Nove casi di Corona virus, 5 di essi guariti, 3 in cura ed 1
deceduto. Quest’ultimo giunto dagli Stati Uniti già malato e con un
quadro clinico seriamente compromesso. Questo bilancio, pur suscettibile
di leggere variazioni, è straordinariamente unico nel panorama mondiale
e dovrebbe fare del Nicaragua e del suo modello sanitario, improntato
alla dimensione sociale egualitaria e comunitaria un caso di studio.
Il Presidente del Nicaragua, Comandante Daniel Ortega, in un
intervento pubblico trasmesso ieri a reti unificate, ha spiegato il modo
in cui il Nicaragua ha ingaggiato e conduce la battaglia contro la
pandemia. Il governo ha assunto le linee guida internazionali ed i
protocolli di vigilanza indicati dall’OMS, adattandoli però alla sua
realtà sociale, economica e territoriale.
A questo proposito, ha ricordato il Presidente Ortega, non si è
lanciato a testa bassa, chiudendo completamente il paese per contenere
la diffusione del virus, perché il 70% circa del PIL è generato dalla
distribuzione e vendita dei prodotti alimentari che, impedita, avrebbe
determinato il crollo economico della nazione e quindi del suo popolo.
La maggior quota produttiva dei nicaraguensi è legata infatti ad
attività di tipo rurale e una larghissima parte della sua popolazione
vive di semina, raccolto e vendita dei prodotti agricoli. Combattere il
propagarsi possibile del virus con la morte certa per fame non è
sembrata una via percorribile. Si sono garantite invece produzione e
distribuzione dei beni fondamentali, primo fra tutti il cibo, che
rappresentano la garanzia di tenuta del Paese. “Il popolo nicaraguense –
ha sottolineato il Comandante Ortega – abituato ad ogni tipo di
difficoltà, di tragedie, di blocchi, sa lavorare la terra come nessun
altro e non morirà mai di fame”.
Il governo ha adottato un criterio di intervento progressivo, dando
luogo ad una serie di misure cautelative, che hanno ridotto le tipologie
di attività consentite ma senza negare il diritto al lavoro e alla
circolazione. Allungamento di una settimana del periodo di vacanze
pasquali per scuole ed università, misure di prevenzione nel pubblico
impiego, controllo dei posti di frontiera aerei, marittimi e terrestri;
restrizioni all’ingresso di stranieri nel paese. Abituato ad affrontare
epidemie tipiche delle zone tropicali e catastrofi naturali e con una
popolazione vaccinata al 100%, cosciente della utilità di una
informazione corretta, ha investito sulla prevenzione e, quindi, anche
sulla comunicazione diretta al suo popolo sui comportamenti da seguire.
Lo ha fatto attraverso i media tradizionali e i social media e con
brigate di volontari coordinati dal ministero della salute, che si sono
recati casa per casa, anche nei luoghi più remoti, ad informare su
profilassi da tenere, comportamenti da adottare, sintomi da rilevare e
procedure da osservare. Due milioni e 843.000 visite dirette in un paese
che conta con poco più di 6 milioni di abitanti.
Un metodo, quello delle brigate inviate in ogni dove del paese, che
dalla prima campagna di alfabetizzazione del 1980 ad oggi, rappresenta
l’essenza dell’impostazione culturale del rapporto tra sandinismo e
popolo nicaraguense: il cittadino va dalle istituzioni ma anche queste
si recano dal cittadino. Nella salute, lo schema adottato risponde alla
decentralizzazione dei servizi medici in ogni dove del paese,
costruzione di ospedali in ogni provincia, centri di cura e di
assistenza medica che coprono l’intero territorio e servono l’intera
popolazione.
Come per l’assistenza e l’istruzione, il principio fondamentale della
politica sanitaria è la totale gratuità del servizio. In tredici anni di
governo sandinista sono stati costruiti 13 ospedali perfettamente
equipaggiati che portano a 73 il numero complessivo. Sono 143 i
poliambulatori, 1343 i presidi medici e 5806 le case destinate
all’accoglienza, strutture comunitarie dove si realizza una prima
accoglienza per stabilire dove indirizzare il paziente. Sono stati
costruiti 70 centri per la terapia del dolore, 178 case per assistenza
alle donne in gravidanza e 91 strutture per i soggetti diversamente
abili. Edificati ed equipaggiati cinque centri specializzati ed un
laboratorio di citogenetica e di diagnosi prenatale, ed è in funzione un
laboratorio di ingegneria biomolecolare (solo il Messico ne ha un altro
nell’area) frutto della cooperazione con la Russia. Sono state
acquistate 404 ambulanze di cui sei acquatiche ed è a disposizione di
tutti i pazienti oncologici l’acceleratore lineare, unico in tutto il
Centro America.
