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Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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06/12/2025

“L’ICE funziona come un esercito di occupazione. Lo so perché ne ho fatto parte”

di Rory Fanning

Gli elicotteri dell’Immigration and Customs Enforcement (ICE) sorvoleranno senza dubbio il mio quartiere in cerca di riparatori di tetti e giardinieri in questo “Veterans Day”, proprio come hanno fatto per settimane. Negli Stati Uniti, sei un bersaglio facile se hai la pelle scura e il tuo lavoro richiede di lavorare all’aperto.

La mia città, appena fuori Chicago, pullula di agenti o soldati dell’ICE (i due termini possono essere usati in modo intercambiabile) da settimane ormai. Di recente, due mamme, al freddo e con i loro fischietti, hanno aiutato a sorvegliare una squadra che lavorava su un tetto danneggiato dalla grandine. Gli agenti/soldati dell’ICE, vestiti con l’equipaggiamento militare completo, armati di armi semiautomatiche e con passamontagna per nascondere la loro identità, pattugliano su camion senza insegne – credo che ormai sappiamo tutti come riconoscerli.

Queste persone mi ricordano i soldati con cui ho pattugliato in Afghanistan, solo che l’agente medio dell’ICE ha meno addestramento del soldato medio. Sembra che ogni quartiere degli Stati Uniti sia ora soggetto a uno scontro armato e potenzialmente violento con le truppe federali. L’occupazione statunitense dell’Iraq e dell’Afghanistan ha chiuso il cerchio.

Analogamente a come ho terrorizzato i villaggi afghani durante il mio periodo nell’esercito dopo l’11 settembre, l’ICE ha terrorizzato la mia città. Quando ero nei Ranger dell’esercito americano, prendevamo di mira afghani in età da liceo e università. Il più delle volte, questi ragazzi stavano semplicemente camminando per strada, facendosi i fatti loro, quando venivano perquisiti, interrogati in modo intimidatorio o rapiti.

Dopo un po’, gli afghani avvisavano i vicini ogni volta che la nostra carovana di camion entrava in una città – a volte usavano i fischietti. Gli abitanti del villaggio sparivano rapidamente e sembrava di attraversare una città fantasma. Questa, in parte, è la vita sotto occupazione.
 
Le forze di occupazione interne del regime di Trump sono in forte crescita

L’addestramento dell’ICE è stato ridotto di cinque settimane per “aumentare” il numero di truppe: l’addestramento dura ora otto settimane rispetto alle precedenti 13. L’amministrazione Trump spera di aumentare il numero di agenti dell’ICE da 6.500 a livello nazionale a 10.000 entro la fine del 2025. Un bonus alla firma di 50.000 dollari ha spinto 150.000 persone a candidarsi per posizioni presso l’ICE. Intanto, l’agenzia utilizza immagini nazionaliste bianche per attrarre reclute suprematiste bianche.

Agenti e soldati dell’ICE stanno occupando i quartieri degli Stati Uniti con alcune delle armi più letali al mondo, con solo otto settimane di addestramento e senza alcuna esperienza pregressa richiesta. Secondo un ex funzionario del Dipartimento per la Sicurezza Interna (DHS) intervistato da NBC News, “[il DHS] sta cercando di far passare tutti, e il processo di selezione non è quello che dovrebbe essere”. Eppure, anche se il controllo fosse più rigoroso e approfondito, nessun addestramento può giustificare il terrore creato nei nostri vicini da parte di soldati armati.

La mia unità Ranger nell’esercito contava su alcuni dei soldati meglio addestrati al mondo. Eppure, ogni sei mesi circa perdevamo un soldato a causa di uno sparo accidentale. Un primo sergente della mia unità, considerato un soldato estremamente competente, sparò accidentalmente con il suo fucile M-4 all’interno di un elicottero Blackhawk. Il primo sergente perse il grado e fu espulso dai Ranger.

Anche Pat Tillman, l’ex giocatore di football professionista che si arruolò nell’esercito dopo l’11 settembre, era nella mia unità. Fu ucciso in un episodio di “fuoco amico” e la sua morte fu insabbiata lungo tutta la catena di comando di George W. Bush.

La stragrande maggioranza delle vittime della “guerra globale al terrore” degli Stati Uniti dopo l’11 settembre erano civili. “Danni collaterali”, è così che li chiamano. Ma in realtà, queste morti dovrebbero essere definite per quello che sono: grave imprudenza con armi mortali e un generale disprezzo per la vita umana. Centinaia di migliaia di persone in tutto il mondo sono morte per mano dei soldati statunitensi e dei loro leader. Non ci si può fidare nemmeno delle unità militari meglio addestrate per fare la cosa giusta. La “guerra globale al terrore” lo ha dimostrato.

