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30/06/2021

Accordo-bidone sullo sblocco dei licenziamenti

Sullo sblocco dei licenziamenti è stato raggiunto, come prevedibile, un accordo-bidone tra governo, CgilCislUil e prenditori. L’accordo dunque c’è, ma di fatto non è vincolante per le imprese.

L’esecutivo e le “parti sociali” hanno firmato un avviso comune che impegna le aziende a utilizzare gli ammortizzatori sociali prima di procedere ai licenziamenti. All’avviso comune è stato associata anche l’istituzione di un tavolo di monitoraggio a Palazzo Chigi per governare e seguire eventuali emergenze sociali in vista del superamento del blocco dei licenziamenti in scadenza il 30 giugno. È previsto per oggi pomeriggio il Consiglio dei Ministri chiamato a dare il via libera al decreto ponte sul blocco. La proroga, secondo quanto deciso dalla cabina di regia, dovrebbe riguardare solo i settori del tessile, calzature e moda.

La realtà è che i licenziamenti vengono sbloccati comunque. C’è solo una “raccomandazione” alle aziende di fare 13 settimane di cassa pagata dallo Stato prima di licenziare. “Si impegnano a raccomandare”. “Auspicano e si impegnano”. “Principi condivisi”. Leggendo le dichiarazioni post-confronto, si ha la sensazione che quella sbandierata da CgilCislUil non sia certo una vittoria.

Al contrario la proroga del blocco dei licenziamenti per le grandi imprese scadrà dal primo luglio al 31 ottobre, tranne che per le imprese del tessile, delle calzature e degli altri comparti della moda. Altrove i licenziamenti potranno tornare liberi.

Cgil, Cisl e Uil rivendicano di aver incassato qualcosa in più rispetto a come si erano messe le cose. Le 13 settimane aggiuntive di cassa integrazione gratuita saranno concesse non solo alle imprese in crisi e su cui sono aperti i tavoli al Mise, ma anche a quelle che fanno riferimento a piccole vertenze locali. Le imprese che usufruiranno di questa tranche di cassa integrazione non potranno licenziare prima di averla utilizzata tutta.

Emergono già valutazioni severe contro l’accordo raggiunto sui licenziamenti. L’economista Marta Fana commenta così: “Si impegnano a raccomandare. Auspicano e si impegnano. Principi condivisi.” Ti stanno massacrando e tu che fai? Porgi l’altra guancia evocando principi condivisi con boia e aguzzino”.

“Ma che accordo è?” – commenta Giorgio Cremaschi, una vita nella Fiom ed ora esponente di punta di Potere al Popolo – “I licenziamenti vengono sbloccati comunque, come prevedeva la decisione del governo che non cambia. Governo, Confindustria e CgilCislUil firmano un “ avviso comune”, cioè una raccomandazione alle aziende di fare 13 settimane di cassa integrazione pagata dallo Stato prima di licenziare. E questo sarebbe un cambiamento?”.

Potere al Popolo ha dato appuntamento proprio per oggi ad una giornata di mobilitazione davanti alle sedi della Confindustria in tutte le città per protestare contro lo sblocco dei licenziamenti. Questa mattina a Milano c’è stato un blitz alla sede del Il Sole 24 Ore, il giornale della Confindustria. Manifestazioni sotto la Confindustria in corso a Roma e Bologna. Anche a Napoli è in corso una manifestazione sotto la sede della Confindustria.

Potere al Popolo ritiene inoltre necessario fornire tutti gli strumenti di resistenza contro i licenziamenti alle lavoratrici e ai lavoratori di quei settori più deboli sul piano sindacale e contrattuale.

Per questo il Telefono Rosso di Potere al Popolo (0660507819), rete nazionale di autodifesa legale sui posti di lavoro, ha preparato una scheda con le risposte ai casi più frequenti, purtroppo più probabili.

Nei giorni scorsi abbiamo già messo evidenza la “mattanza” dei e sui posti di lavoro rappresentata da questa misura adottata dal governo Draghi.

Il via libera ai licenziamenti mentre non siamo ancora fuori dalla pandemia sono una infamia del sistema, la seconda dopo le decine di migliaia di morti per Covid dovuti alla scelta di tutta la classe politica di convivere con il virus, anziché di fermarlo.

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