Presentazione


Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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16/11/2020

Covid-19. “Il governo fornisca dati più attendibili”. Una scelta non rinviabile

Intervenendo alla trasmissione domenicale “Mezz’ora in più”, il fisico Giorgio Parisi, presidente dell’Accademia dei Lincei ha messo i piedi nel piatto sull’affidabilità dei dati relativi al Covid diffusi dal Comitato Tecnico Scientifico: “L’Rt così non è affidabile, capisco le difficoltà di fare delle stime, ma il calcolo dell’Rt dovrebbe rintracciare le persone che si sono ammalate e capire quando si sono ammalate. Va fatto uno sforzo enorme, è normale che ci siano difficoltà visti i numeri” – ha detto ancora lo scienziato – “I dati che sappiamo e di cui siamo a conoscenza sono solo una piccola quantità. Servono dati dettagliati, non scientifici. Sappiamo quante sono le terapia intensive, ma non quante persone ci entrano e quelle che escono. Quante sono le chiamate ai pronto soccorso regionali? Non sappiamo nemmeno quante persone si sono ammalate nei singoli comuni lombardi”, ha aggiunto Parisi, riaffermando la necessità che i dati raccolti dalle Regioni e poi dal Ministero della Sanità vengano socializzati per poter essere disaggregati e analizzati in modo più attendibile.

Già il 23 ottobre in un intervento su La Repubblica Parisi aveva affermato che “A partire dal 5 ottobre i nuovi casi raddoppiano ogni settimana. Ed è ormai consolidato il rapporto tra nuovi casi e numero di morti: i decessi sono proporzionali ai contagi con una settimana di ritardo. In particolare, c’è un rapporto di uno a ottanta, un decesso ogni 80 contagi. Ragionevolmente, i quasi 20mila nuovi casi di oggi corrisponderanno a circa 250 morti di venerdì prossimo. Se dunque le misure prese nei giorni scorsi non dovessero rallentare questa tendenza, basta un po′ di aritmetica per calcolare che a metà novembre ci ritroveremo con 500 morti al giorno”. Questo aveva spiegato a ottobre il presidente dell’Accademia dei Lincei, e i fatti sembrano avergli dato ragione.

Qualche giorno, anche sulle pagine di Contropiano, avevamo dato conto della contestazione dei dati forniti dal Comitato Tecnico Scientifico da parte della Fondazione Gimbe e del suo presidente Nino Cartabellotta.

Da una decina di giorni è partita la campagna DatiBeneComune che, al primo di una piattaforma di cinque punti, chiede al governo di rendere disponibili, aperti, interoperabili (machine readable) e disaggregati tutti i dati comunicati dalle Regioni al Governo dall’inizio dell’epidemia per monitorare e classificare il rischio epidemico (compresi tutti gli indicatori di processo sulla capacità di monitoraggio, di accertamento e quelli di risultato). Fare lo stesso per tutti i dati che alimentano i bollettini con dettaglio regionale, provinciale e comunale, della cosiddetta Sorveglianza integrata COVID-19 dell’Istituto Superiore di Sanità e i dati relativi ai contagi all’interno dei sistemi, in particolar modo scolastici. Tutti i dati devono riportare la data di trasmissione e aggiornamento.

Infine, ma questo lo aggiungiamo noi, non è più possibile consentire alle Regioni di raccogliere e diffondere dati in modo diverso tra loro. Serve un criterio unico e centralizzato valido da Bolzano ad Agrigento. Tra i guasti del regionalismo a questo punto va aggiunto anche quest’ultimo.

Fonte

26/05/2017

Tesoretto IIT: il recupero è appeso ad un emendamento

Circolano in queste ore notizie confuse circa il fatto che anche l’ultimo emendamento alla mini finanziaria finalizzato a destinare alla ricerca pubblica il “tesoretto” di IIT (oltre 400 milioni di euro) sarà ritirato dal suo proponente (Repubblica Genova: IIT, l’emndamento sparisce. No, ritorna).

«Mi ha garantito che non appena riprenderanno i lavori della commissione Bilancio ritirerà l’emendamento» scrive Repubblica Genova, citando una deputata, senza però intervistare il diretto interessato. Come escludere che siano voci sparse ad arte per indebolire la posizione di chi, proprio in queste cruciali ore, si sta impegnando in commissione Bilancio alla Camera perchè l’emendamento passi?

Vogliamo ricordare che, come testimoniato sia da numerose interrogazioni parlamentari pregresse sia dalle pagine di ROARS, la richiesta della restituzione di fondi inutilizzati di così ampia entità è un atto di giustizia richiesto da un’ampia comunità.

In merito, qui sono state raccolte oltre 5000 firme perchè quei soldi tornino alla ricerca pubblica, invece di giacere in Banca d’Italia (o peggio, come sembra circolare nelle ultime ore, se ne pianifichi la spesa da parte di IIT per fantomatici nuovi centri di ricerca).

Vale la pure la pena di ricordare che anche dall’Accademia dei Lincei, aveva sollecitato “una valutazione straordinaria a tutto tondo per giudicare l’efficacia del modello di organizzazione dell’IIT come modello per sviluppare la ricerca italiana”.

Infine, è opportuno sottolineare come IIT (che continuerebbe sempre ad ottenere i suoi quasi 100 milioni annui) non sia affatto in pericolo: al contrario della ricerca pubblica, cui quei 400 e passa milioni potrebbero restituire un po’ di ossigeno e dignità.

Sarebbe bene che chi siede in Parlamento sia consapevole della posta in gioco e dell’opinione della comunità scientifica italiana.


Continua la maretta intorno a IIT e la gestione dei fondi.
Così a naso direi che non se ne esce anche perché la critica resta troppo interna a dinamiche tecniche che la visione politica della cosa la lambisce appena.