erano stati i funzionari di polizia Gilberto Caldarozzi, Fabio Ciccimarra, Carlo Di Sarro, Filippo Ferri, Salvatore Gava, Francesco Gratteri, Giovanni Luperi, Massimo Mazzoni, Spartaco Mortola e Nando Dominici. I quali, è il caso di ricordare, hanno tutti mantenuto i loro posti nella polizia, venendo anzi promossi ad incarichi di responsabilità sempre più alti.

Nel merito, la Corte ha stabilito che i magistrati italiani hanno agito correttamente nel non convocare nuovamente i testimoni. Perché? Perché si trattava di escussioni non rilevanti ai fini dell’accertamento della verità giudiziaria di primo e secondo grado, che è stata stabilita in dibattimento grazie a una montagna di prove documentali (verbali falsificati, ecc.).

Come per tutti i processi, la pratica per cui i testimoni devono essere risentiti non è un automatismo ma dipende da una valutazione del giudice sulla rilevanza della testimonianza.

Non c’è più spazio per altre manfrine legali...

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