L’uomo che vedete nell’immagine si chiama John Gannon. Ha 75 anni, è un imprenditore texano, repubblicano da una vita e alle ultime elezioni ha votato Donald Trump.
Convintamente.
Perché voleva il pugno duro sull’immigrazione. Voleva che Trump prendesse i criminali e li cacciasse dagli Stati Uniti.
Poi, come spesso accade con certe idee meravigliose, è arrivato quel piccolo inconveniente chiamato realtà: l’ICE ha preso la sua futura moglie.
E oggi John Gannon compare davanti alle telecamere, in lacrime, per spiegare al mondo una cosa che milioni di persone avevano provato a spiegargli prima del voto: quando costruisci una macchina per rastrellare esseri umani, sulla portiera non c’è scritto “solo quelli che John Gannon considera cattivi”.
La compagna di John si chiama Yasmin Suarez Reyes, ha 45 anni, è nata in Venezuela ma ha cittadinanza spagnola. Nel 2023 entra legalmente negli Stati Uniti con passaporto spagnolo attraverso il Visa Waiver Program. Prima della scadenza dei 90 giorni presenta domanda d’asilo. La pratica resta pendente, nel frattempo ottiene un permesso di lavoro e una patente texana.
Secondo il governo americano, però, la domanda pendente non le conferisce uno status legale e, scaduto il periodo del Visa Waiver, la sua permanenza diventa irregolare.
Il 24 luglio John e Yasmin arrivano all’aeroporto George Bush di Houston. Devono volare a Las Vegas per una convention del settore arredamento.
Passano i controlli. Entrano nella lounge United. Escono. Ma fuori trovano otto agenti dell’ICE ad aspettarli.
Gannon racconta che gli agenti “le sono piombati addosso in otto. Nessuno ci ha spiegato quali fossero le accuse. Non si sono nemmeno identificati”.
Yasmin viene portata via e finisce al Montgomery Processing Center, in Texas.
A quel punto qualcosa nella testa del trumpiano John Gannon comincia lentamente a scricchiolare. E infatti lo dice apertamente: “Io l’avevo votato per cacciare i criminali. Non l’ho votato per questo”.
Poi sul furgone ci è salita Yasmin. E allora il suo vocabolario cambia improvvisamente.
Davanti alla CBS dice: “Ho votato Trump. Stanno prendendo persone che rispettano la legge. Stanno distruggendo famiglie e posti di lavoro”. E quando gli chiedono cosa direbbe oggi al presidente che ha contribuito a eleggere, la risposta è una domanda: “Che cosa stai facendo?”.
Capito il cortocircuito? La macchina andava benissimo. Era il bersaglio che John aveva immaginato diverso.
Intanto Yasmin rimane in detenzione. John racconta che la situazione la sta consumando. E anche lui ammette che la vicenda gli ha completamente divorato la vita: telefonate agli avvocati, mail continue, richieste d’aiuto, strategie per riuscire a liberarla.
Poi arriva il momento in cui John crolla.
Parla della donna che vuole sposare. Dice che Yasmin lo ha riavvicinato ancora di più alla fede. La voce si rompe e riesce a dire soltanto: “Yasmin è buona come l’oro”.
E a quel punto l’uomo che aveva votato Donald Trump per il pugno duro arriva dall’altra parte del viaggio.
Dice che Trump non lo voterebbe più dopo “questo disastro” e che tutto questo “sembra la Gestapo”.
Benvenuto, John. La lezione è arrivata con qualche anno di ritardo, ma almeno è arrivata.
Perché certe politiche sembrano meravigliose quando immagini che la porta sfondata sarà sempre quella del vicino.
Poi bussano alla tua. E scopri finalmente per cosa avevi votato.
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Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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13/08/2026
27/01/2024
Il Texas sull’orlo dell’abisso. La Guardia Nazionale non respinge gli appelli alla secessione
La sfida del governo texano alla Corte Suprema e alla “Union” (il governo federale) sulla sentenza che consente di rimuovere il filo spinato dal confine tra Texas e Messico, sta degenerando in appelli alla secessione, certamente non respinti dalla Guardia Nazionale Texana, una formazione armata che rischia di andare fuori controllo.
Il Presidente Joe Biden ha ricevuto l’appello di Joaquin Castro, membro Democratico texano del Congress di portare la Texas Army National Guard sotto il comando federale al fine di evitare che il governatore repubblicano Greg Abbott la possa utilizzare per una eventuale secessione se la disputa sulle leggi migratorie dovesse degenerare in uno scontro aperto tra il Texas e la Union.
L’appello é stato lanciato dopo che la Guardia Nazionale ha dichiarato che manterrà il controllo militare del Eagle’s Pass (il Passo dell’Aquila) per impedire ai messicani e ispanici di entrare nel Texas. A rendere più tesa la delicata situazione tra il governo federale e il Texas é stata la dichiarazione del governatore Abbott pubblicata su X: “Il Texas non si tirerà indietro. I nostri sforzi per proteggere il confine in assenza di Biden rimangono intatti.”
Il senatore Castro afferma che Abbott stia usando la Guardia Nazionale del Texas per ostacolare il governo federale e per creare il caos che potrebbe degenerare in una dichiarazione di secessione. “Abbott sta sfidando la sentenza della Corte Suprema con l’appoggio della Guardia Nazionale, quindi il presidente Biden deve urgentemente stabilire il controllo federale sulla Guarida Nazionale del Texas” ha dichiarato Castro sui social.
L’immigrazione illegale oltre il confine tra Stati Uniti e Messico è aumentata negli ultimi due anni con la legge US Customs and Border Protection voluta dai Democratici che ha registrato 2,4 milioni di di nuovi migranti durante il 2023, rispetto a 1,7 milioni nel 2021. Lunedì la Corte Suprema ha votato 5 contro 4 per approvare la richiesta della Casa Bianca di annullare una sentenza emessa in ottobre dal Corte del Texas, che aveva impedito agli agenti federali di tagliare i cavi installati dalle autorità texane per fermare gli attraversamenti dei migranti. Ciò è avvenuto dopo che una donna e due bambini sono annegati il 12 gennaio mentre tentavano di attraversare il fiume Rio Grande dal Messico per raggiungere il Passo dell’Aquila.
La Guardia Nazionale del Texas martedì 23 gennaio ha inziato a costruire un’ulteriore recinzione di filo spinato lungo il confine messicano. Le prove video sono state trasmesse da Gamilo Montoya-Galves, un giornalista della CBS News esperto in tematiche migratorie. Il video é stato condiviso sui social. Ha inoltre impedito (usando l’intimidazione) alle forze federali di rimuovere la barriera di filo spinato costruita per impedire i flussi migratori clandestini dal Messico.
Sebbene le Guardie Nazionali nazionali ricadano normalmente sotto il controllo dei rispettivi Stati della Union, possono essere federalizzate utilizzando un meccanismo noto come status del “Titolo 10”, il che significa che vengono poste sotto il controllo del Presidente degli Stati Uniti e del Segretario alla Difesa con ufficiali federali in servizio che assumono il comando licenziando gli alti ufficiali della Guardia Nazionale soggetta al provvedimento disciplinare ed esautorando il governatore dal controllo sulla difesa del singolo Stato.
