Presentazione


Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.

11/11/2025

Al Qaeda entra alla Casa Bianca


Un quarto di secolo dopo l’abbattimento delle Torri Gemelle e l’avvio della “guerra infinita contro il terrorismo” (slogan di George W. Bush), Al Qaeda entra col tappeto rosso alla Casa Bianca.

Ieri l’ex “terrorista” Al Jolani, tornato al suo vero nome – Ahmed al-Shara – è stato ricevuto da Donald Trump nello studio ovale in qualità di presidente della “nuova Siria”, dopo la fuga di Assad.

Solo 11 mesi fa Al Jolani – già sulla poltrona più alta di Damasco – era ancora inseguito con una taglia da 10 milioni di dollari stanziata proprio dagli Stati Uniti in quanto capo riconosciuto dell’ala siriana di Al Qaeda, che aveva organizzato su incarico di Al Baghdadi (poi ucciso in Iraq).

Il suo nome è stato cancellato dalla lista ufficiale dei “terroristi” solo pochi giorni fa, quando stava in pratica salendo sull’aereo per gli Stati Uniti (dove peraltro era già stato senza problemi, parlando all’Onu).

Prima dell’ingresso alla Casa Bianca, come propaganda vuole, Al Jolani si è anche fatto riprendere mentre finge di giocare a basket insieme ai generali Brad Cooper (capo del Comando Centrale degli Stati Uniti) e Kevin Lambert (comandante della coalizione internazionale anti-ISIS in Iraq), che per anni gli avevano ufficialmente “dato la caccia”, ma in realtà lo avevano rifornito e finanziato – insieme ad Erdogan – come pilastro della destabilizzazione del regime alawita, sostenuto dalla Russia.

L’incontro sembra confermare le voci secondo cui si starebbero da qualche tempo svolgendo negoziati USA-Siria per stabilire una presenza aerea all’aeroporto internazionale di Damasco, per aiutare a monitorare il corridoio Israele-Siria. Evidente il vantaggio reciproco: l’aeronautica statunitense guadagna una base importante e il nuovo regime siriano incassa una polizza assicurativa contro possibili nuovi attacchi israeliani (Tel Aviv non segue pedissequamente la diplomazia Usa e continua a bombardare chi vuole).

Garanzia ballerina, certo, come è stato dimostrato di recente con l’attacco israeliano in Qatar, dove pure c’è una grandissima base statunitense, poco prima del “cessate il fuoco” a Gaza, nel fallito tentativo di eliminare la delegazione di Hamas ai negoziati (una specialità esclusiva dei sionisti: far fuori quelli con cui si sta discutendo di “pace”).

Le foto dell’incontro, in ogni caso, dimostrano che la definizione di “terrorista” è sempre stata un’etichetta altamente elastica, da affibbiare – o togliere – ai “nemici”. Poi, quando per qualche motivo, ri-diventano “alleati”... scurdammece o’ passato.

È appena il caso di ricordare che Al Qaeda – fondata da Osama Bin Laden con finanziamenti sauditi e statunitensi per condurre la guerra anti-sovietica in Afghanistan negli anni '80 – era diventata ad un certo punto il “nemico esistenziale” di Washington e dell’Occidente, giustificando così l’intervento militare in Afghanistan (per venti anni, fino alla ingloriosa fuga da Kabul) e in molti altri paesi musulmani.

Ma niente è per sempre. Ascoltare i cronisti italioti chiamare ora l’esperienza passata di Al Jolani come quella di un “guerrigliero”, non ha prezzo...

Fonte

Nessun commento:

Posta un commento