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domenica 30 dicembre 2012

Stuxnet colpisce ancora l'Iran ma stavolta le difese reggono

Le autorità iraniane hanno affermato che diversi siti sono stati di nuovo colpiti da Stuxnet, il virus che nel 2010 danneggiò almeno una centrale nucleare nel paese mediorientale. Stavolta però, sempre secondo le fonti di Teheran, l'attacco è stato respinto.
"Siamo riusciti a prevenire la diffusione del malware attivando con tempismo le nostre difese e con la collaborazione di esperti molto abili" ha infatti dichiarato Ali Akbar Akhavan, capo della Difesa iraniana. Ancora una volta tuttavia l'Iran ha accusato gli Stati Uniti e Israele di essere dietro agli attacchi; era stato dimostrato infatti che i due alleati erano responsabili dello sviluppo originale di Stuxnet.

Dimostrare la responsabilità di un attacco simile tuttavia non è possibile: le tracce digitali non sono sufficienti a indicare un colpevole con certezza assoluta, e poi c'è il fatto che queste armi digitali possono effettivamente finire nelle mani di chiunque. Per quanto si possa ritenere probabile che le cose stiano come dice l'Iran, quindi, una prova definitiva non c'è. Per fortuna, perché sarebbe un casus belli più che lampante.

In ogni caso è noto che da almeno due anni le azioni contro l'Iran non si limitano alle dichiarazioni e alle risoluzioni delle Nazioni Unite, perché non è certo la prima volta che il paese si trova ad affrontare minacce informatiche sofisticate in grado di fare danni rilevanti, potenzialmente anche letali.

Chiunque siano i nemici di Teheran, tuttavia, vale la pena notare che oltre al danno effettivo e a quello economico hanno anche ottenuto un effetto collaterale probabilmente indesiderato: il paese ha accelerato lo sviluppo delle proprio difese digitali, e ora ha protezioni più solide. Almeno secondo le dichiarazioni ufficiali - che in questi casi sono da prendere con molta cautela.

In ogni caso siamo di fronte alla nuova conferma che c'è una nuova guerra fredda in corso, e che a combatterla sono programmatori tra i migliori del mondo. Rispetto all'epoca della Cortina di Ferro, tuttavia la cyberguerra si combatte con armi vere e proprie (Stuxnet, Duqu, Flame e altri), e gli attacchi sono concreti come quelli che ha subito l'Iran.

Ancora più preoccupante è che queste cyberarmi possono circolare praticamente senza controllo. In altre parole, Stuxnet (il cui codice è trapelato alcuni mesi fa) potrebbe essere nelle mani e sotto il controllo di chiunque nel mondo. E stiamo parlando di virus capaci di fermare e danneggiare una centrale nucleare, provocare incidenti anche gravi, compromettere le infrastrutture di un intero paese nel giro di poche ore, minuti forse. Una minaccia terribile contro la quale la maggior parte dei paesi del mondo è ben poco preparata.

Se le cose non cambiano, se non s'innalzano difese solide, se non si stabiliscono trattati internazionali come quelli sulle testate nucleari, non è da escludere che riprenda la corsa agli armamenti, stavolta digitali. E tra qualche anno ci ritroveremmo nello stesso clima di tensione che ha attanagliato il mondo dagli anni '50 agli '80. Non proprio una bella prospettiva.

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