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25/06/2021

L’ipocrisia del potere sui diritti

In questi giorni è tutto un trionfo di prese di posizione sui diritti di varie minoranze, che vanno giustamente tutelate con tutti i mezzi, anche e soprattutto quelli legislativi.

I nostri lettori sanno bene come la pensiamo e invitiamo chi non lo sa a guardare nel nostro archivio storico, tra i quasi 61.000 articoli pubblicati, per verificare.

Senza se e senza ma, ogni essere umano ha diritto di vivere liberamente la sua vita, con l’unico limite – riconosciuto anche dalla “visione del mondo” liberale – di non ledere la vita e i diritti altrui.

Scendendo sul terreno della vita reale, per esempio, questo principio fondamentale dovrebbe tradursi in un imbavagliamento totale delle imprese private per metterle al servizio dell’interesse pubblico, quello collettivo, della maggioranza della popolazione.

Perché tutti i giorni vediamo imprese che uccidono i loro dipendenti per “risparmiare” sulle misure di sicurezza oppure per non rallentare il ritmo della produzione.

Oppure inquinano il territorio circostante e le acque a valle, fino al mare, e l’aria su tutto il pianeta, uccidendo nel tempo una quantità incalcolabile di persone innocenti.

Ma, naturalmente, guai a dire che gli imprenditori sono dei natural born killers...

Dunque ci tocca rilevare uno scarto drammatico tra la difesa ufficiale dei “diritti” e la loro effettiva limitazione assoluta, a seconda delle dimensioni della platea degli interessati e del costo economico relativo.

Se la garanzia di un qualsiasi diritto è “poco costosa” o addirittura gratuita – fare una legge che proibisce l’odio nei confronti di una minoranza non implica alcun costo supplementare – nel sistema dei media e in quello politico (altamente indistinguibili, ormai), c’è un coro pressoché compatto a favore.

Si smarcano in genere soltanto i fascisti – dichiarati o meno, come Orbàn, Meloni, Salvini, Pilloncini vari – e qualche “comunista della corona”. Mentre la sedicente “sinistra” si allinea scodinzolando all’establishment liberale e vota disciplinatamente ogni “riforma” liberista.

Quando invece si prova a parlare dei diritti umani fondamentali della stragrande maggioranza della popolazione, il silenzio si fa totale, come solo nello spazio extraterrestre accade.

Parliamo di cose semplici, basilari per sopravvivere. Il diritto a un tetto sulla testa, a un salario che consenta di mettere insieme il pranzo e la cena, cure mediche gratuite e senza ticket che le rendono problematiche, una protezione dalle pandemie che non dipenda dalle esigenze delle imprese, un’istruzione scolastica di buon livello che metta tutti in condizione di modificare in meglio la posizione sociale ereditata alla nascita, ecc.

È notizia di questi giorni, per esempio, che l'Alto Commissariato ONU per i diritti umani “ha intimato al tribunale di sospendere lo sfratto di una donna con due figli a Torpignattara in attesa della nuova udienza di ricorso, oppure di fornire soluzioni alloggiative alternative”.

Evidentemente tra i “diritti fondamentali” riconosciuti a livello internazionale (l’Onu riunisce tutti i paesi del mondo, indipendentemente dal tipo di regime politico e modello economico) c’è anche quello a un alloggio...

Ma quando – qui in Italia e in tutto l’Occidente neoliberista – si accenna al “diritto alla casa” le risposte mainstream sono evasive: “c’è il libero mercato”. Che immancabilmente si traduce in affitti che non possono essere pagati da chi non ha un lavoro (anche lì “c’è il libero mercato”) e sempre più spesso nemmeno da chi ce l’ha. O in mutui che neanche possono essere chiesti da chi not job, not income not asset.

Dunque è inutile cercare quella notizia, ve la diamo quasi soltanto noi...

Il fatto è che la casa per tutti (come la sanità, il welfare, l’istruzione, ecc.) ha un certo costo economico, proporzionale alla quota di popolazione che vive in condizioni precarie. Dunque quel diritto fondamentale non è così interessante da maneggiare come quelli gratuiti.

E infatti il PNRR di Mario Draghi, che pure deve gestire un paio di centinaia di miliardi per investimenti pubblici, alla voce “edilizia popolare” registra una cifra chiarissima: zero.

Possiamo spostare l’attenzione dalla casa al salario. Qui, oltretutto, non dovrebbe essere neanche lo Stato ad erogare salari decenti, visto che viviamo in una parte del mondo dove stracomanda l’impresa privata.

È una legge dell’economia capitalista che il salario debba garantire “la riproduzione della forza lavoro”, ossia essere sufficiente per sopravvivere in forze e salute e prole, così da poter continuare a lavorare consumando una quota di merci che, altrimenti, resterebbero invendute abbassando anche il livello dei profitti aziendali.

Eppure qui, come altrove in Occidente, si pretende di assumere personale pagandolo una sciocchezza: quanto – o meno – un miserabile “reddito di cittadinanza” da 581 euro al mese.

La cosa è ormai talmente assurda che persino un vecchio travet della politica imperialista come Joe Biden, alla domanda del giornalista che lamentava “le imprese fanno fatica a trovare lavoratori”, si è sentito in dovere di consigliare “e allora pagateli di più”.

Stiamo insomma assistendo a una gigantesca sagra dell’ipocrisia di regime, in cui qualche sacrosanto diritto individuale o di comunità viene issato in cima alle bandiere della civiltà, purché non preveda costi economici.

Mentre quelli fondamentali per la maggioranza della popolazione vengono buttati giorno dopo giorno nel tritarifiuti, perché sono “costosi” per le aziende private oppure per i conti dello Stato. Basta guardare all’ipocrisia sui migranti, cui non viene concesso ormai né asilo, né alloggio, né salario decente...

In questo mondo rovesciato dall’ipocrisia succede allora che lo scarto irrimediabile tra diritti per pochi e diritti per molti sia così evidente, “agli occhi della gente”, che si lascia uno spazio politico e subculturale spaventoso a disposizione di fascisti, razzisti, teste di cazzo di ogni genere.

E questo spazio non viene concesso “involontariamente”. Anche perché quei fascisti, razzisti, ecc., sono parte integrante del potere economico-politico oppure facilmente “reclutabili”, tipo i mazzieri assunti dalla Zampieri Holding per pestare i lavoratori licenziati.

Insomma, non è per un caso fortuito che Salvini e Letta stiano nello stesso governo, sotto la bacchetta di Draghi e del capitale multinazionale europeo. Sulle “cose grosse” vanno d’accordissimo, sulle altre fingono abissali differenze...

Per cui, cari signori, non ce la date a bere. Vogliamo diritti fondamentali per tutti. O, come si è sempre detto, “il pane e anche le rose“.

E non potete esser voi a decidere chi deve averne e chi no in base a quanto, o se, vi conviene...

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