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Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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11/03/2024

Sulla guerra in Ucraina il Papa ha detto quello che molti pensano

“È più forte chi pensa al popolo, chi ha il coraggio della bandiera bianca. Quando vedi che sei sconfitto, che le cose non vanno, occorre avere il coraggio di negoziare. Hai vergogna, ma con quante morti finirà? Oggi si può negoziare con l’aiuto delle potenze internazionali”.

Con queste parole Papa Francesco è tornato a intervenite sulla guerra in Ucraina invitando Kiev ad accettare un negoziato per la fine delle ostilità e della carneficina.

La presa di posizione del Pontefice in una intervista alla Radio Televisione Svizzera è esplosa come un fulmine nel dibattito internazionale sulle sorti della guerra in Ucraina che si trascina da due anni con un costo sociale e umano pesantissimo.

Superfluo sottolineare come le parole del Papa aumentino il divario tra il governo di Zelensky e la Santa Sede già manifestatosi nei mesi scorsi. “Rispetto il Papa, ma non abbiamo bisogno di mediatori”, aveva bruscamente liquidato il presidente ucraino a maggio 2023 le ipotesi di mediazione del Pontefice. Gli appelli alla pace del Vaticano sono sempre stati respinti al mittente da Kiev. Il consigliere presidenziale ucraino Podolyak era arrivato a ventilare l’accusa a Papa Bergoglio di essere “filorusso”.

Dopo la circolazione dell’intervista alla televisione svizzera, immediato si è levato il coro di tutti i guerrafondai europei contro le dichiarazioni del Papa. I falchi e le “falche” hanno preso la parola per ribadire la posizione oltranzista che vede i leader e le leader europei parlare ormai quotidianamente di aumento delle spese militari, di maggiori invii di armi in Ucraina, di crescente contrapposizione frontale e militare alla Russia.

La ministra degli Esteri francese Stéphane Séjourné, in una intervista a La Tribune Dimanche si è chiesta: “Come si fa a pensare che di fronte a una potenza espansionista, a un paese imperialista, ci si possa permettere di fare un passo di lato? Significherebbe dargli la possibilità di approfittarne per andare avanti. Noi dobbiamo parlare lo stesso linguaggio della Russia, quello dei rapporti di forza. Siamo molto ingenui a pensare che dovremmo fissare noi i nostri limiti, mentre è la Russia a violare il diritto internazionale”.

A sua volta la ministra degli Esteri tedesca, Annalena Baerbock (esponente del governo Scholz in quota Verdi) ha affermato di di “non capire” la posizione del Pontefice.

Non potevano mancare le repliche del ministro degli Esteri polacco Radoslaw Sikorski, il quale ha invitato Papa Francesco a incoraggiare la Russia a ritirare le sue truppe dall’Ucraina. “Che ne dice, per bilanciare, di incoraggiare Putin ad avere il coraggio di ritirare il suo esercito dall’Ucraina? La pace arriverebbe immediatamente senza bisogno di negoziati”, ha scritto in un messaggio sul suo account X. O quella del presidente della Lettonia, Edgards Rinkevics secondo cui “La mia opinione: non dobbiamo capitolare davanti al male, dobbiamo combatterlo e sconfiggerlo, affinché il male alzi bandiera bianca e capitoli”.

Tanto per capire come stanno le cose in Europa, durante un colloquio telefonico Macron e Zelenski hanno concordato un nuovo invio di armi all’Ucraina. I due hanno concordato di compiere progressi in cinque settori: la cyber-difesa, l’eliminazione delle mine antiuomo, il mantenimento e la coproduzione di armamenti in Ucraina e il sostegno ai paesi vicini della Russia.

Macron ha anche dichiarato il suo supporto all’iniziativa, voluta dalla Repubblica Ceca, di acquistare munizioni fuori dall’Unione europea da inviare alle forze ucraine. Ha infine sottolineato il sostegno dell’Eliseo alla coalizione di paesi che supportano l’invio di artiglieria pesante a Kiev.

