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01/03/2013

Dove ha sbagliato il Pd?

Per riprendere quello che scrive uno dei nostri interventori: cosa ha sbagliato il Pd? Tutto. Ha sbagliato nel considerare la campagna elettorale una sorta di  noiosa coda dal macellaio del supermercato, per cui si tratta solo di aspettare, tanto hai già preso il numeretto (quello dei sondaggi di Mannheimer) e poi è sicuro che ti siedi a Palazzo Chigi. E così Bersani non  ha detto niente per sei settimane. Ha sbagliato a sottovalutare il suo avversario dandolo per prematuramente morto (ma di questo cospargiamoci il capo di cenere tutti, anche chi scrive queste righe, che ha dovuto aspettare fine gennaio per accorgersi che il caimano era vivo; altri, poi, hanno proseguito sino all’ultimo). Ha sbagliato nel non capire gli umori del paese che erano esasperati contro l’austerità montiana che ha continuato a sostenere salvo imprecisati e vaghissimi impegni su equità e sviluppo (che è un po’ come dire che se non pioverà ci sarà il sole, che la vita è bella, che di mamma ce n’è una sola…). Ha sbagliato a non prendere sul serio Grillo che gli ha portato via una bella fetta di voti, precipitandolo ad un passo dal risultato di Berlusconi.

Ha sbagliato a non saper gestire lo scandalo Mps, che è stato la vera svolta della campagna elettorale, perché non è riuscito a convincere nessuno della sua estraneità alla vicenda (e, per bene che vada, ci hanno fatto la parte degli imbecilli che non sanno vigilare su uno dei nodi più delicati della loro galassia).

Ma gli errori non sono stati solo quelli in campagna elettorale, anzi questi sono stati solo il riflesso di altri precedenti che vale la pena di rileggere a ritroso.

Fondamentale è stato l’errore di non andare subito al voto. Si può anche accettare l’idea che, sotto l’impazzare dello spread, non si potesse andare immediatamente ad elezioni ed occorresse prima domare l’incendio. Dunque, va bene far nascere il governo Monti. Ma era poi necessario farlo durare 15 mesi? Approvarne tutte le norme più antipopolari? Sdraiarsi a fare la guardia pretoriana dell’austerità, mentre il Pdl iniziava a smarcarsi? Se si fosse votato a giugno del 2012, dopo la vittoria delle amministrative dell’anno prima, quando era fresco il ricordo dei disastri berlusconiani ed il Pdl era in piena buriana, quando l’onda grillina stava iniziando ma non era ancora montata pienamente, con le vittorie in Sicilia ed a Parma, il Pd ed i suoi alleati avrebbero avuto ben altre possibilità di vittoria. Ma questo è la solita mancanza di tempismo del Pd che perde sempre troppo tempo prima di andare al sodo.

Altro errore micidiale: aver impedito la riforma elettorale, immaginando che il porcellum tornasse a proprio vantaggio e dimenticando che, in un sistema non più bipolare, il Senato diventa una trappola mortale per chiunque. Il Pd non è stato capace di chiudere la sciagurata stagione del maggioritario, che già aveva prodotto infiniti danni a cominciare dal fenomeno Berlusconi, ma che ormai non aveva più senso proporre in una competizione che già si annunciava non a due ma a quattro. Fra l’altro questo ha regalato a Berlusconi la nuova alleanza con la Lega che, ci fosse stato un sistema para-proporzionale, sarebbe andata da sola.  E per di più, si è messo seriamente a rischio boomerang: Berlusconi non ha preso il premio di maggioranza solo per  lo 0,4% (avete capito? 0,4%, ricordatelo sempre). Come dire un soffio:  se un po’ di elettori in più di Monti e Giannino avessero scelto la destra o uno 0,4% di elettori del centro sinistra avessero scelto Grillo, oggi Berlusconi avrebbe 340 seggi alla Camera e sarebbe in grado di mettere il cappello sulla sedia del Quirinale. Ci ricorderemo sempre della superba prova di stupidità di Anna Finocchiaro.

Altro errore: il Pd ha una immagine sbagliata del paese, guarda solo al lavoro dipendente (e possibilmente al solo pubblico impiego) ma non sa dire nulla all’area del precariato (dunque ai giovani) e non capisce la portata politica della questione fiscale, per cui non capisce l’area del lavoro autonomo e si condanna a perdere eternamente al Nord.

