di Michele Giorgio – Il Manifesto
Recep Tayyip Erdogan ha annunciato ieri l’inizio di una nuova operazione militare nella provincia di Idlib, in Siria, con la copertura aerea russa. Di
fatto è un proseguimento di “Scudo dell’Eufrate”, la campagna militare
turca partita ad agosto del 2016 e terminata lo scorso marzo.
Parlando ad una riunione del suo partito, l’Akp, il presidente turco ha
spiegato che l’operazione punta ad «assicurare la sicurezza di Idlib» e
che ad essa potrebbero seguirne altre. Per ora i soldati turchi non avrebbero ancora messo piede in territorio siriano.
«Al momento l’Els sta portando avanti l’operazione e i nostri militari
non sono lì», ha precisato Erdogan riferendosi agli uomini del
cosiddetto Esercito libero siriano che Ankara addestra e arma da anni in
funzione anti Damasco. Reparti militari turchi veri e propri, “forze
speciali” secondo l’agenzia Anadolu, sono comunque schierati lungo il confine, in particolare a Reyhanli, nella provincia di Hatay.
I soldati di Ankara installeranno torrette di osservazione e avranno il
compito di monitorare la tregua in vigore tra le forze governative
siriane e quelle di Hay’at Tahrir al Sham – il fronte guidato da an Nusra (al Qaeda) che ha il controllo di buona parte della provincia di Idlib – nel
quadro dell’accordo raggiunto all’ultimo round dei colloqui
inter-siriani di Astana tra Turchia, Russia e Iran sulle zone di
de-escalation.
Anche questa volta Erdogan, che per anni ha sponsorizzato le
forze jihadiste in Siria, sostiene che il fine dell’operazione è quello
di combattere il terrorismo. Il 24 agosto di un anno fa
parlava di Daesh (l’Isis), adesso di “terroristi” in un vago riferimento
ai suoi ex protetti di an Nusra. Gli obiettivi del leader turco in Siria, nonostante l’intesa che ora mantiene con la Russia alleata di Damasco, comunque sono quelli di sempre.
Sostenere l’Els, la milizia legata all’Alto Consiglio per i Negoziati
(opposizione anti-Damasco), e spegnere le velleità dei curdi siriani
alleati del Pkk in Turchia. Un anno fa Ankara bloccò l’avanzata delle
Fds (Forze democratiche siriane) create dagli Stati Uniti e formate
principalmente dalle Ypg curde (Unità di Protezione Popolare) ma
considerate dai turchi come “terroriste”. “Scudo dell’Eufrate” ricacciò i
combattenti curdi a est del fiume Eufrate in maniera di dividere il
territorio del Rojava (Kurdistan siriano) in due parti. L’operazione
in definitiva puntava a costituire una zona cuscinetto – Jarabulus,
Manbij e al Bab – per far meglio posizionare le milizie alleate di Ahrar
al Sham (salafiti) e Els. Erdogan lanciò un avvertimento: se tale
confine fosse stato superato allora sarebbero entrate in azione,
massicciamente, le forze armate turche. Poi lo scorso marzo
l’annuncio della fine di “Scudo dell’Eufrate” al quale è seguito un
capitolo iracheno, sempre in funzione anti-curda, per reclamare,
battendo il pugno sul tavolo, un ruolo da protagonista per la Turchia in
qualsiasi soluzione politica per Siria e Iraq. «La Turchia sostiene
l’integrità territoriale di Siria e Iraq» ripetono Erdogan e i suoi
ministri. La verità è che anche questa operazione nella provincia di
Idlib, seppur ufficialmente inserita nelle intese di Astana, è coerente
con il progetto del leader turco di frammentare, di fatto se non
ufficialmente, la Siria e di indebolirla.
L’esercito siriano intanto continua la sua lenta riconquista
dei territori occupati da Daesh nella parte orientale del Paese, in
particolare attorno alla città di Mayadin, ripresa in parte nelle ultime
ore. Le forze governative e quelle a loro alleate avanzano, riferiva ieri la tv panaraba al Mayadeen,
verso le Fattorie di Shibl in direzione di Abukamal, ultima cittadina
siriana sull’Eufrate prima del confine iracheno. “Unità delle nostre
forze armate con gli alleati continuano la loro avanzata a Deir Ezzor e
hanno circondato Daesh (acronimo per Stato arabo dell’Iraq e del
Levante) nella citta’ di Mayadin”, riportano fonti militari siriane
riprese oggi dal quotidiano di Beirut Daily Star. Perduta il
mese scorso, ma non del tutto, Deir Ezzor, Daesh ha la sua ultima
importante roccaforte nell’Est della Siria proprio in Mayadin. In quella
zona si stanno concentrando anche i bombardamenti aerei russi che ieri,
in un solo giorno, avrebbero ucciso 120 uomini di Daesh e 60 jihadisti
stranieri.
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