Nella conferenza stampa congiunta insieme a Netanyahu, Trump ha annunciato che gli Stati Uniti prenderanno il controllo e governeranno Gaza per il prossimo futuro. “Tutti quelli con cui ho parlato amano l’idea che gli Stati Uniti possiedano quel pezzo di terra, sviluppando e creando migliaia di posti di lavoro con qualcosa che sarà magnifico”, ha detto Trump ai giornalisti dopo un incontro di tre ore con Netanyahu.
Il presidente statunitense, che confonde il mondo reale con Atlantic City, ha insistito sul fatto che i palestinesi non hanno altra alternativa che lasciare Gaza e andare in un altro posto senza la prospettiva di tornare, ed ha nuovamente “invitato” Giordania ed Egitto (tra i massimi beneficiari degli aiuti USAID adesso in discussione, ndr) ad accogliere i palestinesi espulsi con la forza, insieme ad altri paesi non indicati esplicitamente.
Trump non ha neanche escluso l’uso di truppe statunitensi per l’operazione a Gaza, aggiungendo che solo il controllo degli Stati Uniti potrebbe portare “grande stabilità in quella parte del Medio Oriente”. “Non voglio fare il saggio, ma la riviera del Medio Oriente, questa... potrebbe essere così magnifico”, ha detto evocando un’area turistica costiera lungo la costa mediterranea di Gaza.
Ma la pulizia etnica contro i palestinesi non riguarderebbe solo Gaza. Alla domanda se gli Stati Uniti riconosceranno la sovranità israeliana sulla Cisgiordania occupata – in violazione del diritto internazionale – Trump ha detto rivolgendosi a Netanyahu che: “Ne stiamo discutendo con molti dei vostri rappresentanti. Sei rappresentato molto bene... [ma] non abbiamo ancora preso posizione in merito”. Trump ha aggiunto che deciderà sull’annessione israeliana della Cisgiordania occupata in quattro settimane.
Immediate e numerose sono arrivate le reazioni politiche nel mondo arabo alle provocazioni di Trump.
“La nostra gente nella Striscia di Gaza non permetterà che questi piani vengano approvati, ciò che è richiesto è porre fine all’occupazione e all’aggressione contro la nostra gente, non espellerla dalla sua terra” ha dichiarato il portavoce di Hamas Sami Abu Zuhri. Un altro dirigente di Hamas, Izzat al-Rishq, ha commentato che “la dichiarazione di Trump sul ‘controllo di Gaza’ mostra confusione e profonda ignoranza riguardo alla Palestina e alla regione. Gaza non è una terra condivisa e nessuna delle due parti può decidere di controllarla. Fa parte della nostra terra palestinese occupata, e ogni soluzione dovrà basarsi sulla fine dell’occupazione e sul mantenimento dei diritti del popolo palestinese”, ha aggiunto al-Rishq, assicurando che “il popolo palestinese e le sue forze, sostenute dal popolo arabo e musulmano e dal mondo libero, fermeranno qualsiasi piano di sradicamento e spostamento”.
L’Arabia Saudita ha annunciato che non stabilirà relazioni diplomatiche con Israele senza la creazione di uno Stato palestinese indipendente e non accetta “i tentativi di sfollamento forzato dei palestinesi” ha dichiarato il ministero degli Affari esteri saudita. “La posizione del Regno dell’Arabia Saudita per quanto riguarda la creazione di uno Stato palestinese è ferma e inamovibile”, ha affermato in una nota il ministero, aggiungendo che Riyad “non stabilirà relazioni diplomatiche con Israele senza il raggiungimento di questo obiettivo”, cioè la soluzione a due stati. “L’Arabia Saudita – continua la nota – sottolinea il suo categorico rifiuto di qualsiasi azione che violi i legittimi diritti del popolo palestinese, inclusa la politica di occupazione israeliana, l’annessione dei territori palestinesi o i tentativi di sfollamento forzato dei palestinesi”.
Ben diverse, ovviamente, le reazioni in Israele. Netanyahu ha elogiato Trump, definendolo il “più grande amico che Israele abbia mai avuto alla Casa Bianca”. Gongola la destra sionista: “Donald, questo sembra l’inizio di una bella amicizia” ha scritto su X il leader dell’estrema destra israeliana ed ex ministro per la Sicurezza nazionale Itamar Ben-Gvir, il quale ha salutato positivamente l’annuncio del piano del presidente Usa per Gaza, dopo l’incontro con Netanyahu a Washington. Ben Gvir si è rivendicato la paternità del piano di espulsione dei palestinesi da Gaza.
L’inviato degli Stati Uniti per il Medio Oriente Steve Witkoff ha affermato che Trump vuole offrire ai palestinesi “la speranza di un futuro migliore, forse oltre la Gaza devastata dalla guerra”. Parlando alla Fox News, Witkoff ha detto che Trump è determinato ad adottare un approccio diverso alla regione, sostenendo che gli sforzi passati negli ultimi 50 anni sono falliti. Tuttavia, non ha fornito dettagli su ciò che questa nuova strategia comporterà.
Tra le righe traspare anche un sapore di business di cui il clan Trump è apertamente una rappresentazione. C’è lo zampino degli affari della famiglia Trump non solo sul futuro di Gaza ma anche nei progetti infrastrutturali che partono dal porto israeliano di Eilat sul Mar Rosso.
Ma conciliare affari e pulizia etnica contro i palestinesi non sarà gratis per nessuno, neanche per Trump e i suoi accoliti. La Casa Bianca ha dato un calcio ad un vespaio che si era appena quietato.
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