Quindi, quando vedo agenti dell’ICE e poliziotti militarizzati armati di fucili d’assalto o di altre armi, mi rendo conto di quanto sia ingenuo e sciocco fidarsi di chi è armato dal governo degli Stati Uniti. Sta diventando sempre più evidente che agli agenti dell’ICE – vestiti ed equipaggiati come soldati – non dovrebbe essere permesso di avvicinarsi ai nostri quartieri, soprattutto se armati di armi d’assalto.

A ottobre, Miramar Martinez, residente a Chicago, è stata colpita cinque volte da un agente della Border Patrol (Polizia di Frontiera ndt). L’agente mascherato, il cui nome non è ancora stato reso pubblico, è fuggito nel Maine subito dopo l’aggressione. Secondo l’emittente locale della rete FOX News, l’uomo mascherato, pochi istanti prima di aprire il fuoco, ha puntato un fucile d’assalto contro Miramar e ha urlato: “Fai qualcosa, puttana”.

Silverio Villegas-Gonzalez è stato colpito e ucciso da un agente/soldato dell’ICE in un altro sobborgo di Chicago a settembre.

Solo nelle ultime settimane abbiamo assistito a numerosi episodi che dimostrano quanto sia pericolosa questa banda mascherata di vigilanti.

Nel frattempo, Trump sta cercando di rendere la Guardia Nazionale complice di questa occupazione: finora ha schierato truppe a Washington DC, Los Angeles, Chicago, Portland, Oregon e Memphis, Tennessee. Minaccia di schierarne ancora di più a Baltimora, New York, New Orleans, Oakland, San Francisco e St. Louis. Il Posse Comitatus Act impedisce alla Guardia Nazionale di essere impiegata in attività di polizia.

Ma come ha documentato Democracy Docket, questa legge vecchia di 150 anni non ha fermato Trump, che è già stato rimproverato da un giudice federale che ha stabilito che la sua amministrazione ha violato il Posse Comitatus Act “utilizzando le truppe per assistere direttamente gli agenti federali che effettuavano arresti, istituendo perimetri e blocchi stradali per le operazioni di polizia e, in almeno due occasioni, per arrestare civili”.

Il morale nella Guardia Nazionale sta crollando. Documenti interni mostrano che l’esercito è consapevole che la propria missione è impopolare; un’istantanea di settembre ha rilevato che solo il 2% dei post sui social media analizzati esprimeva un giudizio positivo sul dispiegamento della Guardia Nazionale a Washington, mentre oltre il 53% dei post esprimeva un giudizio negativo.

Questo offre un’opportunità a chiunque speri di convincere i membri della Guardia Nazionale a deporre le armi e a resistere alle richieste di Trump. Questi soldati hanno la responsabilità morale di rifiutare ordini illegali. È nostro dovere ricordarglielo: qualcosa da tenere a mente la prossima volta che parteciperete a una protesta o avrete l’opportunità di parlare con un membro della Guardia Nazionale in servizio attivo.

Gruppi di veterani come About Face e Veterans for Peace stanno facendo un lavoro fenomenale nell’incoraggiare i membri della Guardia Nazionale a resistere a Trump. Le proteste “Veters Say No” qui a Chicago e in altre città hanno attirato migliaia di persone. Questi gruppi stanno ricordando ai soldati che non sono soli, che gli Stati Uniti hanno una gloriosa tradizione di rifiuto degli ordini e che coraggio e onore a volte implicano dire di no agli ufficiali in comando. 

Rifiutare il culto dell’“eroe”

Parlando con gli immigrati del mio quartiere, so che provano una paura simile a quella degli afghani che controllavo. Mi sono arruolato nell’esercito nel febbraio del 2002 pensando che avrei reso gli Stati Uniti più sicuri contribuendo a proteggerli da un altro attacco in stile 11 settembre. Ho imparato che gran parte di ciò che gli Stati Uniti stavano facendo in luoghi come l’Afghanistan stava rendendo il Mondo un posto più pericoloso: sia occupando territori che non avrebbero dovuto invadere, sia uccidendo così tanti civili innocenti. Inoltre, era prevedibile che l’acritica venerazione per i soldati, trattati come eroi, che abbiamo visto dopo l’11 settembre avrebbe generato un pericoloso livello di sicurezza in coloro che portavano armi per conto del governo statunitense.