Questo provvedimento speciale è stato utilizzato agli inizi del XXI secolo dall’amministrazione George Bush in risposta all’uragano Katrina nel 2005 ed è stato utilizzato anche negli ultimi anni dai Democratici per inviare le truppe di varie Guardie Nazionali a combattere in Iraq e Afghanistan dopo aver riscontrato la mancata collaborazione degli ufficiali e dei governatori di inviare a crepare i loro giovani in quei lontani paesi esotici.
Il più antico ed eclatante caso di applicazione del Titolo 10 avvenne nel 1957, quando il presidente Eisenhower federalizzò la Guardia Nazionale dell’Arkansas dopo che il governatore dello Stato aveva inizialmente ordinato loro di impedire agli studenti neri di frequentare la Little Rock Central High School durante l’era dei diritti civili. In seguito, la Guardia Nazionale sotto controllo federale, insieme alle truppe federali della 101a divisione aviotrasportata, contribuì a proteggere gli studenti neri dagli estremisti razzisti del Potere Bianco mentre frequentavano la scuola
Facendo riferimento a questo precedente sulla piattaforma social X, Will Bunch, editorialista di opinione nazionale per il quotidiano The Philadelphia Inquirer, ha commentato: “È ora che Biden federalizzi la Guardia Nazionale del Texas e magari invii la 101esima Airborne come a Little Rock. Queste sciocchezze devono finire”. Il settimanale Newsweek ha contattato l’ufficio del governatore Greg Abbott e il dipartimento militare del Texas rispettivamente tramite telefono ed e-mail, senza ottenere alcun commento.
La Guardia nazionale dell’esercito del Texas è una componente dell’esercito degli Stati Uniti, della guardia nazionale degli Stati Uniti e delle forze militari del Texas (insieme alla guardia nazionale aerea del Texas e alla guardia dello Stato del Texas). In totale le forze armate sotto il comando del Governatore Abbott sono composte da circa 19.000 soldati equipaggiati di blidanti, carri armati, artiglieria pesante, aerei da combattimento e addestrati dall’eserito federale. I migliori reparti, che hanno già partecipato a varie guerre americane all’estero, sono: la 49a Divisione Corazzata con sede a Houston, la 36a Divisione di Fanteria e il 641simo Reggimento Aereo.
In questo braccio di ferro assimetrico: Abbott vs Biden e Texas Army National Guard vs federali si sta incuneando il Movimento Nazionalista del Texas (TNM) che sta acquistando sempre più consensi tra i texani, rinnovando pubblicamente il suo decennale appello affinché lo Stato della Stella Solitaria diventi una nazione indipendente in risposta alla crisi migratoria in corso. In una dichiarazione inviata al settimanale Newsweek in risposta alla sentenza della Corte Suprema di lunedì, il TNM ha esortato Abbott e il legislatore statale “a convocare una sessione speciale immediata per esplorare l’indipendenza del Texas in modo da poter finalmente proteggere il nostro confine”.
Il casus belli di tutto questo caos é la incapacità dimostrata sia dai Federali che dal governatore repubblicano di gestire la migrazione. In realtà un falso problema visto che la nostra Nazione é composta da immigati e, a dir il vero, se vogliamo proprio parlare di “sostituzione etnica” dovremmo sentire il parere degli Indiani d’America. Putroppo i veri nativi americani ce li siamo mangiati secoli fa...
Fonte
Il Presidente Joe Biden ha ricevuto l’appello di Joaquin Castro, membro Democratico texano del Congress di portare la Texas Army National Guard sotto il comando federale al fine di evitare che il governatore repubblicano Greg Abbott la possa utilizzare per una eventuale secessione se la disputa sulle leggi migratorie dovesse degenerare in uno scontro aperto tra il Texas e la Union.
L’appello é stato lanciato dopo che la Guardia Nazionale ha dichiarato che manterrà il controllo militare del Eagle’s Pass (il Passo dell’Aquila) per impedire ai messicani e ispanici di entrare nel Texas. A rendere più tesa la delicata situazione tra il governo federale e il Texas é stata la dichiarazione del governatore Abbott pubblicata su X: “Il Texas non si tirerà indietro. I nostri sforzi per proteggere il confine in assenza di Biden rimangono intatti.”
Il senatore Castro afferma che Abbott stia usando la Guardia Nazionale del Texas per ostacolare il governo federale e per creare il caos che potrebbe degenerare in una dichiarazione di secessione. “Abbott sta sfidando la sentenza della Corte Suprema con l’appoggio della Guardia Nazionale, quindi il presidente Biden deve urgentemente stabilire il controllo federale sulla Guarida Nazionale del Texas” ha dichiarato Castro sui social.
L’immigrazione illegale oltre il confine tra Stati Uniti e Messico è aumentata negli ultimi due anni con la legge US Customs and Border Protection voluta dai Democratici che ha registrato 2,4 milioni di di nuovi migranti durante il 2023, rispetto a 1,7 milioni nel 2021. Lunedì la Corte Suprema ha votato 5 contro 4 per approvare la richiesta della Casa Bianca di annullare una sentenza emessa in ottobre dal Corte del Texas, che aveva impedito agli agenti federali di tagliare i cavi installati dalle autorità texane per fermare gli attraversamenti dei migranti. Ciò è avvenuto dopo che una donna e due bambini sono annegati il 12 gennaio mentre tentavano di attraversare il fiume Rio Grande dal Messico per raggiungere il Passo dell’Aquila.
La Guardia Nazionale del Texas martedì 23 gennaio ha inziato a costruire un’ulteriore recinzione di filo spinato lungo il confine messicano. Le prove video sono state trasmesse da Gamilo Montoya-Galves, un giornalista della CBS News esperto in tematiche migratorie. Il video é stato condiviso sui social. Ha inoltre impedito (usando l’intimidazione) alle forze federali di rimuovere la barriera di filo spinato costruita per impedire i flussi migratori clandestini dal Messico.
Sebbene le Guardie Nazionali nazionali ricadano normalmente sotto il controllo dei rispettivi Stati della Union, possono essere federalizzate utilizzando un meccanismo noto come status del “Titolo 10”, il che significa che vengono poste sotto il controllo del Presidente degli Stati Uniti e del Segretario alla Difesa con ufficiali federali in servizio che assumono il comando licenziando gli alti ufficiali della Guardia Nazionale soggetta al provvedimento disciplinare ed esautorando il governatore dal controllo sulla difesa del singolo Stato.
Questo provvedimento speciale è stato utilizzato agli inizi del XXI secolo dall’amministrazione George Bush in risposta all’uragano Katrina nel 2005 ed è stato utilizzato anche negli ultimi anni dai Democratici per inviare le truppe di varie Guardie Nazionali a combattere in Iraq e Afghanistan dopo aver riscontrato la mancata collaborazione degli ufficiali e dei governatori di inviare a crepare i loro giovani in quei lontani paesi esotici.
