Presentazione
Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
09/12/2014
Cia inconfessabile. Oggi il rapporto sulle torture
Il documento di 480 pagine sarà reso pubblico oggi e fornisce informazioni su episodi e tecniche di tortura usati dagli 007 americani nelle prigioni segrete in Europa e Asia. La pubblicazione è stata decisa dalla Commissione intelligence del Senato. Timori per proteste e rappresaglie all’estero.
Il documento, un report di 480 pagine che fa parte di uno studio ben più ampio, 6mila 200 pagine sostiene il New York Times, per il momento ‘secretato’, contiene informazioni su episodi e tecniche di tortura usati dalla Cia nelle prigioni segrete in Europa e Asia. Una scelta difficile e già in parte contestata quella della ‘Commissione intelligence’ del Senato. Rendere pubblico un potenzialmente esplosivo rapporto sulle brutali tecniche di interrogatorio adottate dalla Cia dopo l’11 settembre 2001.Timori di una nuova ondata di anti-americanismo anche violento.
Massime misure di sicurezza in ambasciate e basi militari degli Stati Uniti nel mondo, soprattutto in Medio Oriente e in Nord Africa. Secondo una fonte della Difesa citata dalla Cnn, tra i militari in allerta ci sono anche 2.000 Marine di stanza a Sigonella, in Sicilia. Di cosa si tratta, cosa dobbiamo aspettarci di scoprire da quelle 480 pagine su 6mila che vengono concesse all’opinione pubblica del mondo, dalla parte ‘scremata’ delle vergogne istituzionali degli apparati di sicurezza di un Paese democratico quando viene spinto con le spalle al muro e si batte per la sua stessa sopravvivenza.*
Non solo il famigerato waterboarding, l’annegamento simulato, e la privazione del sonno, ma anche minacce di violenza sessuale con trapani elettrici e con manici di scopa nei confronti dei capi di al Qaeda. Ben oltre le cosiddette ‘enhanced interrogation techniques’, le tecniche di interrogatorio ‘incrementate’, già considerate forme di vera e propria tortura, e proibite da Obama nel primo anno di presidenza. Ma il ricorso alla tortura per estorcere informazioni sulle cellule terroristiche, andò anche oltre i margini concessi dalla Casa Bianca, dal Dipartimenti di Stato e dalla stessa Cia.
Il report, che ha richiesto sei anni di lavoro d’indagine basata su oltre sei milioni di pagine di documenti dell’intelligence e del Pentagono, ed è costato quaranta milioni di dollari, ricostruisce la storia del programma della Cia denominato ‘Rendition, Detention and Interrogation’, che George W. Bush autorizzò dopo l’attentato alle torre gemelle. Bush stesso pose fine ad alcune delle tecniche più ripugnanti, ma oggi rivendica la sua scelta e difende l’operato degli agenti. Il vice Dick Cheney, il vero architetto del programma, nega a sua volta che gli agenti andarono oltre i limiti concessi.
Barack Obama, ritiene invece che, a prescindere dai risultati ottenuti con simili metodi, lo stesso loro impiego sia stato comunque deprecabile «per il danno arrecato ai nostri valori nazionali e al senso di quello in cui noi americani crediamo». Nulla da obiettare da parte della Casa Bianca sulla tempistica della pubblicazione del rapporto, anche se lo stesso John Kerry aveva proposto un rinvio per motivi di sicurezza. I repubblicani hanno fatto di tutto per evitare che il report fosse pubblico. È l’ultimo atto della presidenza democratica prima che si insedi la nuova maggioranza repubblicana.
La difesa della Cia. Per l’ex numero due John McLaughlin, il rapporto ‘usa informazioni in maniera selettiva, spesso distorte per segnare un punto’. L’ex direttore Michel Hayden ha detto alla Cbs ‘non siamo qui a difendere le torture, ma a difendere la storia’. Dopo l’11 settembre ‘abbiamo fatto ciò che ci era stato chiesto di fare, ciò che ci era stato assicurato era legale’, ha dichiarato al Washington Post Jose Rodriguez, capo del programma Cia per gli interrogatori. Replica della senatrice Dianne Feinstein che ha voluto la pubblicazione: ‘chiunque lo leggerà farà in modo che non si ripeta mai più’.
Fonte
* sta sviolinata Remondino se la poteva proprio risparmiare...
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