“In generale, l’allargamento del dibattito e la persistente attività di Parigi per costruire una coalizione di Paesi che dichiarino un’ipotetica disponibilità a inviare un certo contingente, ovviamente, non è altro che una via diretta verso un’intensificazione delle tensioni. Questa è una linea pericolosa, molto pericolosa”, ha replicato il portavoce del Cremlino, citato dalla Tass.

I guerrafondai europei e Nato sono furenti perché sono stati presi in contropiede dalle parole fin troppo esplicite del Papa, ma soprattutto perché sanno che all’interno delle loro opinioni pubbliche il Papa ha detto quello che molti pensano.

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17/11/2023

CGIL-UIL, una resa che fa male a tutti i lavoratori

Non ci voleva la sfera di cristallo, per azzardare una previsione. Ma abbiamo preferito non anticiparla, perché ogni accenno di conflitto può avere conseguenze non previste dai protagonisti.

La scelta di Cgil e Uil di obbedire alla precettazione di Salvini è però più di una sconfitta “tattica”.

La marcia indietro sui trasporti – accettando la limitazione a sole 4 ore, dalle 9 alle 13, dopo aver già rinunciato a quello del trasporto aereo – avviene infatti sull’unico punto politico rilevante sollevato proprio dal governo.

Di fatto, come avevamo peraltro scritto, era quello il settore che ormai funziona come cartina tornasole dell’esistenza o meno di una mobilitazione generale. Se si fermano i mezzi pubblici, c’è uno sciopero; altrimenti è una parola, che diventa concreta soltanto per i diretti interessati, all’interno dei luoghi di lavoro.

Il governo, su questo punto, aveva già segnato il primo mezzo successo giocando il braccio di ferro con Cgil e Uil soltanto su questo.

La “resa” dei due sindacati ha completato l’opera, malamente coperta con la volontà di “non danneggiare i lavoratori” che avrebbero potuto essere pesantemente multati violando la precettazione.

Il problema delle sanzioni è serio, certamente, ma un sindacato altrettanto serio avrebbe potuto e dovuto condurre questa battaglia preparando le proprie “truppe” ad uno scontro che non si prefigurava come “la solita mobilitazione”. Solo per fare un esempio, la creazione di “casse di resistenza” ridurrebbe il potere ricattatorio delle sanzioni economiche...

Questo è un governo fascista per impreparazione e prepotenza, e siamo per di più in tempi di guerra. Tutte le relazioni sociali sono sottoposte ad una torsione che sposta il terreno dai “diritti e regole” ai puri rapporti di forza.

Detto in altre parole: non hai davanti il governo Letta o Draghi (e neanche Berlusconi), con cui puoi condurre in pubblico le tue finte battaglie e poi trovare “in sede di confronto” i compromessi più svaccati da rivendere come “vittorie”.

Questo governo vive solo se può rivendicare la capacità di schiacciare “i nemici”, altrimenti va in crisi d’ossigeno. E un “nemico” storicamente arrendevole come Cgil e Uil (la Cisl si era già sfilata da tempo) è il meglio che quel personale politico possa sperare.

È una sconfitta che rischia di segnare il conflitto sociale dei prossimi anni, perché il combinato disposto tra cosiddetta “Commissione di garanzia” e governo può essere a questo punto reso “strutturale”, diventando “la regola” per i prossimi scioperi (settoriali o generali fa ormai poca differenza).

Diventa insomma una sconfitta che pesa su tutto il movimento dei lavoratori, già duramente disarticolato da oltre 30 anni di “consociativismo”.

Se c’erano molti buoni motivi per abbandonare quelle organizzazioni e rivolgersi altrove, ora sono moltiplicate per dieci.

Sappiamo bene che questa “disaffezione” solo in piccola parte, fin qui, si è riversata sui sindacati conflittuali, trasformandosi invece nel depresso borbottio del “sono tutti uguali”.

Ma sappiamo anche che i lavoratori, come esseri umani pensanti, non sono comprimibili all’infinito. E che le alternative a Cgil e Uil esistono.