Divento sempre più arrabbiato e frustrato ad ogni “Veterans Day” che passa – questo è il mio ventesimo da quando ho lasciato i Rangers dell’esercito americano come obiettore di coscienza – perché diventa sempre più chiaro che il “Veterans Day” non è altro che un tentativo di nascondere il programma oppressivo e mortale della classe dirigente statunitense celebrando i nostri “eroi”. Gli eroi non uccidono civili innocenti, non si approfittano degli emarginati e non partecipano a missioni imperialiste progettate solo per arricchire i ricchi, vero? Se porti un’arma per conto del governo federale nel 2025, sei l’opposto di un eroe, nonostante le tue migliori intenzioni.

Non lo chiamo mai “Veterans Day”. Lo chiamo Armistice Day come lo chiamavamo negli anni successivi alla Prima Guerra Mondiale. Il Giorno dell’Armistizio doveva celebrare la fine della guerra, a differenza del Veterans Day, che sembra mirato a glorificare la guerra. Sono d’accordo con Kurt Vonnegut, che disse:  «Il Giorno dell’Armistizio è diventato il Giorno dei Veterani. Il Giorno dell’Armistizio era sacro. Il Giorno dei Veterani non lo è. Quindi mi getterò il Giorno dei Veterani alle spalle. Il Giorno dell’Armistizio lo conserverò. Non voglio buttare via nulla di sacro».

Ma in realtà questa giornata è più propriamente definita “Giornata degli occupanti”, un termine che descrive correttamente la minaccia che le nostre comunità negli Stati Uniti devono affrontare da parte di tutti coloro che portano un’arma per conto del governo statunitense.

Collettivamente, consideriamo questa giornata come un’opportunità per mantenere e accelerare la necessaria reazione per allontanare la mentalità imperialista che ha contagiato fin troppe persone in questo Paese. Nessuno è “illegale” e solo abolire l’ICE garantirà la sicurezza alle comunità. Dobbiamo smettere di celebrare gli occupanti, sia in patria che all’estero.

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12/06/2025

I fantasmi di Los Angeles

L’America brucia, ma non sono gli anni ‘60 e ‘70. La prima cosa che salta agli occhi vedendo gli scontri a Los Angeles – che ora promettono di allargarsi ad altri stati dove sono presenti consistenti comunità di immigrati, in primo luogo messicani e centroamericani – è che questa volta non si tratta di una sommossa sociale motivata da richieste di maggiore salario, diritti, integrazione. Non sono insomma l’emersione “dal basso” di bisogni incompatibili con l’assetto economico dominante.

Al contrario, le proteste sono state intenzionalmente provocate dal governo federale, ovvero “dall’alto”, da Washington, che ha inviato la Guardia Nazionale addirittura in alcune fabbriche e centri per l’immigrazione, arrestando gente senza permesso di soggiorno o con quel documento ormai scaduto, al solo scopo di radunare una quantità sufficiente di “irregolari” da espellere e dar così un po’ di lustro elettoralistico ad un primo semestre di presidenza decisamente farraginoso.

Tutto il mondo, ed anche gli elettori di Trump, vedono infatti che le promesse elettorali sono parecchio ardue da realizzare.

La “pace” in Ucraina è di là da venire, anche “grazie” ad alleati europei ormai preda di un bellicismo da operetta macabra.

I dazi sulle importazioni da tutto il Mondo si sono rivelati un mezzo boomerang ancor prima di entrare in funzione, spezzettando il quadro – e il commercio internazionale, cosa più grave – in una miriade di contrattazioni con singoli paesi ed aree economiche, con l’unico risultato certo di incentivare ovunque la ricerca di alternative di mercato rispetto agli Usa “impazziti”.

Anche sul genocidio dei palestinesi – che ovviamente Trump non chiama così – le sue mosse non hanno prodotto alcun effetto positivo. L’unico risultato è aver aperto una guerra suicida con le maggiori università statunitensi, “colpevoli” di non aver represso a sufficienza le proteste pro-Gaza, tacciate in modo infame come “antisemitismo”.

L’offensiva anti-migranti sembrava perciò la mossa giusta per cogliere più obiettivi in un colpo solo: farsi bello davanti all’elettorato ultra-reazionario che l’ha riportato alla Casa Bianca, “dare una lezione” all’establishment liberal della California (e un monito a tutti gli altri), bruciare l’ascesa del governatore del Golden State – Gavin Newsom – come candidato democratico vincente alle presidenziali del 2028.

Come sempre accade, quel che sembra più facile può diventare un problema complicato.

