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17/11/2021

La folle guerra del gas in Europa che rischia di tenerci al freddo

Il Bundesnetzagentur, cioè l’ente regolatore tedesco ha sospeso il processo di approvazione del gasdotto North Stream 2 tra Russia e Germania frapponendo un ostacolo di tipo legale.

La decisione dell’organismo potrebbe ritardare il via libera alle forniture di gas, poiché la certificazione è uno degli ultimi passi indispensabili prima che il gasdotto possa essere messo in servizio per permettere al gas russo di fluire nella rete europea.

Il processo di certificazione rimarrà sospeso fino a quando l’operatore di Nord Stream 2, con sede in Svizzera, non avrà completato il trasferimento di “beni chiave e risorse umane” a una filiale creata in Germania per la parte tedesca del gasdotto.

In pratica, l’approvazione di Nord Stream 2 sarà possibile “solo qualora l’operatore si organizzerà in una forma legale secondo quanto prevede il diritto tedesco“, ha scritto il Bundesnetzagentur.

Quest’ultimo avrà poi quattro mesi per dare il via libera al progetto, la cui costruzione è stata completata e il riempimento della pipeline è già iniziato sul versante russo.

Non solo. La società North Stream 2 dovrà poi presentare questa autorizzazione alla Commissione europea per il suo parere. In altri termini, l’inizio del funzionamento del gasdotto potrebbe essere a questo punto ritardato.

Inutile dire che dopo l’annuncio, il prezzo del gas sul mercato è aumentato del 12%, in un momento in cui in Europa stiamo già vivendo un’impennata dei prezzi dell’energia che ha visto schizzare le tariffe e le bollette.

Anche perché se non parte il North Stream 2 occorre fare affidamento sull’attuale gasdotto che attraversa Bielorussia e Polonia al centro di una gravissima crisi nella quale si sprecano minacce e invocazioni belliche.

Il gasdotto North Stream 2 ha una capacità di 55 miliardi di metri cubi all’anno e ha già iniziato a riempirsi ad ottobre per trasportare gas naturale dalla Russia alla Germania sotto il mar Baltico – quindi bypassando Polonia e Bielorussia ma anche l’Ucraina – per poi essere allacciato alla rete di distribuzione dell’Unione Europea.

La compagnia ucraina Naftogaz, si è detta ovviamente soddisfatta all’annuncio dell’organismo regolatore tedesco, perché da sempre contraria al gasdotto e sostenitrice della posizione secondo cui la certificazione non può essere applicata solo all’oleodotto in Germania, ma all’intero oleodotto dal territorio della Federazione Russa fino al territorio della Germania.

L’Ucraina teme di perdere centralità e anche la fonte di reddito proveniente dalle royalties fin qui applicate al passaggio del gas russo sul territorio ucraino.

L’agenzia Agi riporta una intervista al Financial Times, di Jeremy Weir, l’amministratore delegato di Trafigura, una delle maggiori società mondiali nel commercio delle materie prime, il quale ha paventato per l’Europa il rischio di blackout energetico il prossimo inverno, qualora dovessero persistere basse temperature.

Questo perché il gas naturale nella regione è ancora insufficiente. “Non abbiamo abbastanza gas al momento e non ne stiamo nemmeno immagazzinando per il periodo invernale”, ha detto. “Quindi c’è una reale preoccupazione che se avremo un inverno freddo, potremmo avere dei blackout in Europa”.

È confortante sapere che il North Stream 2 – attualmente il gasdotto più lungo del mondo (1.230 chilometri) – non è il solo, ma è affiancato al gasdotto North Stream 1, lungo 1.224 chilometri, che segue lo stesso percorso ed è stato inaugurato nel 2012.

Sul North Stream 2, dopo mesi di lunghe trattative, si è arrivati ad un accordo – contrastato apertamente dagli Usa che hanno aumentato le loro esportazioni di gas in Europa – in base al quale, nel caso in cui la Russia usasse le forniture di gas come leva politica per mettere sotto pressione i paesi Ue dell’Europa orientale, Berlino avrebbe il potere di imporre sanzioni a Mosca. Ma finora la Russia ha sempre smentito tale volontà.

Anche sul versante dell’altro importante fornitore di gas all’Europa – l’Algeria – non arrivano notizie rassicuranti.

Certo è che è stato registrato un limitato aumento delle forniture dalla Russia nell’ultima settimana. La Gazprom ha prenotato una minore capacità dei gasdotti per dicembre in attesa che si sblocchi il North Stream 2. Mosca nega di aver limitato le esportazioni verso l’Europa, ma viene accusata dalle forze ormai apertamente russofobe di aver cercato di fare pressione sulla Germania per accelerare l’autorizzazione del controverso Nord Stream 2.

Con questo imprevisto e avventurista stop all’operatività del gasdotto, ora, tutti gli scenari sono aperti. Ma l’incubo di un inverno senza o con ridotte forniture di gas comincia a palesarsi peggio che nel Trono di Spade.

Gli effetti di questa situazione si sono già visti a partire da luglio – e con maggiore pesantezza a ottobre – sulle bollette del gas. Opportuna dunque la campagna popolare e politica contro il carovita che è stata messa in campo.

Ma negli scenari che si vanno delineando c’è qualcosa di ancora più grave del rischio di un inverno al freddo e di tariffe del gas che ammazzano il potere d’acquisto di salari e pensioni.

Le classi dirigenti europee sembrano ormai possedute da uno spirito bellicista e guerrafondaio che incupisce le prospettive del prossimo periodo, e rispetto alle quali non si registra solo la latitanza o la complicità di chi ha responsabilità nei governi – dal M5S in Italia ai Grune tedeschi – che nulla stanno facendo per frenare questa tendenza.

Ma si registra anche una disattenzione e una superficialità tra le forze della “sinistra radicale” che dovrebbero cominciare a suonare e diffondere l’allarme contro le avventure del proprio imperialismo, quello europeo.

Di questo parleremo ampiamente al forum nazionale a Bologna convocato dalla Rete dei Comunisti per il prossimo sabato e domenica.

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