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05/12/2018

Il governo del cedimento: in arrivo la resa alla UE di Salvini e Di Maio

Il governo si è incamminato verso il cedimento completo alla UE. Per questo la Borsa sta festeggiando da giorni e la finanza che manovra sullo spread ha preso atto della svolta e ha cominciato a stringere la corda.

Salvini e Di Maio sono e si sono incastrati sullo spread: dopo la sua discesa, a seguito della loro disponibilità a trattare con la UE, non potranno certo farlo risalire con frasi né tantomeno con comportamenti di rottura.

D’altra parte anche la Commissione UE ha tutto l’interesse all’accordo, perché questo confermerebbe la sovranità limitata degli stati del sud Europa, ridarebbe forza a trattati feroci come il Fiscal Compact, che in realtà nessuno stato sta rispettando e può rispettare. Ed inoltre consoliderebbe la sempre più chiara alleanza tra la nuova Europa dei governi reazionari di Kurtz e Orban e quella dei vecchi governi liberisti di Macron e Merkel.

Salvini e Di Maio hanno preso una cantonata devastante quando si sono illusi che i partiti ed i governi che li hanno sostenuti quando chiudevano i porti, li avrebbero appoggiati anche sulle pensioni e sul reddito. Non hanno capito che i reazionari del nord ed est Europa odiano i migranti, così come disprezzano gli italiani e tutti i popoli meridionali “fannulloni e spendaccioni”.

E neppure hanno capito che i fascisti del sud, come il partito neofranchista Vox che è appena entrato nel parlamento regionale dell’Andalusia in Spagna, sono tanto reazionari quanto europeisti.

Salvini e Di Maio hanno subìto dai mercati, dal grande padronato, dalla UE, una pressione ben più leggera di quanto toccò alla Grecia di Tsipras nel 2014. Ma è bastato solo alludere alla stessa medicina somministrata allora dalla Troika – lo ha fatto anche Monti che ne possiede adeguate conoscenze – ed i due fieri “sovranisti” si sono piegati come fuscelli. Dopo la tragedia greca la farsa italiana.

Oramai la trattativa governo-UE ha un solo vero scopo: permettere di salvare la faccia ai gialloverdi, almeno fino alle elezioni europee.

Il deficit infatti sarà ridotto dal 2,4 al 2 o anche più in basso. Questo vuol dire che, rispetto alla sua stessa manovra, il governo dovrà tagliare dai 7 ai 9 miliardi le misure che intende eseguire, o altre spese su altre voci.

Complessivamente la manovra si configurerà quindi come quella più liberista e austera dai tempi di Monti. Verrà stretto ancora il cappio che da più di venti anni strangola l’economia del paese, quello dell’attivo primario di bilancio. Cioè lo Stato, alla fine di tutte le partite di giro, ancora una volta restituirà ai cittadini molto meno di quello che riscuoterà in tasse e contributi.

Tria ha inoltre promesso 18 miliardi di privatizzazioni all’anno per abbassare il debito. Non c’è male per chi aveva commentato la strage del Ponte Morandi riproponendo la necessità delle nazionalizzazioni...

Ma, con la disinvoltura che lo distingue, è stato proprio Di Maio a propagandare la nuova grande privatizzazione. Aggiungendo che non riguarderà aziende, ma solo edifici e terreni. Se fosse vero, considerato che dopo averla regalata alla UE questa svendita di beni pubblici sarà sottoposta a obblighi brutali, saremmo alla più grande dismissione di suolo pubblico ai privati da cento anni in qua. Nel paese dei disastri idrogeologici questa sarebbe davvero una scelta criminale.

Il governo Salvini - Di Maio era partito come il contestatore delle regole UE e ne diventerà uno dei più ligi esecutori: privatizzazioni ed austerità saranno la sua vera politica, il resto è propaganda.

È vero dunque che la finanziaria che concorderanno Conte e Moscovici aggraverà la crisi economica, visto che l’Italia, assieme alla Germania e ad altri paesi di Europa, sta entrando in recessione. Gli industriali se ne sono accorti e, come hanno sempre fatto quando i guadagni calavano, dopo aver appoggiato il governo hanno iniziati a criticarlo. Con il solo scopo di rafforzare le posizioni liberiste di Salvini e di portarlo alla fine a guidare “da solo” il paese.