L’offensiva in California straccia via lo stesso ordine legale-costituzionale su cui gli Usa hanno costruito la rutilante immagine di “grande democrazia”, almeno sul piano interno. La “federalizzazione” della Guardia Nazionale (un corpo costituito da personale civile, agli ordini dei governatori locali), senza neanche invocare l’unica legge che lo consentirebbe (l’“Insurrection Act” del 1807), nonché le minacce di arresto per Gavin Newsom, sono in effetti una novità assoluta che certifica una pratica del potere tendenzialmente “assolutistica” da parte di Trump e della sua banda.

Ma soprattutto ha aperto il vaso di Pandora della potenziale guerra civile interna.

Acchiappare “stranieri” a casaccio ha portato nelle prigioni statunitensi, con destinazione Guantanamo, anche cittadini di paesi “amici” (o servi) come Gran Bretagna, Italia, Francia, Germania, Irlanda, Belgio, Paesi Bassi, Lituania, Polonia, Turchia e Ucraina. I loro governi non protesteranno, tanto meno prenderanno misure “simmetriche” (tipo arrestare cittadini statunitensi e internarli all’Asinara o a Stammheim), ma certo viaggiare negli States anche solo per turismo diventa improbabile.

Questi raid all’ingrosso indeboliscono molto la pretesa che questa sia un’operazione dotata di senso concreto, ma che soprattutto apre la strada – nella parte più retrograda dell’“America profonda” – all’idea che “tutti gli stranieri siano un problema da risolvere con la forza”.

Si tratta di un messaggio quasi mortale per un paese costruito sull’immigrazione, prima dall’Europa, poi dall’America Latina, con in mezzo il periodo dello schiavismo che ha portato negli Usa milioni di africani. Come buttare un cerino in un pagliaio secco. Le conseguenze si vedranno nei prossimi anni, molto probabilmente. Ma qualcosa si sta già vedendo, con il profluvio di bandiere messicane – e persino di qualche falce e martello – lungo la Central Alameda.

In un colpo solo, insomma, gli Stati Uniti stracciano il velo della pretesa “democrazia”, l’alone immaginario della “civiltà superiore”, il castello dei “valori”, quel che restava della coesione sociale “patriottica”, l’attrattività “morale” insieme a quella economica.

Esercitare l’“egemonia” sul mondo, o quantomeno la leadership, in queste condizioni, diventa mission impossible.

Che un’amministrazione della prima superpotenza mondiale sia arrivata a fare tutte queste stronzate insieme, dice molto su quanto grave sia la decadenza complessiva dell’imperialismo Usa. E se per le ragioni economiche sottostanti il discorso può sembrare molto complesso, e inevitabilmente di difficile lettura per i non addetti ai lavori, gli atti politici sono decisamente più chiari.

Se i marines ti servono per difenderti – od offendere, più realisticamente – la tua stessa popolazione, beh, le carte che ti sono rimaste in mano sono solo delle scartine...

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09/06/2025

USA - Los Angeles ancora in rivolta contro i raid. Trump manda la Guardia Nazionale

Il governatore della California Gavin Newsom ha definito “illegale” il dispiegamento della Guardia Nazionale nell’area di Los Angeles da parte dell’amministrazione Trump ed ha esortato ieri il segretario alla Difesa Pete Hegseth a fare marcia indietro mentre nelle strade i manifestanti continuano a scontrarsi con la polizia.

“Al momento non c’è bisogno che la Guardia Nazionale sia schierata a Los Angeles, e farlo in questo modo illegale e per un periodo così lungo è una grave violazione della sovranità statale che sembra intenzionalmente progettata per infiammare la situazione”, ha scritto il segretario agli affari legali di Newsom David Sapp, il quale ha sostenuto che le agenzie di polizia statali e locali avevano la situazione sotto controllo e che l’intervento federale avrebbe solo intensificato il conflitto.

La mossa di Trump di far intervenire la Guardia Nazionale di uno stato senza l’approvazione del governatore, è la prima del suo genere da sessanta anni a questa parte, ossia da quando Lyndon B. Johnson inviò le truppe in Alabama per garantire l’accesso alle scuole agli studenti neri.

Circa 300 soldati della Guardia Nazionale sono già arrivati a Los Angeles domenica mentre le proteste contro i raid anti immigrazione sono arrivate al loro terzo giorno.

Le proteste sono scoppiate nel centro di Los Angeles da venerdì e sono continuate nella regione per tutto il fine settimana, con i manifestanti che si sono scontrati con la polizia in risposta a un raid dell’immigrazione in un Home Depot suburbano.