C’è poi una tattica costante e costantemente sbagliata che condanna il Pd alla subalternità perenne ai suoi avversari: puntare tutte le sue carte sul ritornello “Vota per me perché l’altro è peggio”. Questo argomento può funzionare una o due volte, ma a lungo andare (e sono almeno 19 anni che il Pd lo usa) diventa inefficace, anzi dannoso, perché promuove l’altro ad attore principale della scena e sé stessi ad attore di spalla e scelta di ripiego. Tale errore diventa poi irreparabile se l’arma centrale di attacco diventa lo scandalismo, che è un attrattore efficace per una lista di protesta, ma non per un partito di governo, soprattutto quando il partito di governo non è proprio immacolato (e la sconfitta in Lombardia insegni). Se hai Penati nelle tue fila, non funziona molto agitare gli scandali di Formigoni, mentre il tutto diventa un regalo a Grillo. Peggio che mai se si passano 4 anni a parlare delle escort e di quanto è dissoluto il capo tribù avversario.

Certo anche le questioni di costume hanno la loro importanza ed un Presidente del Consiglio non può avere di quelle abitudini, perché è una questione di sicurezza dello Stato. Va bene, ma non si può fare di questo l’argomento principale (ed anzi esclusivo) di opposizione, passando in ultima fila la critica agli orientamenti di politica sociale ed economica.

Ma sia l’errore in materia elettorale che quello sulla persistenza di Monti, l’incapacità di capire la realtà sociale del paese, questo moralismo da due soldi ecc. sono a loro volta figli di una concezione stravecchia della politica, affidata ad un apparato jurassico, che seleziona dirigenti di assoluta mediocrità, che sanno solo gestire pastette congressuali e nomine negli enti pubblici, tatticuzze e piccoli intrighi di palazzo. Gente che passa da un salotto televisivo ad un salotto finanziario, da una cena con il direttore del tale quotidiano a un evento mondano dalla contessa Serbelloni Mazzanti Viendalmare e che si forma così la sua visione del mondo. Ma che non legge un libro da secoli, che non ha mai sfogliato una rivista specializzata, che non saprebbe gestire un’assemblea di fabbrica o in una università che non sarebbe in grado di affrontare un dibattito di base realmente libero, che non prende un tram dalla prima comunione, a cui non capita mai di scambiare due parole con un pensionato o una casalinga. Cosa volete che produca un apparato di piccoli politicanti del genere?

Soprattutto, questa serie di scelte disastrose vengono dall’incapacità (cui sono condannati dalla loro ignoranza) di immaginare qualcosa di diverso dall’esistente. Le scelte pro Monti -ed il conseguente disastroso programma elettorale- partono da un assunto: l’Euro, la Ue, i mercati finanziari ecc sono questo e sono una realtà immutabile, le scelte vanno fatte senza mettere in discussione questo quadro. E in questo quadro le uniche scelte compatibili sono quelle di Monti. Ai dirigenti del Pd non passa lontanamente per la testa che occorra iniziare a pensare ad una ri-negoziazione di tutti i patti  in questione.

Anche l’ostinazione nel difendere il maggioritario quando il bipolarismo è finito, è figlio di questa solenne inattitudine a rivedere le proprie posizioni ed a studiare qualcosa ogni tanto.

Sin qui gli errori del gruppo dirigente del Pd che, però, non è il colpevole maggiore, bisogna dirlo. Il peggior colpevole è la base di quel partito, che elegge, mantiene, difende una simile mandria di incapaci, nella incrollabile fede della vittoria finale. Ma, cari compagni, vi è mai passato per la testa di chiedere conto ai vostri dirigenti dei risultati della loro azione politica? Questa tendenza a fare muro intorno al gruppo dirigente aveva un senso negli anni della guerra fredda, quando si poteva temere che in una crisi della dirigenza potesse inserirsi l’avversario, che questo potesse spianare la strada persino ad un colpo di Stato che approfittava della momentanea frammentazione del partito. Ma vi hanno detto che la guerra fredda è finita? Sveglia!

Aldo Giannuli

Fonte

Bisognerebbe obbligare ogni elettore del PD a leggere questa analisi, magari al prossimo giro potrebbe uscirne qualcosa di buono.

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