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16/08/2023

L’India prepara il G20, ma senza Ucraina

L’India non invita l’Ucraina al vertice del G20 del prossimo mese.

Lo riporta Sky News, aggiungendo che la Russia è stata invece invitata nonostante gli appelli a espellerla dal gruppo.

Un elenco formale degli invitati pubblicato sul sito del G20 mostra che sono stati invitati 8 Stati non membri: Bangladesh, Egitto, Mauritius, Paesi Bassi, Nigeria, Oman, Singapore ed Emirati Arabi Uniti. È prevista anche la Spagna tra i non membri, come invitato permanente.

Spetta al Paese ospitante decidere quali non membri invitare ogni anno. Kiev era stata invitata al summit in Indonesia nel 2022 e al G7 in Giappone a inizio anno.

La notizia – qui riportata dall’Agenzia Ansa – è sicuramente rilevante perché indica una autonomia decisionale di uno dei due paesi più popolosi al mondo, nonché dotato di industrie belliche all'avanguardia e armi nucleari, rispetto ai desiderata occidentali.

Proprio la visita del premier Narendra Modi negli Usa, a fine giugno, era stata raccontata come la “svolta” di Delhi rispetto al conflitto in Ucraina. Ma la “narrazione”, ancora una volta, era pura propaganda.

L’India di Modi è una potenza emergente con propri obiettivi, molto nazionalista e con evidenti tratti autoritari che aggravano la tradizionale struttura delle “caste” (dai bramini in posizione dominante ai “paria”, praticamente senza diritti).

Proprio ieri, nel celebrare l’anniversario dell’indipendenza, parlando ad una enorme folle dal Forte Rosso di New Delhi, fortilizio Moghul del XVII secolo, Modi ha esaltato in primo luogo se stesso, ricordando che “grazie agli sforzi di 1,4 miliardi di indiani, abbiamo raggiunto la quinta posizione [nell’economia mondiale, ndr], questo non è successo per caso”, sottolineando che quando è “arrivato al potere nel 2014 eravamo alla decima posizione”.

Quindi è passato ad indicare gli obiettivi e le promesse: “Quando la povertà diminuisce in un Paese, il potere della classe media aumenta considerevolmente: nei prossimi cinque anni, vi prometto che l’India sarà tra le tre principali economie del mondo”.

L’India, nella sua visione, “sta diventando la voce del sud globale”, proponendo di fatto la stessa formula usata dai leader progressisti latino-americani.

“La prosperità e la cultura indiana sono diventate un’opportunità per il mondo”, ha detto ancora, sottolineando di poter “vedere chiaramente che un nuovo ordine globale ed una nuova equazione geopolitica sta emergendo dopo il Covid”. Il multilateralismo, insomma, si fonda ormai su basi ogni giorno più solide.

Sottolineare l’“autonomia” dell’India di Modi rispetto all’Occidente è una semplice constatazione da fare nel mentre si analizzano i cambiamenti internazionali; e ovviamente non implica affatto – come piacerebbe ai tanti “tifosi bipolari” che popolano la Rete – un giudizio positivo sul suo governo.

Di fatto, con la sua decisione, Modi formalmente rispetta i trattati internazionali esistenti (e la Russia fa storicamente parte dei paesi con seggio permanente nel G20), ma disegna una lista di “inviti” che non tiene in nessun conto la “obbligatorietà” di vedere tra i presenti, in qualsiasi occasione, anche Kiev.

Non è ancora chiaro se al vertice sarà presente Putin, che ovviamente non rischierebbe l’arresto richiesto dalla Corte dell’Aja (di stretta obbedienza Usa). E certamente la possibilità di vederlo allo stesso tavolo con Biden, Sunak, Meloni, Scholz, e gli altri membri della Nato sarebbe devastante per l’alleanza militare che sostiene Kiev nella sua guerra per procura.

Un segnala pesante per l’area euro-atlantica, sempre meno “egemone” sul resto del mondo.

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