Nella mattinata di ieri centinaia di persone si erano radunate fuori dal Metropolitan Detention Center nel centro di Los Angeles, dove sono state portate le persone arrestate nei precedenti raid sull’immigrazione. I manifestanti hanno rivolto cori di “vergogna” e “andate a casa” contro i militari della Guardia Nazionale.

Dopo che alcuni manifestanti si sono avvicinati ai membri della guardia, un altro gruppo di agenti in uniforme è avanzato contro i manifestanti, sparando bombe lacrimogene. La polizia ha sparato un proiettile di gomma anche contro la corrispondente della televisione australiana Lauren Tomasi.

“La mossa del presidente Trump di schierare la Guardia Nazionale della California è un allarmante abuso di potere”, hanno scritto i governatori degli stati amministrati dai democratici in una dichiarazione congiunta. “I governatori sono i comandanti in capo della loro Guardia Nazionale e il governo federale li attiva nei propri confini senza consultare o lavorare con il governatore di uno stato è inefficace e pericoloso”.

La posizione dei governatori democratici è arrivata mentre l’amministrazione Trump sta considerando anche il dispiegamento di marines nella contea di Los Angeles. Un funzionario della Difesa ha detto al giornale statunitense “Politico” che a 500 militari è stato dato l’ordine di “prepararsi al dispiegamento” e che potrebbero essere inviati in California.

Tom Homan, il responsabile della campagna anti-immigrati dell’amministrazione Trump, in una intervista alla NBC ha dichiarato che i raid continueranno ogni giorno nella regione e ha lasciato intendere che il governatore Newsom o il sindaco di Los Angeles Karen Bass potrebbero essere arrestati se “attraversassero quella linea” e ostacolassero l’applicazione della legge anti-immigrazione.

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27/01/2024

Il Texas sull’orlo dell’abisso. La Guardia Nazionale non respinge gli appelli alla secessione

La sfida del governo texano alla Corte Suprema e alla “Union” (il governo federale) sulla sentenza che consente di rimuovere il filo spinato dal confine tra Texas e Messico, sta degenerando in appelli alla secessione, certamente non respinti dalla Guardia Nazionale Texana, una formazione armata che rischia di andare fuori controllo.

Il Presidente Joe Biden ha ricevuto l’appello di Joaquin Castro, membro Democratico texano del Congress di portare la Texas Army National Guard sotto il comando federale al fine di evitare che il governatore repubblicano Greg Abbott la possa utilizzare per una eventuale secessione se la disputa sulle leggi migratorie dovesse degenerare in uno scontro aperto tra il Texas e la Union.

L’appello é stato lanciato dopo che la Guardia Nazionale ha dichiarato che manterrà il controllo militare del Eagle’s Pass (il Passo dell’Aquila) per impedire ai messicani e ispanici di entrare nel Texas. A rendere più tesa la delicata situazione tra il governo federale e il Texas é stata la dichiarazione del governatore Abbott pubblicata su X: “Il Texas non si tirerà indietro. I nostri sforzi per proteggere il confine in assenza di Biden rimangono intatti.”

Il senatore Castro afferma che Abbott stia usando la Guardia Nazionale del Texas per ostacolare il governo federale e per creare il caos che potrebbe degenerare in una dichiarazione di secessione. “Abbott sta sfidando la sentenza della Corte Suprema con l’appoggio della Guardia Nazionale, quindi il presidente Biden deve urgentemente stabilire il controllo federale sulla Guarida Nazionale del Texas” ha dichiarato Castro sui social.

L’immigrazione illegale oltre il confine tra Stati Uniti e Messico è aumentata negli ultimi due anni con la legge US Customs and Border Protection voluta dai Democratici che ha registrato 2,4 milioni di di nuovi migranti durante il 2023, rispetto a 1,7 milioni nel 2021. Lunedì la Corte Suprema ha votato 5 contro 4 per approvare la richiesta della Casa Bianca di annullare una sentenza emessa in ottobre dal Corte del Texas, che aveva impedito agli agenti federali di tagliare i cavi installati dalle autorità texane per fermare gli attraversamenti dei migranti. Ciò è avvenuto dopo che una donna e due bambini sono annegati il 12 gennaio mentre tentavano di attraversare il fiume Rio Grande dal Messico per raggiungere il Passo dell’Aquila.

La Guardia Nazionale del Texas martedì 23 gennaio ha inziato a costruire un’ulteriore recinzione di filo spinato lungo il confine messicano. Le prove video sono state trasmesse da Gamilo Montoya-Galves, un giornalista della CBS News esperto in tematiche migratorie. Il video é stato condiviso sui social. Ha inoltre impedito (usando l’intimidazione) alle forze federali di rimuovere la barriera di filo spinato costruita per impedire i flussi migratori clandestini dal Messico.