Ma cosa resterà allora della manovra del popolo festeggiata dal balcone, tra tagli, privatizzazioni, rinvii di spesa? Ben poco. Le due operazioni bandiera, il reddito di cittadinanza e l’abolizione della legge Fornero, si sgonfieranno e si ridurranno a poche misure di facciata, dello stesso segno e dimensione degli 80 euro e delle varie mance elettorali del governo Renzi.

Il “reddito di cittadinanza” da tempo non è più tale, ma è diventato una social card come quella di Tremonti, che si aggiunge al reddito di inclusione del governo Gentiloni.

Si darà qualche soldo in più, da spendere subito e bene col bancomat di stato, ad una ristretta platea di poveri, ma soprattutto si finanzieranno con danaro pubblico le paghe di fame di chi lavora. Se il padrone dà 400 euro al mese, lo stato contribuirà per arrivare a 780, ammesso e non concesso che resti questa la cifra finale.

Quindi il reddito di cittadinanza diventerà il mezzo per introdurre in Italia il sottolavoro finanziato dallo stato, come ha fatto la famigerata legge Hartz IV, che in Germania ha prodotto milioni di lavori sottopagati.

Le aziende saranno incentivate ad assunzioni precarie con salari vergognosi, perché lo Stato ci metterà una parte della paga. Come ha preteso la Lega, alla fine il reddito di cittadinanza diventerà soprattutto un finanziamento alle imprese.

Per quanto riguarda la legge Fornero, Salvini e Di Maio dovranno sottoscrivere con la UE la rinuncia ad ogni sua reale abolizione. Era questa infatti la misura che più preoccupava i governi europei, tutti intenzionati ad innalzare l’età della pensione. Nessun governo farebbe invece vere obiezioni di fronte a prepensionamenti temporanei, perché questi avvengono in ogni paese.

Quindi il governo dovrà giurare alla UE che i 67 anni dell’età della pensione per tutte e tutti, a crescere, non verranno toccati. Poi potrà contrattare, ovviamente coprendo i costi con altri tagli, per quanti lavoratori si allargheranno le maglie della gabbia. Le ultime proposte cancellano definitivamente “quota 100” come diritto valido per sempre e promettono il pensionamento anticipato, naturalmente con le forti penalizzazioni di legge, solo a chi avrà maturato il requisito negli ultimi due o tre anni. Per chi ci arriva dopo... ciccia.

Centomila prepensionamenti da spendere in campagna elettorale e poi chi s’è visto s’è visto. Questo è il tradimento più sfacciato delle promesse elettorali di Salvini e Di Maio.

Tuttavia nulla cambierà fino a che l’opposizione ufficiale al governo sarà rappresentata dai residui del centrosinistra e del centrodestra e fino a che Salvini riuscirà, grazie anche ai mass media, a distrarre l’opinione pubblica con la caccia ai migranti e con la libertà di sparare. Il governo del cambiamento diventerà il governo del cedimento, ma continuerà a servire i potenti e a spadroneggiare coi più deboli, fino a che avrà di fronte chi ha fatto le stesse politiche liberiste e ora lo accusa di non farle altrettanto bene.

Per questo bisogna costruire ed estendere una opposizione sociale e politica diversa, che lotti sia contro gli imbrogli e la resa di Salvini e Di Maio, sia contro l’austerità, le regole liberiste e i diktat della UE.

La Francia, in rivolta contro quel Macron che aveva votato quasi al settanta per cento al ballottaggio, conferma che le glorie politiche sono oggi molto effimere e che le politiche di austerità divorano chi le fa, ma anche chi finge di combatterle.

PS: la solerzia con cui Mattarella ha firmato il Decreto Salvini non sarà per caso dovuta allo scambio con le assicurazioni sulla resa alla UE ? A pensar male, ma...

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