E’ il conflitto dimenticato, di cui i media internazionali si
occupano solo occasionalmente. Eppure la guerra civile in Yemen e i
bombardamenti sauditi mietono ogni giorno decine di vittime.
L’offensiva lanciata dai governativi, appoggiati dalla coalizione
guidata da Riyadh, lungo la zona costiera a protezione delle rotte di
navigazione, ha ucciso 55 persone solo negli ultimi due giorni. Le vittime, ufficialmente, sono ribelli sciiti Houthi e soldati, ma è molto probabile che fra di esse ci siano anche civili.
Le forze governative hanno iniziato l’assalto sabato scorso,
nel tentativo di riconquistare Dhubab vicino allo stretto di Bab
al-Mandab che collega il Mar Rosso e l’Oceano Indiano.
L’offensiva è frutto con ogni probabilità anche delle pressioni degli
Stati Uniti e di altri Paesi che appoggiano il governo yemenita,
intimoriti dall’idea che i ribelli possano minacciare se non
addirittura bloccare la navigazione, commerciale e militare, attraverso
Bab al Mandeb. In diverse occasioni i combattenti sciiti,
appoggiati dall’Iran, hanno sparato razzi contro le navi da guerra
statunitensi che passano davanti alle coste yemenite per fornire
appoggio all’offensiva aerea saudita. Razzi di tecnologia
antiquata che non hanno raggiunto gli obiettivi ma che rappresentano
un’insidia per il traffico di petroliere e mercantili diretti al Canale
di Suez.
Gli scontri di ieri hanno lasciato sul terreno 12 ribelli e cinque
soldati. Due giorni fa un caccia della coalizione a guida saudita ha
attaccato due imbarcazioni ribelli nei pressi di Salif
uccidendo, secondo un portavoce governativo, almeno 31 combattenti
ribelli. Sette soldati invece sono stati uccisi da razzi Katiusha
lanciati dai ribelli contro una base militare nella provincia
meridionale di Shabwa.
Più di 7.300 persone sono state uccise e altre 39.000 ferite in Yemen da marzo 2015,
quando la coalizione guidata da Riyadh è intervenuta contro gli Houthi.
I negoziati ufficiali e quelli dietro le quinte avviati in passato non
hanno raggiunto alcun risultato, a causa delle posizioni, per ora
inconciliabili, tra i due attori principali nel Golfo: Arabia Saudita e
Iran.
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