Sebbene le Guardie Nazionali nazionali ricadano normalmente sotto il controllo dei rispettivi Stati della Union, possono essere federalizzate utilizzando un meccanismo noto come status del “Titolo 10”, il che significa che vengono poste sotto il controllo del Presidente degli Stati Uniti e del Segretario alla Difesa con ufficiali federali in servizio che assumono il comando licenziando gli alti ufficiali della Guardia Nazionale soggetta al provvedimento disciplinare ed esautorando il governatore dal controllo sulla difesa del singolo Stato.

Questo provvedimento speciale è stato utilizzato agli inizi del XXI secolo dall’amministrazione George Bush in risposta all’uragano Katrina nel 2005 ed è stato utilizzato anche negli ultimi anni dai Democratici per inviare le truppe di varie Guardie Nazionali a combattere in Iraq e Afghanistan dopo aver riscontrato la mancata collaborazione degli ufficiali e dei governatori di inviare a crepare i loro giovani in quei lontani paesi esotici.

Il più antico ed eclatante caso di applicazione del Titolo 10 avvenne nel 1957, quando il presidente Eisenhower federalizzò la Guardia Nazionale dell’Arkansas dopo che il governatore dello Stato aveva inizialmente ordinato loro di impedire agli studenti neri di frequentare la Little Rock Central High School durante l’era dei diritti civili. In seguito, la Guardia Nazionale sotto controllo federale, insieme alle truppe federali della 101a divisione aviotrasportata, contribuì a proteggere gli studenti neri dagli estremisti razzisti del Potere Bianco mentre frequentavano la scuola

Facendo riferimento a questo precedente sulla piattaforma social X, Will Bunch, editorialista di opinione nazionale per il quotidiano The Philadelphia Inquirer, ha commentato: “È ora che Biden federalizzi la Guardia Nazionale del Texas e magari invii la 101esima Airborne come a Little Rock. Queste sciocchezze devono finire”. Il settimanale Newsweek ha contattato l’ufficio del governatore Greg Abbott e il dipartimento militare del Texas rispettivamente tramite telefono ed e-mail, senza ottenere alcun commento.

La Guardia nazionale dell’esercito del Texas è una componente dell’esercito degli Stati Uniti, della guardia nazionale degli Stati Uniti e delle forze militari del Texas (insieme alla guardia nazionale aerea del Texas e alla guardia dello Stato del Texas). In totale le forze armate sotto il comando del Governatore Abbott sono composte da circa 19.000 soldati equipaggiati di blidanti, carri armati, artiglieria pesante, aerei da combattimento e addestrati dall’eserito federale. I migliori reparti, che hanno già partecipato a varie guerre americane all’estero, sono: la 49a Divisione Corazzata con sede a Houston, la 36a Divisione di Fanteria e il 641simo Reggimento Aereo.

In questo braccio di ferro assimetrico: Abbott vs Biden e Texas Army National Guard vs federali si sta incuneando il Movimento Nazionalista del Texas (TNM) che sta acquistando sempre più consensi tra i texani, rinnovando pubblicamente il suo decennale appello affinché lo Stato della Stella Solitaria diventi una nazione indipendente in risposta alla crisi migratoria in corso. In una dichiarazione inviata al settimanale Newsweek in risposta alla sentenza della Corte Suprema di lunedì, il TNM ha esortato Abbott e il legislatore statale “a convocare una sessione speciale immediata per esplorare l’indipendenza del Texas in modo da poter finalmente proteggere il nostro confine”.

Il casus belli di tutto questo caos é la incapacità dimostrata sia dai Federali che dal governatore repubblicano di gestire la migrazione. In realtà un falso problema visto che la nostra Nazione é composta da immigati e, a dir il vero, se vogliamo proprio parlare di “sostituzione etnica” dovremmo sentire il parere degli Indiani d’America. Putroppo i veri nativi americani ce li siamo mangiati secoli fa...

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14/01/2021

USA - Democrazia blindata. I soldati occupano il Congresso


Una parte dei 10.000 soldati della Guardia Nazionale che stanno occupando Washington per contribuire a rendere sicura l’area del Congresso prima dell’inaugurazione del Presidente eletto Joe Biden saranno regolarmente armati.

La decisione del Segretario dell’Esercito americano Ryan McCarthy arriva dopo che l’FBI ha avvertito circa previste proteste armate a Washington in vista della cerimonia di insediamento del 20 gennaio.

