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27/09/2019

Global strike for climate, la risposta è reale


Mentre scriviamo, la coda del corteo sta entrando finalmente in via dei Fori imperiali, mentre la testa ha già abbondantemente invaso ogni angolo di piazza Venezia. Ciò che stiamo descrivendo è la marea umana che oggi ha preso le strade di Roma per l’appuntamento capitolino del terzo “Global strike for climate”, lo sciopero globale indetto dal movimento “Friday for future” contro il cambiamento climatico, il quale solo in Italia sta vedendo protagoniste più di 100 piazze lungo tutto lo stivale.

I promotori dichiarano nella sola Roma 100 mila presenze, su qualche agenzia di stampa la cifra addirittura raddoppia, ma numeri specifici a parte, la piazza romana lancia un messaggio inequivocabile: il problema, reale, del cambiamento climatico è realmente sentito.

Studenti di tutte le età, maestri, lavoratori pubblici e privati, universitari, famiglie, sindacati, professori, associazioni, organizzazioni politiche, collettivi, singoli, media di informazione, e chi più ne ha più ne metta, tutti oggi sono scesi in piazza per prendere parte allo sciopero generale.

Se mai ci fossero ancora dei dubbi, è chiaro oramai come la partita sulla “transizione ecologica” sarà il campo di battaglia su cui verranno riscritte le geografie dei dibattiti, delle alleanze, delle scelte politiche e degli scontri del prossimo futuro, questa volta sì, a livello globale. E, forse, non può che essere così, visto che, come ci aveva avvisato per tempo il Comandante Fidel, in palio c’è la sopravvivenza (anche) del genere umano.

Che questa partita sia diventata di dominio pubblico è, senza indugi, una buona notizia. In uno e più lustri dominati da un’asfissiante pace sociale, menefreghismo generale e individualismo di massa, trovarsi assieme a migliaia di persone fianco a fianco per una questione politica (e non, quindi, “solo” sportiva, culturale, ecc.) è impresa divenuta fin troppo rara.

Ma la realtà è da sempre più complicata di come appare, e alcune scelte questo movimento eterogeneo dovrà farle in futuro. Continuando in punta di metafora, una partita si gioca male se non si capiscono gli schieramenti in campo. In gioco, di nuovo, la riuscita dell’obiettivo dichiarato di queste giornate, ossia rendere la sviluppo della società umana compatibile coi tempi e le necessità del resto vivente del pianeta.

A nostro avviso, la riuscita di questo nobile quanto improrogabile intento non può che passare attraverso i) il riconoscimento delle responsabilità – e perciò dei responsabili – che nel tempo ci hanno portato nella condizione odierna, e ii) la messa insieme organizzata delle parti alla corte di un interesse comune che sia in grado si sfidare chi quel passato non vede l’ora di rinchiuderlo in un cassetto, salvandone magari qualche funzionale fotografia decontestualizzata, e si presenta con un trucco nuovo di zecca come “la soluzione”.

Un esempio di questo sono i momenti di tensione registrati proprio a Roma (così come a Palermo) a causa della presenza di minoranze fascisti o pseudo-tali, prontamente messi all’angolo al canto di “Bella ciao” (e non solo) dai molti antifascisti presenti al corteo.

La coscienza del proprio posto nel mondo, e perciò del proprio ruolo, è un lungo cammino che attraversa numerose tappe, alcune apparentemente contraddittorie, ma a cui non è possibile sfuggire se si vuole avere un ruolo attivo nei processi di cambiamento reali. In questo processo, l’età è, sì, una variabile importante, ma non per forza dirimente ai fini della conoscenza del mondo che ci circonda (come si evince da questi due esempi, qui e qui), conditio sine qua non per le possibilità di intervento stesso.

A testimonianza di ciò, le manifestazioni di consapevolezza odierne che portavano istanze di cambiamento radicale non declinato in un generale e poco efficace “salviamo l’ambiente”, ma che ponevano la questione sul cambio strutturale del modello di sviluppo capitalistico, basato sullo sfruttamento di risorse umane e non, a partire da cui solo la Terra, e di conseguenza chi la abita, può dare la sterzata decisiva.

A questo cambio di rotta bisogna sottoporre gli sforzi comuni, che tuttavia non potranno non fare i conti con l’eterogeneità delle piazze odierne. Ne va del raggiungimento dell’obbiettivo finale.

Di seguito, alcuni scatti del corteo di Patrizia di Cortellessa.






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