Il più antico ed eclatante caso di applicazione del Titolo 10 avvenne nel 1957, quando il presidente Eisenhower federalizzò la Guardia Nazionale dell’Arkansas dopo che il governatore dello Stato aveva inizialmente ordinato loro di impedire agli studenti neri di frequentare la Little Rock Central High School durante l’era dei diritti civili. In seguito, la Guardia Nazionale sotto controllo federale, insieme alle truppe federali della 101a divisione aviotrasportata, contribuì a proteggere gli studenti neri dagli estremisti razzisti del Potere Bianco mentre frequentavano la scuola
Facendo riferimento a questo precedente sulla piattaforma social X, Will Bunch, editorialista di opinione nazionale per il quotidiano The Philadelphia Inquirer, ha commentato: “È ora che Biden federalizzi la Guardia Nazionale del Texas e magari invii la 101esima Airborne come a Little Rock. Queste sciocchezze devono finire”. Il settimanale Newsweek ha contattato l’ufficio del governatore Greg Abbott e il dipartimento militare del Texas rispettivamente tramite telefono ed e-mail, senza ottenere alcun commento.
La Guardia nazionale dell’esercito del Texas è una componente dell’esercito degli Stati Uniti, della guardia nazionale degli Stati Uniti e delle forze militari del Texas (insieme alla guardia nazionale aerea del Texas e alla guardia dello Stato del Texas). In totale le forze armate sotto il comando del Governatore Abbott sono composte da circa 19.000 soldati equipaggiati di blidanti, carri armati, artiglieria pesante, aerei da combattimento e addestrati dall’eserito federale. I migliori reparti, che hanno già partecipato a varie guerre americane all’estero, sono: la 49a Divisione Corazzata con sede a Houston, la 36a Divisione di Fanteria e il 641simo Reggimento Aereo.
In questo braccio di ferro assimetrico: Abbott vs Biden e Texas Army National Guard vs federali si sta incuneando il Movimento Nazionalista del Texas (TNM) che sta acquistando sempre più consensi tra i texani, rinnovando pubblicamente il suo decennale appello affinché lo Stato della Stella Solitaria diventi una nazione indipendente in risposta alla crisi migratoria in corso. In una dichiarazione inviata al settimanale Newsweek in risposta alla sentenza della Corte Suprema di lunedì, il TNM ha esortato Abbott e il legislatore statale “a convocare una sessione speciale immediata per esplorare l’indipendenza del Texas in modo da poter finalmente proteggere il nostro confine”.
Il casus belli di tutto questo caos é la incapacità dimostrata sia dai Federali che dal governatore repubblicano di gestire la migrazione. In realtà un falso problema visto che la nostra Nazione é composta da immigati e, a dir il vero, se vogliamo proprio parlare di “sostituzione etnica” dovremmo sentire il parere degli Indiani d’America. Putroppo i veri nativi americani ce li siamo mangiati secoli fa...
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28/05/2022
USA - In Texas la convention dei fautori delle armi da fuoco. A tre giorni dall’ultima strage
A pochi giorni dall’ultima strage in una scuola provocata da un ragazzo che aveva acquistato liberamente armi da fuoco, la National Rifle Association (Nra) – la famigerata lobby statunitense dei produttori e venditori di armi da fuoco – ha inaugurato a Houston, nel Texas, la sua annuale convention di tre giorni. Ed è stato proprio a Uvalde, nel Texas, che lo scorso martedì 24 maggio l’uso liberalizzato di armi da fuoco ha causato la morte di 19 bambini e due adulti in una scuola elementare.
Come molti presidenti statunitensi il giorno successivo alla strage, Biden aveva puntato l’indice contro l’NRA, accusandola di aver impedito il varo di leggi efficaci per il controllo delle armi con la sua influenza finanziaria a Washington.
Il deputato Marc Veasey, ha inviato una lettera all’NRA chiedendo loro di annullare l’incontro annuale a Houston. “In qualità di texano multigenerazionale e proprietario di armi, ti chiedo di annullare la tua convention alla luce della tragedia avvenuta a Uvalde, a circa 275 miglia di distanza dal luogo della tua convention”.
Secondo l’agenzia Nova l’NRA sconta però da anni una progressiva crisi, tanto che lo scorso anno ha dichiarato bancarotta, e ha investito nelle sue campagne di pressione sul Congresso appena due milioni di dollari. Per avere un termine di paragone le lobby delle corporations del Big Data ne hanno spesi oltre 70 per influenzare il Congresso, mentre quelle del Big Pharma hanno speso 92 milioni.
Ciononostante, l’NRA continua a sostenere apertamente il Secondo emendamento (quello che prevede il diritto ad essere armati, ndr), ed è in prima fila a livello nazionale contro provvedimenti tesi a limitare la libera detenzione di armi semiautomatiche di derivazione militare o di caricatori ad alta capienza.
Alla convention dell’NRA sarebbero dovuti intervenire politici conservatori di alto profilo come il senatore texano Ted Cruz e il governatore del Texas Greg Abbott, che però potrebbero disertare l’evento. L’ex presidente Donald Trump è stato il solo a confermare la sua presenza, dichiarando in merito alla sparatoria di Uvalde che “in questo momento l’America ha bisogno di soluzioni e leadership reali, e non della partigianeria politica”.
“Sebbene sia in corso un’indagine e i fatti stiano ancora emergendo, riconosciamo che questo è stato l’atto di un criminale solitario e squilibrato” è scritto sul sito della Convention della NRA. “Mentre ci riuniamo a Houston, rifletteremo su questi eventi, pregheremo per le vittime, riconosceremo i nostri membri patriottici e ci impegniamo a raddoppiare il nostro impegno per rendere sicure le nostre scuole”.
L’autore dell’ultima sparatoria/strage è un 18enne, Salvador Ramos, ucciso da un agente della Polizia intervenuto sul luogo della sparatoria in risposta a una chiamata di emergenza. Il 18enne si è servito di un fucile semiautomatico acquistato in un negozio di armi locale per il suo 18mo compleanno.
Contro la convention della NRA a Houston sono previste anche manifestazioni di protesta con lo slogan “Don’t Look Away Rally” alla quale parteciperanno molte organizzazioni, come Black Live Matters, la Federazione degli Insegnanti, l’associazione delle madri.
Fonte
Come molti presidenti statunitensi il giorno successivo alla strage, Biden aveva puntato l’indice contro l’NRA, accusandola di aver impedito il varo di leggi efficaci per il controllo delle armi con la sua influenza finanziaria a Washington.
Il deputato Marc Veasey, ha inviato una lettera all’NRA chiedendo loro di annullare l’incontro annuale a Houston. “In qualità di texano multigenerazionale e proprietario di armi, ti chiedo di annullare la tua convention alla luce della tragedia avvenuta a Uvalde, a circa 275 miglia di distanza dal luogo della tua convention”.
Secondo l’agenzia Nova l’NRA sconta però da anni una progressiva crisi, tanto che lo scorso anno ha dichiarato bancarotta, e ha investito nelle sue campagne di pressione sul Congresso appena due milioni di dollari. Per avere un termine di paragone le lobby delle corporations del Big Data ne hanno spesi oltre 70 per influenzare il Congresso, mentre quelle del Big Pharma hanno speso 92 milioni.
Ciononostante, l’NRA continua a sostenere apertamente il Secondo emendamento (quello che prevede il diritto ad essere armati, ndr), ed è in prima fila a livello nazionale contro provvedimenti tesi a limitare la libera detenzione di armi semiautomatiche di derivazione militare o di caricatori ad alta capienza.