Gli ufficiali statunitensi, parlando in condizioni di anonimato, non hanno detto quanti soldati sarebbero stati armati, ma hanno sottolineato che almeno i soldati incaricati di mettere in sicurezza l’edificio del Campidoglio saranno armati.

Uno degli ufficiali ha detto che le truppe non sarebbero state la prima linea di difesa e che dovrebbero solo sostenere le forze di polizia ma, data la minaccia che incombe sul Campidoglio, le truppe dovevano essere equipaggiate con le loro armi per l’autodifesa.

La Guardia Nazionale è stata autorizzata ad inviare fino a 15.000 soldati a Washington, e ai turisti è stato proibito di visitare il Monumento a George Washington fino al 24 gennaio.

Il capo dell’Ufficio della Guardia Nazionale, il generale Daniel Hokanson, ha detto lunedì ai giornalisti che si aspettava circa 10.000 soldati a Washington entro sabato per contribuire alla sicurezza, alla logistica e alle comunicazioni.

Il risultato finale è però quello che si vede in queste foto, con i soldati che dormono dentro il Parlamento per “proteggere la democrazia”.

Qualcosa è sfuggito agli apprendisti stregoni...






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11/09/2015

Donbass: vendetta popolare contro gli abusi della Guardia nazionale

Dove non arrivano le milizie della Novorossija, gli abitanti del Donbass cercano di difendersi come possono dagli abusi dei battaglioni neonazisti, così cari al truce romanticismo di molti media nostrani.

Nel villaggio di Kurtovka, un centinaio di chilometri a ovest di Lugansk, ma nella parte del Donbass occupata dalle forze di Kiev, gli abitanti si sono fatti giustizia da soli. La notte scorsa, stanchi degli abusi, delle violenze, dei saccheggi della Guardia nazionale (vale a dire, l'ala “governativa” in cui è confluita una parte dei battaglioni neonazisti), un reparto della quale è acquartierato da alcuni mesi nel palazzo municipale del villaggio, alcuni abitanti hanno ucciso a coltellate cinque guardie, dedite alle ubriacature notturne e ai successivi saccheggi e aggressioni all'interno delle abitazioni civili.

Dopo l'ennesima sortita ai danni di alcune famiglie di Kurtovka, un gruppo di cittadini ha atteso che i responsabili rientrassero nei propri acquartieramenti, si addormentassero e poi li ha uccisi a coltellate.

Il reparto della Guardia nazionale era stato trasferito a Kurtovka alcuni mesi fa, dopo che altri membri della medesima banda si erano resi responsabili di un altro episodio violento nel vicino villaggio di Kostantinovka: l'autista ubriaco di un mezzo blindato, scorrazzando per la città, aveva investito una donna con il passeggino del bambino e il piccolo era rimasto schiacciato.

Per quanto crudo possa apparire l'episodio di Kurtovka, esso testimonia del clima instaurato dal regime golpista un po' dappertutto in Ucraina: non solo i bombardamenti sulle città delle Repubbliche popolari di Donetsk e di Lugansk, ma un autentico “stato di occupazione” interna che terrorizza la popolazione, con un potere governativo che non riesce più nemmeno a controllare la furia forsennata del proprio braccio armato.

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27/07/2015

Gli Usa estendono armamento e addestramento dell’esercito di Kiev

In vista di una nuova recrudescenza militare su vasta scala con le milizie delle Repubbliche ribelli del Donbass, Washington si preoccupa per le condizioni non proprio ottimali delle forze armate del regime ucraino. Di questi giorni due notizie sull’aumento dello sforzo statunitense nel sostenere una riqualificazione dell’esercito di Kiev.

Il Pentagono vuole fornire all'Ucraina un sistema radar migliore, più a lungo raggio, per aiutarla a contrastare l'artiglieria usata dai ribelli filorussi. Lo riporta il Wall Street Journal il quale spiega che la proposta ha bisogno dell'approvazione della Casa Bianca, che sta considerando un altro pacchetto di aiuti militari all'Ucraina, mentre aumentano le pressioni su Washington affinché fornisca maggior sostegno a Kiev contro i ribelli. Nell’est, nonostante il cessate il fuoco teoricamente in vigore da cinque mesi, le scaramucce armate sono quotidiane e a farne le spese quasi sempre sono i poco addestrati militari ucraini da una parte e i civili del Donbass bombardati nelle loro case dall’altra.

