Dopo una trattativa lunghissima, ieri sul filo di lana della
scadenza dell’incarico prevista dalla legge, Benyamin Netanyahu, è
riuscito a sciogliere la riserva e a formare il suo quarto governo, il
terzo consecutivo. Il leader del Likud guiderà un esecutivo di destra aperto ai partiti religiosi ortodossi che nasce in condizioni di estrema debolezza. La maggioranza infatti potrà contare su soli 61 seggi su 120 della Knesset.
Un esito imprevisto, per certi versi clamoroso, se si tiene conto che
le elezioni dello scorso 17 marzo Netanyahu le aveva vinte con largo
margine sugli avversari, i centristi di Campo Sionista, e strappando
voti alla destra più estrema penalizzata dall’appello al “voto utile”
lanciato dal Likud negli ultimi giorni di campagna elettorale.
Il momento più critico della trattativa si è avuto a inizio settimana
quando l’ex ministro degli esteri, l’ultranazionalista Avigdor
Lieberman, ha scelto di andare all’opposizione in forte polemica con gli
accordi di governo raggiunti con i partiti religiosi ortodossi Shas e
Lista Unita della Torah. Il passo indietro di Lieberman – che
insisteva anche sull’attuazione immediata di piani militari volti ad
attaccare di nuovo Gaza “per annientare Hamas” – ha fatto di Casa
Ebraica, il partito dei coloni israeliani, l’arbitro della nascita del
nuovo governo. A questo punto Naftali Bennett,
il leader di Casa ebraica, che già aveva ottenuto ministeri di rilievo,
ha strappato anche il dicastero della giustizia nonostante la forte
opposizione del Likud. Ayelet Shaked, deputata 39enne e braccio destro di Bennett, sarà la ministra della giustizia.
L’obiettivo dichiarato di Casa Ebraica, oltre ad una nuova
massiccia campagna di colonizzazione dei territori occupati palestinesi,
è quello di rivedere i criteri per la nomina dei giudici della Corte
Suprema un organo dello stato che, secondo questo partito di destra
estrema, avrebbe “troppo potere” e non asseconderebbe i progetti del
sionismo più nazionalista.
Presto si conoscerà la lista dei ministri. Netanyahu che potrebbe tenere per se l’interim degli esteri, avrà difficoltà a governare con una maggioranza tanto debole
mentre sul tavolo ci sono questioni centrali come il nucleare iraniano e
le difficoltà di rapporto con l’Amministrazione Obama, senza
dimenticare lo scontro con i palestinesi. Non pochi prevedono un esecutivo di pochi mesi e un successivo ingresso (rientro) nella maggioranza di Lieberman. Ma non sono escluse anche nuove elezioni e la formazione di un governo di unità nazionale con Campo Sionista.
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