Alla convention dell’NRA sarebbero dovuti intervenire politici conservatori di alto profilo come il senatore texano Ted Cruz e il governatore del Texas Greg Abbott, che però potrebbero disertare l’evento. L’ex presidente Donald Trump è stato il solo a confermare la sua presenza, dichiarando in merito alla sparatoria di Uvalde che “in questo momento l’America ha bisogno di soluzioni e leadership reali, e non della partigianeria politica”.
“Sebbene sia in corso un’indagine e i fatti stiano ancora emergendo, riconosciamo che questo è stato l’atto di un criminale solitario e squilibrato” è scritto sul sito della Convention della NRA. “Mentre ci riuniamo a Houston, rifletteremo su questi eventi, pregheremo per le vittime, riconosceremo i nostri membri patriottici e ci impegniamo a raddoppiare il nostro impegno per rendere sicure le nostre scuole”.
L’autore dell’ultima sparatoria/strage è un 18enne, Salvador Ramos, ucciso da un agente della Polizia intervenuto sul luogo della sparatoria in risposta a una chiamata di emergenza. Il 18enne si è servito di un fucile semiautomatico acquistato in un negozio di armi locale per il suo 18mo compleanno.
Contro la convention della NRA a Houston sono previste anche manifestazioni di protesta con lo slogan “Don’t Look Away Rally” alla quale parteciperanno molte organizzazioni, come Black Live Matters, la Federazione degli Insegnanti, l’associazione delle madri.
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02/09/2021
Il Texas cancella l’aborto
Mentre in Occidente dilagano le preoccupazioni per i diritti delle donne nell’Afghanistan tornato in mano ai Talebani, è nello stato americano del Texas che per il momento l’allerta su questo fronte ha raggiunto livelli senza precedenti. Mercoledì è entrata infatti in vigore una nuova legge ultra-reazionaria che minaccia di cancellare quasi del tutto l’accesso all’interruzione di gravidanza. Il provvedimento rappresenta l’ultima e più estrema frontiera della battaglia degli anti-abortisti americani, decisi a liquidare un diritto sancito da quasi mezzo secolo da quella stessa Corte Suprema che questa settimana si è rifiutata di intervenire per sospendere la legge texana.
Alla mezzanotte di martedì, le poche cliniche che nel vastissimo territorio dello stato offrono ancora la possibilità di ricorrere all’aborto hanno ridotto al minimo le loro attività per evitare di incorrere in guai legali e sanzioni salatissime. La “legge numero 8 del Senato” del Texas mette in pratica fuori legge l’interruzione di gravidanza oltre le sei settimane dal concepimento. Il termine viene stabilito con un una definizione deliberatamente fuorviante, cioè a partire dal momento in cui potrebbe essere rilevato, pur essendo oggettivamente impossibile a questo stadio, il battito cardiaco del feto. Nessuna eccezione è prevista in caso di stupro o incesto, ma solo quando la salute della madre sia messa in serissimo pericolo.
La legge era stata firmata dal governatore repubblicano Greg Abbott nel maggio scorso e subito svariate organizzazioni a difesa dei diritti civili e per il diritto all’aborto avevano presentato ricorso in tribunale. Secondo i denuncianti, la nuova misura priva l’85% delle donne del Texas di un diritto costituzionalmente protetto quando esercitato entro 22 / 24 settimane dal concepimento. Alla sesta settimana, infatti, la maggior parte delle donne nemmeno è consapevole di essere incinta.
Il tribunale federale distrettuale che si stava occupando del caso aveva fissato a lunedì scorso un’udienza per valutare la richiesta di emettere un’ingiunzione preliminare contro la legge. Lo stato del Texas si è però rivolto alla corte d’Appello di New Orleans, competente per il Texas e composta a maggioranza da giudici ultra-conservatori, che ha cancellato l’udienza distrettuale col pretesto dell’arrivo dell’uragano Ida e permesso in sostanza alla legge di entrare in vigore. Nel frattempo, il procedimento legale seguirà il suo corso normale.
Un ultimo tentativo per bloccare la legge era stato poi fatto con la Corte Suprema federale. I giudici sono rimasti inizialmente in silenzio e hanno alla fine votato contro la sospensione del provvedimento anti-abortista quando era già entrato in vigore. Il ricorso è stato respinto di misura – 5 a 4 – a conferma dei timori diffusi anche negli ambienti conservatori per il carattere esplosivo della misura adottata dal Texas. Alla Corte Suprema, dopo le tre nomine fatte dal presidente Trump, c’è oggi una maggioranza conservatrice composta da 6 giudici, ma sulla legge del Texas il presidente del tribunale, John Roberts, si è schierato con i 3 giudici “liberal”.
Sia Roberts sia questi ultimi hanno espresso giudizi durissimi sull’opinione della maggioranza. La giudice Sonia Sotomayor, nominata da Obama, ha scritto di una legge “palesemente anti-costituzionale”, studiata “per proibire alle donne l’esercizio dei loro diritti costituzionali”. Roberts ha a sua volta parlato di uno “schema legale senza precedenti”, riferendosi all’impianto del provvedimento che ha il preciso scopo di rendere complicato qualsiasi procedimento giudiziario presentato contro di esso.
Questo aspetto singolare costituisce forse la preoccupazione maggiore dei sostenitori del diritto all’aborto e delle strutture che praticano l’interruzione di gravidanza. Il testo della legge non autorizza nessun ufficio o funzionario dello stato a perseguire coloro che la violano. Una denuncia può essere invece fatta, ed è anzi incoraggiata, dai normali cittadini, i quali hanno facoltà di segnalare alle autorità chiunque si metta al di fuori della legge: dai medici che praticano l’interruzione di gravidanza dopo sei settimane dal concepimento agli impiegati delle cliniche, dalle associazioni che offrono consulenza alle donne fino addirittura ai famigliari o ai tassisti che le accompagnano ad abortire. I denuncianti, che possono anche risiedere al di fuori dello stato, in caso di vittoria in tribunale hanno inoltre diritto a un rimborso pari a diecimila dollari. Questa insolita caratteristica rende quindi difficile individuare una persona o un ufficio dello stato verso cui indirizzare le cause intentate contro la legge anti-aborto.
La nuova legge viene implementata in un clima di pesante oscurantismo in molti stati tradizionalmente a maggioranza repubblicana. Numerose misure sono state discusse o approvate negli ultimi anni, con l’obiettivo spesso di generare dispute legali da spingere fino alla Corte Suprema. Qui, gli anti-abortisti sperano di ottenere una sentenza che ribalti quella del 1973 (“Roe contro Wade”), che ha sancito il diritto costituzionale all’interruzione di gravidanza, e quella del 1992 (“Planned Parenthood contro Casey”), che lo ha ribadito avvertendo gli stati a non imporre “ostacoli eccessivi” al diritto all’aborto nel periodo in cui il feto non può sopravvivere al di fuori dell’utero.
In questi ambienti si scommette sulla supermaggioranza conservatrice venutasi a creare alla Corte Suprema grazie all’amministrazione Trump. Un test cruciale a questo proposito potrebbe arrivare nel prossimo anno giudiziario, al via dal mese di ottobre, quando la Corte Suprema dovrà esprimersi su un caso riguardante una legge dello stato del Mississippi che chiama in causa proprio la sentenza del 1973.