Nei mesi scorsi comunque il governo degli Stati Uniti ha già fornito a regime dell'Ucraina 20 unità radar antimortaio - alcune già danneggiate oppure catturate dai ribelli - e altri dieci saranno consegnate entro la fine dell'anno, ma hanno una portata di circa dieci chilometri. Altri aiuti “non letali” - come kit medici, occhiali per la visione notturna e divise in kevlar - sono stati spediti all’esercito e alla Guardia Nazionale Ucraina, creata dai golpisti per includere la maggior parte dei battaglioni di volontari neonazisti agli ordini dei vari oligarchi. Ora, il dipartimento di Stato americano è intenzionato a fornire radar Firefinder AN/TPQ-36 e 37, che rilevano la presenza di missili fino a una distanza di circa 45 chilometri.

Inoltre gli Stati Uniti, dopo essersi occupati dell’addestramento di alcune migliaia di Guardie Nazionali, che sono state opportunamente armate ed equipaggiate dai paracadutisti americani arrivati nell’ovest del paese, ora vogliono estendere l'addestramento delle forze di sicurezza ucraine anche ai dipendenti del ministero della Difesa di Kiev. Ad annunciarlo è stato nei giorni scorsi il dipartimento di Stato, ricordando che i soldati a stelle e strisce sono in realtà già impegnati in Ucraina per formare personale del ministero dell'Interno.

"Sarà un corso di formazione su piccola scala (...) per contribuire a rafforzare le capacità di difesa interne dell'Ucraina", ha dichiarato Mark Toner, vice portavoce del dipartimento di Stato. Questa formazione, che avrà luogo nell'Ovest del Paese, porterà a 244 milioni di dollari l'importo degli aiuti alla sicurezza forniti all'Ucraina da Washington dopo che il regime scaturito dal golpe sciovinista e nazionalista del febbraio del 2014 ha scatenato la guerra contro le popolazioni delle province a maggioranza russa dell’est dell’Ucraina.

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20/08/2014

Un altro giovane nero ucciso dalla polizia. Lunedi a Ferguson i funerali di Michael Brown

Mentre continuano le proteste a Ferguson per l'uccisione da parte di un poliziotto del giovane afroamericano Michael Brown, poco lontano c'è stato un altro caso di “cops shooting” che potrebbe far crescere la tensione.

Ieri un giovane  afroamericano di 23 anni è stato ucciso dalla polizia a St. Louis. L'episodio è avvenuto a dieci chilometri di distanza dalla cittadina del Missouri. Il ragazzo - sempre secondo la versione del dipartimento di polizia di St. Louis - avrebbe avuto nelle mani un coltello mentre si aggirava all'esterno di un negozio. Il 23enne avrebbe detto ai due agenti "sparatemi, uccidetemi" e si sarebbe avvicinato. A questo punto uno dei poliziotti (o forse entrambi) ha aperto il fuoco uccidendolo.
La notizia è piombata su Ferguson dove, a dieci giorni dall'uccisione di Michaele Brown, continuano quotidianamente le proteste contro la militarizzazione e la brutalità della polizia. Finito il coprifuoco nella cittadina è arrivata la Guardia Nazionale e ieri sono state arrestate 78 persone che manifestavano per le vie della città, dove oggi è atteso il segretario alla Giustizia, Eric Holder.

Ieri sera si è registrata una situazione di “calma” . La polizia si è posizionata nelle strade prima del tramonto, e i soldati della Guardia Nazionale del Missouri hanno costituito dei posti di blocco presso il centro commerciale che è stato trasformato in un posto di comando della polizia. I manifestanti hanno marciato senza incidenti sotto gli occhi della polizia. Nel frattempo (dopo la seconda autopsia presentata dalla famiglia del giovane) si attendono i risultati di una terza analisi che è stata disposta proprio da Holder. II funerale di Michael Brown si svolgerà lunedì prossimo.

Ma nelle città statunitensi solo nell’ultimo mese sono quattro gli afroamericani uccisi dalla polizia. Oltre a Brown ci sono stati i casi di Eric Garner, Ezell Ford e John Crawford. Le circostanze della loro morte vedono contrastare apertamente la versione delle famiglie delle vittime e quella delle forze dell’ordine.

Sette anni fa, segnala Internazionale, ci fu un’inchiesta condotta da ColorLines e dal Chicago Reporter la quale era giunta alla conclusione che c’era una sproporzione evidente tra le vittime della polizia in dieci città degli Stati Uniti, in particolare New York, San Diego e Las Vegas. Più recentemente, tra il 2006 e il 2012, secondo Usa Today ci sono stati 96 casi di poliziotti bianchi che hanno ucciso un afroamericano. E queste cifre riguardano solo uccisioni ritenute giustificate.

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