Salute, istruzione, assistenza. Il modello è egualitario, gratuito,
comunitario. L’insieme di queste politiche, che privilegiano le
condizioni materiali delle classi popolari in parallelo
all’ammodernamento ed allo sviluppo economico del Paese, rappresentano
l’essenza pura delle politiche socioeconomiche del governo sandinista.
Dov’era il Presidente Ortega?
L’assenza da telecamere e taccuini del Presidente Ortega aveva spinto
settori della stampa estera a porre dubbi sulla sua sorte. Da più di un
mese non appariva in pubblico e, su suggerimento dell’opposizione
golpista nicaraguense, testate giornalistiche di diversi paesi avevano
avanzato ipotesi, formulato auspici, inventato retroscena. Morte?
Malattia? Dimissioni? Improvvisati Sherlock Holmes convinti che un
Presidente sia un fenomeno da palcoscenico, con riflettori accesi ed
espressioni in favore di telecamere.
L’opposizione chiedeva che il Presidente parlasse alla nazione:
voleva dimostrare che il Nicaragua fosse nel pieno di una tragedia
ingovernabile e che si dovevano approntare misure draconiane (ma se pure
le avesse applicate avrebbero gridato alla repressione ndr).
Nulla che abbia a che vedere con la situazione reale. La richiesta di
bloccare il Paese era un tentativo di generare caos e produrre un
drammatico impoverimento massiccio della popolazione. Almeno quella che
per vivere ha bisogno di lavorare, non certo quella mantenuta dagli
organismi statunitensi purché destabilizzi il Paese.
Il Comandante Ortega non ha ritenuto fino a ieri di doversi
presentare di fronte alle telecamere per diversi motivi. Il primo è che
un Presidente che parla al Paese a reti unificate è una misura raramente
adottata nel corso dei 13 anni di presidenza e, proporla in una
situazione di attenzione e allarme ma di nessuna crisi, avrebbe avuto
l’effetto di confermare la drammaticità che vuole l’opposizione per i
suoi scopi politici. La disciplina e l’ordine con il quale vengono
rispettate le indicazioni del governo gli danno ragione. Inoltre, il
lavoro di indirizzo e coordinamento che il Comandante svolge non ha
bisogno di essere illustrato da telecamere: i report quotidiani alla
popolazione sono diffusi dalla vicepresidente Rosario Murillo e dal
ministero della Salute.
Non è stata l’unica manovra golpista: hanno chiesto di dare alle
strutture sanitarie private la gestione dei test subendo un ovvio
rifiuto. Lo scopo era inventare cifre apocalittiche di malati per
generare panico interno e porre il governo in scontro con la comunità
internazionale. Usano l’hastag internazionale state a casa, ma
si fanno riprendere nelle feste e al mare. E lo stare a casa non
riguarda, of course, i loro cuochi, camerieri, giardinieri, autisti e
scorte. Dicono che il Nicaragua è pericoloso ma quelli che fuggirono
dopo il tentato golpe stanno tornando: forse è più pericoloso rimanere
in Costa Rica. Lo testimonia l'ambasciatore statunitense Sullivan, che
ha scelto di restare in Nicaragua a far partorire sua moglie piuttosto
che tornare negli USA. Un vescovo di fede somozista annuncia di
costituire un centro gestito dalla sua parrocchia per la diagnosi e cura
del Covid: viene vietato e la stessa Conferenza Episcopale lo convoca e
chiede conto di una iniziativa così ridicola. L’associazione padronale,
dal canto suo, ricorda lo spessore etico e di cui si fregia: dice di
contribuire alla battaglia contro la pandemia, ma non tira fuori un
dollaro e promuove una raccolta fondi di altri. I ricchi, insomma, non
spendono, semmai incassano.
Nel suo intervento il Presidente Ortega, come al solito, non ha risposto
agli insulti dell’opposizione golpista o ironizzato sulle loro figuracce
planetarie: non è nel suo carattere e poi uno statista guarda in alto,
dove non volano scarafaggi. Ha invece lanciato per l’ennesima volta un
appello a riconvertire le spese militari in spese sociali, ricordando a
Mr. Trump che il paese più potente economicamente, politicamente e
militarmente al mondo, non riesce a proteggere i suoi cittadini.
Niente di nuovo insomma. Un presidente come Daniel Ortega che ha a
cuore il suo popolo e un governo che attua politiche che dovrebbero
essere prese a modello, visti i risultati. Una opposizione ridicola che,
unica al mondo, esprime auspici di contagi di massa pur di generare
caos e ridurre il consenso al governo, ma nessuno fa caso a quello che
dicono e fanno. Perché nello svolgersi drammatico di una battaglia
internazionale tra scienza e pandemia, tra negligenza e buongoverno, lo
scenario è serio. I burattini non trovano spazio.
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