Per quanto riguarda il Texas, nel 2013 era già stata approvata un’altra legge molto restrittiva del diritto all’aborto attraverso l’imposizione alle cliniche che lo praticavano di standard medici simili a quelli richiesti agli ospedali. La legge era stata in seguito bocciata dalla Corte Suprema, ma aveva provocato la chiusura di una ventina delle circa 40 strutture che garantivano l’interruzione di gravidanza. Le difficoltà di avere accesso all’aborto in molti stati americani si traducono in discriminazioni che pesano soprattutto sulle donne appartenenti alle classi più disagiate, visto che per esercitare un diritto riconosciuto dalla Costituzione sono costrette a lunghi viaggi, talvolta in altri stati, e a spese spesso insostenibili.
La presa di posizione della Corte Suprema e la stessa implementazione della nuova legge del Texas sono state oggetto di critiche molto accese a Washington. Anche il presidente Biden ha ritenuto di emettere una dichiarazione ufficiale nella quale ha affermato che il provvedimento “viola apertamente” la Costituzione. La sua amministrazione, ha aggiunto Biden, ribadisce “l’impegno a difendere il diritto costituzionale stabilito dalla [sentenza] ‘Roe contro Wade’”.
Come il presidente intenda mantenere questa promessa non è tuttavia chiaro, né sembrano esserci le premesse per una mobilitazione a favore di questo e altri diritti democratici. Il Texas è già in queste settimane un laboratorio anche per l’assalto al diritto di voto. Una legge ultra-restrittiva in questo ambito è stata infatti approvata proprio nei giorni scorsi. Malgrado l’indignazione e le polemiche esplose a livello nazionale, il Partito Democratico che controlla la Casa Bianca ed entrambi i rami del Congresso non è stato in grado né sarà con ogni probabilità in grado di arrestare la deriva anti-democratica promossa dagli ambienti dell’estrema destra repubblicana.
Fonte
Alla mezzanotte di martedì, le poche cliniche che nel vastissimo territorio dello stato offrono ancora la possibilità di ricorrere all’aborto hanno ridotto al minimo le loro attività per evitare di incorrere in guai legali e sanzioni salatissime. La “legge numero 8 del Senato” del Texas mette in pratica fuori legge l’interruzione di gravidanza oltre le sei settimane dal concepimento. Il termine viene stabilito con un una definizione deliberatamente fuorviante, cioè a partire dal momento in cui potrebbe essere rilevato, pur essendo oggettivamente impossibile a questo stadio, il battito cardiaco del feto. Nessuna eccezione è prevista in caso di stupro o incesto, ma solo quando la salute della madre sia messa in serissimo pericolo.
La legge era stata firmata dal governatore repubblicano Greg Abbott nel maggio scorso e subito svariate organizzazioni a difesa dei diritti civili e per il diritto all’aborto avevano presentato ricorso in tribunale. Secondo i denuncianti, la nuova misura priva l’85% delle donne del Texas di un diritto costituzionalmente protetto quando esercitato entro 22 / 24 settimane dal concepimento. Alla sesta settimana, infatti, la maggior parte delle donne nemmeno è consapevole di essere incinta.
Il tribunale federale distrettuale che si stava occupando del caso aveva fissato a lunedì scorso un’udienza per valutare la richiesta di emettere un’ingiunzione preliminare contro la legge. Lo stato del Texas si è però rivolto alla corte d’Appello di New Orleans, competente per il Texas e composta a maggioranza da giudici ultra-conservatori, che ha cancellato l’udienza distrettuale col pretesto dell’arrivo dell’uragano Ida e permesso in sostanza alla legge di entrare in vigore. Nel frattempo, il procedimento legale seguirà il suo corso normale.
Un ultimo tentativo per bloccare la legge era stato poi fatto con la Corte Suprema federale. I giudici sono rimasti inizialmente in silenzio e hanno alla fine votato contro la sospensione del provvedimento anti-abortista quando era già entrato in vigore. Il ricorso è stato respinto di misura – 5 a 4 – a conferma dei timori diffusi anche negli ambienti conservatori per il carattere esplosivo della misura adottata dal Texas. Alla Corte Suprema, dopo le tre nomine fatte dal presidente Trump, c’è oggi una maggioranza conservatrice composta da 6 giudici, ma sulla legge del Texas il presidente del tribunale, John Roberts, si è schierato con i 3 giudici “liberal”.
Sia Roberts sia questi ultimi hanno espresso giudizi durissimi sull’opinione della maggioranza. La giudice Sonia Sotomayor, nominata da Obama, ha scritto di una legge “palesemente anti-costituzionale”, studiata “per proibire alle donne l’esercizio dei loro diritti costituzionali”. Roberts ha a sua volta parlato di uno “schema legale senza precedenti”, riferendosi all’impianto del provvedimento che ha il preciso scopo di rendere complicato qualsiasi procedimento giudiziario presentato contro di esso.
Questo aspetto singolare costituisce forse la preoccupazione maggiore dei sostenitori del diritto all’aborto e delle strutture che praticano l’interruzione di gravidanza. Il testo della legge non autorizza nessun ufficio o funzionario dello stato a perseguire coloro che la violano. Una denuncia può essere invece fatta, ed è anzi incoraggiata, dai normali cittadini, i quali hanno facoltà di segnalare alle autorità chiunque si metta al di fuori della legge: dai medici che praticano l’interruzione di gravidanza dopo sei settimane dal concepimento agli impiegati delle cliniche, dalle associazioni che offrono consulenza alle donne fino addirittura ai famigliari o ai tassisti che le accompagnano ad abortire. I denuncianti, che possono anche risiedere al di fuori dello stato, in caso di vittoria in tribunale hanno inoltre diritto a un rimborso pari a diecimila dollari. Questa insolita caratteristica rende quindi difficile individuare una persona o un ufficio dello stato verso cui indirizzare le cause intentate contro la legge anti-aborto.
La nuova legge viene implementata in un clima di pesante oscurantismo in molti stati tradizionalmente a maggioranza repubblicana. Numerose misure sono state discusse o approvate negli ultimi anni, con l’obiettivo spesso di generare dispute legali da spingere fino alla Corte Suprema. Qui, gli anti-abortisti sperano di ottenere una sentenza che ribalti quella del 1973 (“Roe contro Wade”), che ha sancito il diritto costituzionale all’interruzione di gravidanza, e quella del 1992 (“Planned Parenthood contro Casey”), che lo ha ribadito avvertendo gli stati a non imporre “ostacoli eccessivi” al diritto all’aborto nel periodo in cui il feto non può sopravvivere al di fuori dell’utero.
In questi ambienti si scommette sulla supermaggioranza conservatrice venutasi a creare alla Corte Suprema grazie all’amministrazione Trump. Un test cruciale a questo proposito potrebbe arrivare nel prossimo anno giudiziario, al via dal mese di ottobre, quando la Corte Suprema dovrà esprimersi su un caso riguardante una legge dello stato del Mississippi che chiama in causa proprio la sentenza del 1973.
