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30/11/2021

Il governo Draghi, sui problemi socuali fa schifo quasi a tutti

I sondaggi valgono quel che valgono, lo sappiamo. Ma come sempre una mezza fotografia della realtà è meglio che il buio assoluto.

Viviamo in una congiuntura in cui l’informazione – anche prima delle “raccomandazioni” esternate da Mario Monti – ci descrive quotidianamente un mondo monoblocco, sul quale volteggia come un angelo benefattore tale Mario Draghi. Il quale, “grazie alla sua credibilità internazionale” avrebbe “risollevato l’Italia” nella considerazione degli altri paesi.

Draghi era uno dei componenti più autorevoli della “Troika”, nei mesi in cui Fondo Monetario, Unione Europea e Bce strangolavano la Grecia (la Bce di SuperMario pensò bene di non far arrivare più il denaro ai bancomat, per “convincere” quel popolo – e il suo governo – ad accettare il nodo scorsoio intorno al collo).

Ma si sa, passata la festa gabbato lo santo. Chi se ne ricorda più?

Ora governa direttamente lui (e i poteri multinazionali che l’hanno voluto a Palazzo Chigi), e quindi è “santo” per definizione.

Però il sondaggio Swg mostrato lunedì sera su La7 da Enrico Mentana mette in evidenza alcuni dettagli che è bene valutare politicamente in modo non approssimativo.


La misurazione del “gradimento” del governo è stata – incautamente, visto lo scopo – disaggregata per “ambiti di attività”. E risulta solare la distanza tra l’apprezzamento sostanziale per il piano vaccinale o le “misure per il contenimento dei contagi” – gli unici ambiti in cui raccoglie una solida maggioranza di consensi – e tutti gli altri.

In pratica, si potrebbe dire che sono gli unici temi su cui il governo sta socialmente in piedi.

Per un verso è abbastanza logico, anche se gli errori commessi sono stati enormi ed infiniti (ne abbiamo parlato ogni giorno, potete rileggere con calma).

Nel mezzo di una pandemia che va ad ondate, con varianti continue, allarmismi a corrente alternata, misure di anticipata “apertura” cui seguono “chiusure” frettolose, la popolazione tende a prendere il lato buono: la campagna di vaccinazione ha raggiunto oltre l’85% degli over 12, i morti e i ricoverati sono scesi in maniera verticale.

Si poteva certamente fare di più e meglio – con l’obbligo vaccinale, come per altri “10 vaccini 10” indispensabili per mandare i bambini a scuola – ma “meglio meno che niente”.

Questa “constatazione di massa” rende risibili le argomentazioni di quanti – “a sinistra”, magari addirittura “estrema” – sono caduti nella trappola delle mobilitazioni politiche contro il green pass (quelle sindacali sono state invece assolutamente condivisibili, con tutti i distinguo del caso), fino ad adottare o diventare “comprensivi” con le cazzate no vax.

Non c’è insomma “un popolo incazzato” su questo tema, che attenderebbe soltanto una guida “giusta”, contendendola ai fascisti. Ma minoranze disinformate che si cullano in un mondo immaginario, ampiamente manipolabili e manipolate da parte del potere (che ne ha fatto un comodissimo capro espiatorio dei propri innumerevoli errori).

Al contrario, su tutti gli altri tempi rilevanti il governo sta sotto la soglia della maggioranza.

Vero è che il giudizio sulla “gestione del PNRR” sfiora quel limite, ma è fin troppo evidente che qui gioca moltissimo l’assoluta mancanza di informazione. Il PNRR stesso è stato illustrato “per titoli”, senza entrare nei contenuti specifici. Solo alcuni addetti ai lavori sono stati in grado di conoscerne – e comprenderne – i tratti salienti.

I più sono dunque “informati” dai media con quella melassa secondo cui “arrivano i soldi dall’Europa” e “meno male che c’è Draghi, se no non ce li davano”. Ci sarà tempo e modo di far chiarezza...

Lo stesso si può dire per la la “politica” estera, che pure mostra un gradimento poco sopra la soglia di un terzo. Così come per le “politiche economiche” o quella “sanitaria” (su cui è presumibile si sia trasferita una parte degli apprezzamenti positivi per la campagna vaccinale, che ha coperto le altre magagne).

Subito dopo è tutto un precipizio. E passi, tra i dati politicamente negativi, lo scontento per “la sicurezza”, con i Salvini, le Meloni (e il Pd) che continuano a sparare allarmismi sull’”invasione” dei migranti, i rave e quant’altro.

Ma quando si va al sodo Draghi non convince più nessuno. Clamoroso lo sgradimento sull’ambiente (appena il 26%), che consolida la consapevolezza sul puro bla bla bla in bocca ai Cingolani & co, del green washing che accompagna politiche di “transizione” tutt’altro che ecologiche.

E ovviamente scuola, povertà, tasse (su chi guadagna poco, ovvio), lavoro (e salari) sono temi su cui ognuno può toccare con mano la differenza tra la propaganda governativa e la realtà quotidiana.

Ed è su questo, insomma, che ha senso mobilitarsi fin da subito (e fin da sabato, 4 dicembre). È su questi terreni che si può e si deve togliere il tappeto sotto i piedi a questo governo di servi del capitale multinazionale.

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