Presentazione


Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.

10/03/2016

Come leveranno la casa alle nuove generazioni

Il piano di espropriazione è continentale e ogni paese si adegua a suo modo. Non bastavano infatti le “direttive” su lavoro, pensioni, sanità, istruzione, assistenza, bail in, ecc, che riducono al minimo vitale – e spesso anche al di sotto di questo livello – il reddito disponibile delle famiglie. Ora anche “il patrimonio” diventa molto più incerto, espropriabile, azzerabile.

Il “bail in delle case” è stato approvato ieri in Commissione finanze della Camera praticamente senza discussione. Il rappresentante del governo si è presentato per leggere il nuovo testo – dopo le proteste sulle “sette rate” – e se ne è andato. Il presidente è passato direttamente alla votazione, senza neppure dare la parola ai deputati, favorevoli o contrari che fossero. Naturalmente hanno alzato la manina criminale i camerieri della maggioranza (Pd, alfaniani, verdinisti, ex montiani, berlusconiani, transfughi vari), mentre si sono opposti Cinque Stelle e i sinistrati di Sinistra Italiana (sempre incerta sulle prospettive, perché proprio non riesce a immaginare un futuro elettorale senza accordi col Pd). No, pro forma, anche dalla Lega.

Il nuovo testo, come previsto, eleva da sette a diciotto le mensilità di ritardo nel pagamento, dopo le quali la banca si appropria direttamente della casa, senza più passare dal giudice, e la mette all'asta. Il proprietario non ha dunque più nessuna possibilità di opporsi sul piano legale. È condannato all'esproprio e basta.

Unica consolazione, modestissima, è che l'eventuale eccedenza tra prezzo di vendita all'asta e debito residuo andrà al mutuatario espropriato. Ma sarà ben poca cosa rispetto alla perdita così "realizzata".

Per il resto, infatti, le uniche modifiche sono “raccomandazioni”, non disposizioni di legge. Per esempio, si la banca si dovrebbe impegnare "a valorizzare l'immobile al miglior prezzo di realizzo possibile, indipendentemente dall'ammontare del debito residuo". Una foglietta di fico solo verbale, perché è fin troppo facile – in una situazione di crisi e in presenza di un'offerta di immobili improvvisamente massiccia – per chiunque asserire che si è cercato di farlo ma non ci si è riusciti. L'interesse della banca, infatti, è solo quello di recuperare il debito residuo, quello andato in "sofferenza", dunque qualsiasi prezzo raggiunga o superi, anche di poco, questo livello, le va bene.

I responsabili nominali di queste norme sono il “relatore” Giovanni Sanga e il viceministro dell'economia Enrico Morando, entrambi del Pd.

Tra gli effetti perversi di questa legge, che dovrà ora andare al Senato senza speranze di cambiamento, sarà inevitabile assistere a una caduta generalizzata dei valori degli immobili (tranne che nei centri storici delle città d'arte o in situazioni particolarissime), quindi a una drastico ridimensionamento del “patrimonio” del cittadino medio. Ricordiamo infatti che circa il 70% delle famiglie, in assenza totale di una politica residenziale pubblica (come c'è in Francia e Germania, non a Cuba...) è stato costretto nei decenni a “comprarsi casa”, indebitandosi a vita. E magari anche oltre.

Un fenomeno pesantemente distorsivo anche dell'autopercezione delle varie figure sociali (era semplicissimo sentirsi “proprietari” e possidenti pur avendo soltanto un appartamento sotto ipoteca e un lavoro dipendente...), e che ora minaccia il futuro anche delle giovani generazioni. Se infatti il 70% delle famiglie è “proprietaria” dell'immobile di residenza, vuol dire che sono milioni i giovani che nei prossimi anni erediteranno un patrimonio svalutato o addirittura una casa con il mutuo ancora in essere e che loro, con i “lavoretti” precari oggi di norma, proprio non potranno rispettare.

Per migliorare i conti delle banche private riducendo le “sofferenze”, l'Unione Europea e il governo Renzi mettono in moto la falciatrice sociale dell'esproprio di massa; con un processo che segnerà per almeno due o tre lustri la modificazione drastica della struttura sociale.

La cosa “divertente”, si fa per dire, è che questa misura non avrà comunque alcun effetto rilevante sui conti delle banche, perché la parte più consistente dei “crediti deteriorati” e delle “sofferenze” vere e proprie sono in capo alle imprese. Oltre 220 miliardi, non i quasi venti legati ai mutui delle famiglie.

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