Per quanto riguarda il Texas, nel 2013 era già stata approvata un’altra legge molto restrittiva del diritto all’aborto attraverso l’imposizione alle cliniche che lo praticavano di standard medici simili a quelli richiesti agli ospedali. La legge era stata in seguito bocciata dalla Corte Suprema, ma aveva provocato la chiusura di una ventina delle circa 40 strutture che garantivano l’interruzione di gravidanza. Le difficoltà di avere accesso all’aborto in molti stati americani si traducono in discriminazioni che pesano soprattutto sulle donne appartenenti alle classi più disagiate, visto che per esercitare un diritto riconosciuto dalla Costituzione sono costrette a lunghi viaggi, talvolta in altri stati, e a spese spesso insostenibili.
La presa di posizione della Corte Suprema e la stessa implementazione della nuova legge del Texas sono state oggetto di critiche molto accese a Washington. Anche il presidente Biden ha ritenuto di emettere una dichiarazione ufficiale nella quale ha affermato che il provvedimento “viola apertamente” la Costituzione. La sua amministrazione, ha aggiunto Biden, ribadisce “l’impegno a difendere il diritto costituzionale stabilito dalla [sentenza] ‘Roe contro Wade’”.
Come il presidente intenda mantenere questa promessa non è tuttavia chiaro, né sembrano esserci le premesse per una mobilitazione a favore di questo e altri diritti democratici. Il Texas è già in queste settimane un laboratorio anche per l’assalto al diritto di voto. Una legge ultra-restrittiva in questo ambito è stata infatti approvata proprio nei giorni scorsi. Malgrado l’indignazione e le polemiche esplose a livello nazionale, il Partito Democratico che controlla la Casa Bianca ed entrambi i rami del Congresso non è stato in grado né sarà con ogni probabilità in grado di arrestare la deriva anti-democratica promossa dagli ambienti dell’estrema destra repubblicana.
Fonte
04/08/2019
Strage nazista ad El Paso. Chi urla “invasione” è complice
22 morti a El Paso, uccisi da un fanatico razzista che voleva colpire così “l’invasione” di latino americani.
Li chiamano suprematisti bianchi, attenuando così nel linguaggio l’orrore di ciò che essi sono davvero. Cioè nazifascisti che esercitano il loro razzismo compiendo stragi. Non solo negli USA, ma recentemente in Australia, e prima in Norvegia. Questi assassini sono l’ISIS bianco e cristiano, e sono prodotti puri del fascismo occidentale, in tutte le sue versioni.
Delle stragi negli USA è politicamente responsabile Donald Trump. Per la sua feroce politica e ideologia antimmigranti, dentro le quali si legittimano e muovono i suprematisti. E anche per il suo criminale rifiuto a mettere sotto controllo la vendita di armi. Grazie alla quale Patrick Crusius è potuto entrare in un super mercato con il suo bel Kalashnikov.
Ma se Trump è responsabile, non è il solo ad esserlo.
Per questo il modo giusto per mostrare solidarietà alle tante vittime innocenti del razzismo è farla finita con chi legittima i loro assassini e con chi, anche se non spara, parla come loro. Chi chiama “invasione” il dramma sociale delle migrazioni è complice ideologico e morale dell’assassino di El Paso, di coloro che lo hanno preceduto e di quelli che rischiano di seguirlo.
Basta razzismo, basta nazifascismo, comunque mascherati.
Fonte
30/11/2016
Vita dura per i nazisti del Texas
Un gruppo comunista chiamato “Guardie Rosse Austin” ha suscitato grande scalpore, nello stato americano del Texas dopo la posizione contro una manifestazione del movimento razzista "White Lives Matter", portando bandiere comuniste e fucili, con il volto coperto e mostrando cartelli con scritto lo slogan "Fai impaurire di nuovo il razzista" ("Make racist afraid again"), per parafrasare lo slogan della campagna di Donald Trump,"Make America great Again"(Rendere di nuovo grande l’America).
Si tratta di un collettivo che ha deciso di affrontare le ondate di razzismo che si sono verificati negli Stati Uniti dopo la vittoria di Donald Trump nelle ultime elezioni, convinto che sia necessario sottolineare e combattere il fascismo.
Il confronto per le strade, che non ha ancora raggiunto episodi di violenza, si è anche spostato ai social network, con commenti arrabbiati e minacce.
Al momento non si registrano incidenti, però la presenza armata nelle strade è un segno dell’escalation di tensioni sociali che si vive dopo la vittoria di Trump negli Stati Uniti.
Il comunicato delle Red Guards di Austin
*****
Come i fascisti stanno cercando di organizzarsi e creare una presenza fissa qui, ad Austin, i comunisti e le persone con una mente rivoluzionaria hanno aumentato gli sforzi in un’ottica antifascista. Oltre ad appellarsi all’organizzazione e all’unità antifascista tra organizzazioni già esistenti, sono riusciti a formare una coalizione di antifascisti, indispensabile e necessaria in questo particolare momento storico. Questa coalizione è servita come nesso tra antifascisti di tutte le tradizioni ideologiche (anche se la stragrande maggioranza di loro sono comunisti rivoluzionari) per unirsi in uno sforzo per evitare che il fascismo ottenga un qualunque tipo di supporto e perché eviti di riuscire ad organizzarsi. La coalizione è stato formata come una risposta diretta a una protesta pianificata da "White Lives Matter", un fronte neonazista che aveva annunciato l'intenzione di protestare nella capitale dello stato del Texas, il 19 novembre 2016. Gli antifascisti hanno immediatamente risposto, riunendo le masse di Austin in una contro-protesta unitaria contro questa dimostrazione pubblica di supremazia bianca. Questo terreno si è rivelato fruttuoso, dal momento che coloro i quali hanno cercato di soffocare i fascisti, superando la loro inferiorità numerica con centinaia di persone, hanno effettivamente circondato da tutti i lati la manifestazione neo nazista, impedendogli di essere visti, di poter parlare e annegando i loro pietosi tentativi nel raccogliere visibilità.
Questa contro protesta era legittimamente più militante e arrabbiata di quelle viste nelle ultime settimane dopo la vittoria elettorale di Trump. Dal momento che questa contro-protesta è stata organizzata dai rivoluzionari e non dai liberali, i quali, a quanto pare hanno perso forza dopo una settimana di protesta, potrebbe raggiungere anche quei settori della comunità che non sono organizzate e non sono così liberali. Organizzazioni come “Servir el Pueblo – Austin” (Servire il popolo), il Fronte Rivoluzionario Studentesco, l’Alleanza Rivoluzionaria delle persone Trans contro il Capitalismo (RATPAC), il comitato di Solidarietà con la Palestina e membri del collettivo socialista di Austin sono stati tra i contro-manifestanti più attivi e militanti.
Fin dall’inizio, gli antifascisti superavano in numero i fascisti. Chiunque si avvicinasse alla strada non poteva né vedere né sentire i suprematisti bianchi, bloccati sul marciapiede e circondati da tutti i lati dai manifestanti. Questa tattica è stata pianificata per evitare che la polizia tenesse i fascisti su un lato e i manifestanti dall’altro lato della strada dividendoli. Come la situazione si è fatta più tesa la polizia ha iniziato a mettere agenti in assetto antisommossa su e giù per l’undicesima strada, preparandosi a quello che sembrava l’inizio di un disastro totale. I manifestanti antifascisti cercavano di attirare i suprematisti fuori dalle barriere protettive della polizia. I nazisti sembravano visibilmente scossi, ed, a questo punto, i maiali a cavallo sono stati chiamati per cercare di allargare lo spazio intorno ai nazisti. Ad un certo punto, la polizia ha usato i cavalli per spingere le persone, in modo da creare spazio attorno ai nazisti e cercando di spingere i manifestanti verso un cordone poliziesco e nel farlo hanno calpestato con i cavalli alcuni manifestanti.
I fascisti se ne sono andati prima del previsto, chiedendo agli sbirri di accompagnarli e proteggerli dalle masse che intanto intonavano lo slogan “Fuck a nazi up!” Come i suprematisti si sono presentati uno ad uno con la loro scorta di maiali, i contro manifestanti si sono ammassati lungo il cordone cercando di passare la linea di sbirri in tenuta antisommossa, i quali hanno cercato di creare una barriera tra le masse arrabbiate e gli spaventati fascisti. Gli antifascisti hanno seguito per diversi isolati i fascisti e la loro scorta, rompendo i cordoni e riuscendo ad acciuffare un paio di nazisti, i quali, si sono dovuti rifugiare nel sotterraneo del campidoglio, riempito e difeso immediatamente da dipartimento di polizia di Austin che ha riempito e circondando l’edificio di porci in divisa e a cavallo per evitare il contatto e l’intonazione di altri slogan.
E nostro dovere di comunisti, e in particolare come maoisti, portare avanti la lotta contro i fascisti dopo che così tanti nostri predecessori sono morti combattendo. Noi non crediamo nella libertà di espressione dell’odio, e ci saremo sempre ad affrontare e chiudere la bocca a questi scarafaggi quando cercheranno di fare una qualche comparsa. Come maoisti, crediamo fermamente che i suprematisti bianchi debbano essere affrontati e sopraffatti da una forza più grande. Ecco perché abbiamo organizzato un’unità armata partigiana sotto il nostro comando. I militanti sono fermamente dalla parte del popolo nella sua sua lotta contro il fascismo ed esistono per garantirne la sopravvivenza. Non vogliamo più un’altra strage di Greensboro, dove il Ku Klux Klan ha ucciso dei comunisti per aver urlato “morte al Klan!” e il nostro sangue non sarà l’unico sangue che scorrerà se cercheranno di pugnalarci come fatto dal Traditional Workers Party (Twp, un partito di estrema destra, ndt) agli antifascisti in California. Combatteremo e risponderemo ogni singola volta!
(Per un’analisi teorica più profonda sul movimento fascista in aumento a Austin, Stati Uniti e nel mondo, si prega di leggere e condividere il nostro recente documento "Non cadrà a men che tu non lo colpisca: un’analisi sul crescente trend fascista negli USA”https://redguardsaustin.wordpress.com/2016/11/09/it-will-not-fall-unless-you-hit-it/)
https://redguardsaustin.wordpress.com/
https://redguardsaustin.wordpress.com/2016/11/21/a-red-guards-reflection-on-the-recent-white-lives-matter-protest/
http://redguardsla.org/
https://redguardsphiladelphia.wordpress.com/
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Fonte
08/07/2016
Fuoco contro la polizia a Dallas, uccisi 5 agenti
Quarantotto ore dopo l’uccisione di Alton Sterling a Baton Rouge, ventiquattro ore dopo quella di Philando Castile a St.Paul, entrambi freddati da poliziotti bianchi nonostante fossero disarmati e inermi, negli Stati Uniti il livello dello scontro si avvicina ormai a una vera e propria guerra tra comunità afroamericane discriminate e oggetto del razzismo e della brutalità dei corpi di sicurezza e gli agenti di polizia in ogni angolo degli States.
Le uccisioni a freddo di due americani di pelle nera in Louisiana e Minnesota, documentate da video diventati in poche ore virali in rete, hanno riaperto una ferita mai chiusa. Ed a pochi mesi dalle elezioni presidenziali di novembre la questione razziale rischia di diventare il testamento finale sul doppio mandato alla Casa Bianca del primo presidente nero degli Stati Uniti.
Cinque poliziotti morti, sei feriti. E’ questo per ora il bilancio di sangue della veglia notturna organizzata a Dallas, in Texas, contro l’uccisione dei due afroamericani in Louisiana e Minnesota.
Circa un centinaio di poliziotti era stato dispiegato nel centro della città di Dallas dove si stava svolgendo una marcia contro gli abusi delle forze dell’ordine. Altre manifestazioni erano in corso in contemporanea altre città del Paese. Diverse centinaia di persone si erano radunate e stavano marciando verso la City Hall, la sede del Comune, attorno al quale erano schierati molti poliziotti, nonostante la marcia fosse pacifica.
All’improvviso si sono sentiti colpi d’arma da fuoco (pistole o forse fucili d’assalto) e mentre la folla si disperdeva nel tentativo di trovare rifugio, una dozzina di agenti è rimasta a terra. Almeno tre cecchini hanno sparato a ripetizione con armi automatiche colpendo alle spalle gli agenti. Per quattro di loro non c’è stato nulla da fare, sono morti sul colpo, altri sette sono stati trasportati d’urgenza nel più vicino ospedale. Uno degli agenti feriti è morto in ospedale dopo il ricovero.
Uno degli uomini arrestati dopo essersi barricato in un garage ha affermato “che ci sono bombe, nel garage e nel centro della città”, riferisce il capo della polizia di Dallas, David Brown. L’Fbi e reparti di genieri avrebbero rinvenuto un pacco sospetto.
Gli Swat, le squadre speciali di polizia anti-terrorismo, hanno ingaggiato una sparatoria con uno dei cecchini, che alla fine si è consegnato. Anche altri due sono stati arrestati.
Non è chiara la matrice dell’imboscata organizzata contro la polizia di Dallas, se si tratti di un gruppo unito da un collante politico o meno. L’unica cosa certa è che la recrudescenza della ‘caccia al nero’ da parte delle forze dell’ordine, protette da una sostanziale immunità e impunità, ha generato una ‘caccia al poliziotto’.
Fonte
Le uccisioni a freddo di due americani di pelle nera in Louisiana e Minnesota, documentate da video diventati in poche ore virali in rete, hanno riaperto una ferita mai chiusa. Ed a pochi mesi dalle elezioni presidenziali di novembre la questione razziale rischia di diventare il testamento finale sul doppio mandato alla Casa Bianca del primo presidente nero degli Stati Uniti.
Cinque poliziotti morti, sei feriti. E’ questo per ora il bilancio di sangue della veglia notturna organizzata a Dallas, in Texas, contro l’uccisione dei due afroamericani in Louisiana e Minnesota.
Circa un centinaio di poliziotti era stato dispiegato nel centro della città di Dallas dove si stava svolgendo una marcia contro gli abusi delle forze dell’ordine. Altre manifestazioni erano in corso in contemporanea altre città del Paese. Diverse centinaia di persone si erano radunate e stavano marciando verso la City Hall, la sede del Comune, attorno al quale erano schierati molti poliziotti, nonostante la marcia fosse pacifica.
All’improvviso si sono sentiti colpi d’arma da fuoco (pistole o forse fucili d’assalto) e mentre la folla si disperdeva nel tentativo di trovare rifugio, una dozzina di agenti è rimasta a terra. Almeno tre cecchini hanno sparato a ripetizione con armi automatiche colpendo alle spalle gli agenti. Per quattro di loro non c’è stato nulla da fare, sono morti sul colpo, altri sette sono stati trasportati d’urgenza nel più vicino ospedale. Uno degli agenti feriti è morto in ospedale dopo il ricovero.
Uno degli uomini arrestati dopo essersi barricato in un garage ha affermato “che ci sono bombe, nel garage e nel centro della città”, riferisce il capo della polizia di Dallas, David Brown. L’Fbi e reparti di genieri avrebbero rinvenuto un pacco sospetto.
Gli Swat, le squadre speciali di polizia anti-terrorismo, hanno ingaggiato una sparatoria con uno dei cecchini, che alla fine si è consegnato. Anche altri due sono stati arrestati.
Non è chiara la matrice dell’imboscata organizzata contro la polizia di Dallas, se si tratti di un gruppo unito da un collante politico o meno. L’unica cosa certa è che la recrudescenza della ‘caccia al nero’ da parte delle forze dell’ordine, protette da una sostanziale immunità e impunità, ha generato una ‘caccia al poliziotto’.
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08/08/2015
Continuano le uccisioni di neri da parte dei poliziotti. Nuovo caso in Texas
Un altro agente di polizia bianco ha ucciso un 19enne afroamericano disarmato dopo un controllo degenerato in lite. E' accaduto in Texas, ad un anno di distanza dall'uccisione, sempre in Texas, per mano di un poliziotto di Michael Brown a Ferguson.
Il ragazzo nero si chiamava Christian Taylor ed era studente al secondo anno della Angel State University di San Angelo. Il poliziotto bianco che lo ha ucciso si chiama Brad Miller di 49 anni. "Penso che qualcosa sta accadendo e che qualcuno sta mentendo su quanto accaduto" ha dichiarato Clyde Fuller, prozio di Taylor, al giornale Fort Worth Star Telegram. La versione ufficiale messa in circolazione afferma che la polizia era stata chiamata da una concessionaria intorno all’una di notte dopo un controllo della società di sicurezza della proprietà, che ha notato una figura su una telecamera di sorveglianza e ha chiamato il 911. La polizia è arrivata a scoprire che c’era un veicolo sulla parte anteriore dell'edificio. La polizia si è trovata di fronte Taylor e ne sarebbe seguita una rissa durante la quale almeno un poliziotto ha sparato diversi colpi con la sua arma, uccidendo Taylor, ha detto la polizia. Nessun arma è stata trovata su Taylor.
La polizia di Arlington, in Texas, ha già avviato indagini sul caso. L’agente che ha ucciso il ragazzo nero è già stato messo in congedo. Christian Taylor è il quinto afroamericano disarmato ucciso da poliziotti bianchi dall'inizio dell'anno.
Secondo il Washington Post, la polizia in tutti gli Stati Uniti ha ucciso 385 persone nei soli primi cinque mesi del 2015, un ritmo che è il doppio rispetto a quello registrato nello scorso decennio. E su questi numeri le implicazioni razziali emergono evidenti: se metà delle vittime, in generale, sono bianche ed il resto appartenenti alle varie minoranze, nel caso di persone uccise dalla polizia ma del tutto disarmate, la percentuale di neri e ispanici raggiunge i due terzi.
Fonte
Il ragazzo nero si chiamava Christian Taylor ed era studente al secondo anno della Angel State University di San Angelo. Il poliziotto bianco che lo ha ucciso si chiama Brad Miller di 49 anni. "Penso che qualcosa sta accadendo e che qualcuno sta mentendo su quanto accaduto" ha dichiarato Clyde Fuller, prozio di Taylor, al giornale Fort Worth Star Telegram. La versione ufficiale messa in circolazione afferma che la polizia era stata chiamata da una concessionaria intorno all’una di notte dopo un controllo della società di sicurezza della proprietà, che ha notato una figura su una telecamera di sorveglianza e ha chiamato il 911. La polizia è arrivata a scoprire che c’era un veicolo sulla parte anteriore dell'edificio. La polizia si è trovata di fronte Taylor e ne sarebbe seguita una rissa durante la quale almeno un poliziotto ha sparato diversi colpi con la sua arma, uccidendo Taylor, ha detto la polizia. Nessun arma è stata trovata su Taylor.
La polizia di Arlington, in Texas, ha già avviato indagini sul caso. L’agente che ha ucciso il ragazzo nero è già stato messo in congedo. Christian Taylor è il quinto afroamericano disarmato ucciso da poliziotti bianchi dall'inizio dell'anno.
Secondo il Washington Post, la polizia in tutti gli Stati Uniti ha ucciso 385 persone nei soli primi cinque mesi del 2015, un ritmo che è il doppio rispetto a quello registrato nello scorso decennio. E su questi numeri le implicazioni razziali emergono evidenti: se metà delle vittime, in generale, sono bianche ed il resto appartenenti alle varie minoranze, nel caso di persone uccise dalla polizia ma del tutto disarmate, la percentuale di neri e ispanici raggiunge i due terzi.
Fonte
12/05/2014
Texas - Vuole suicidarsi, arriva la polizia e l'ammazza
Cosa c'è di più stupido di un poliziotto americano? A voi la risposta, naturalmente.
Ma questa notizia stabilisce un record assoluto. Due genitori chiamano la polizia perché il figlio - disabile, schizofrenico certificato ma non pericoloso per nessuno - ha deciso di suicidarsi e si è chiuso nel bagno. Bene, direte voi, arriva la democratica polizia di uno stato che sa imporre la democrazia a tutto il mondo, accompagnata da uno psicologo o psichiatra del servizio pubblico, e riporta alla ragione il ragazzo. Che ha l'unica colpa di avere il cervello che "swiccia" tra alto e basso a sua insaputa.
Errore! Arriva una coppia di pezzi di merda - ma certificati poliziotti del Texas - che entra in casa, allontana i genitori e riempie il ragazzo di piombo. Senza che mai un giudice abbia da eccepire al sacro principio per cui è il singolo poliziotto a decidere se "si è sentito in pericolo" e quinfi legittimato a sparare per uccidere.
Se avete lo stomaco, guardate qui. In fondo potrebbe diventare l'Italia sognata da quelli del Coisp o del Sap:
Ma questa notizia stabilisce un record assoluto. Due genitori chiamano la polizia perché il figlio - disabile, schizofrenico certificato ma non pericoloso per nessuno - ha deciso di suicidarsi e si è chiuso nel bagno. Bene, direte voi, arriva la democratica polizia di uno stato che sa imporre la democrazia a tutto il mondo, accompagnata da uno psicologo o psichiatra del servizio pubblico, e riporta alla ragione il ragazzo. Che ha l'unica colpa di avere il cervello che "swiccia" tra alto e basso a sua insaputa.
Errore! Arriva una coppia di pezzi di merda - ma certificati poliziotti del Texas - che entra in casa, allontana i genitori e riempie il ragazzo di piombo. Senza che mai un giudice abbia da eccepire al sacro principio per cui è il singolo poliziotto a decidere se "si è sentito in pericolo" e quinfi legittimato a sparare per uccidere.
Se avete lo stomaco, guardate qui. In fondo potrebbe diventare l'Italia sognata da quelli del Coisp o del Sap:
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