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lunedì 31 dicembre 2012

Una pallottola contro Occupy. Il maccartismo al tempo delle corporation

Migliaia di persone accampate davanti alla sede di Wall Street un anno fa non sapevano di essere considerate dall’intelligence americana alla stregua di una minaccia terroristica interna. Lo apprendono oggi da un documento dell’Fbi appena reso pubblico grazie al Freedom of Information Act, una legge del 1966 per l’accesso totale o parziale a documenti anche classificati da parte di cittadini o associazioni.

Fine 2011. Da giorni migliaia di persone a New York siedono accampate davanti alla sede della borsa più importante del mondo, a Wall Street. In giro per gli Stati uniti il movimento Occupy si allarga, con una mobilitazione soprattutto giovanile. L’FBI guarda con attenzione: annota ogni movimento, contatta la polizia locale, si coordina con la sicurezza dei campus. Non solo. Creano una sorta di organismo ombra insieme al “settore privato”, ovvero le corporation. Occupy viene apertamente definito come una minaccia terroristica interna, tanto da far scattare l’intesse dell’Homeland security.
Da qualche ora una piccola parte di questa attività non propriamente democratica dell’Fbi appare nero su bianco in un documento ottenuto grazie al freedom of Information Act, il Foia, dall’associazione The Partnership for Justice Fund: sono 112 pagine tra rapporti, annotazioni, email e analisi. Gran parte del documento è coperto da omissis, ma è possibile ricostruire con sicurezza la stretta sorveglianza che ha riguardato il movimento Occupy Wall Street.
L’attenzione dell’Fbi parte un mese prima dell’azione di Zuccotti park, la zona di fronte a Wall Street dove per diversi giorni gli attivisti si sono accampati. Il 19 agosto del 2011 gli agenti dell’Fbi si incontrano con i funzionari della borsa di New York per discutere come gestire la protesta. Nei giorni successivi viene preparato un rapporto dalla Domestic Security Alliance Council, DSAC, che parla delle attività di occupy come di “terrorism”. Questa agenzia – creata nel dicembre del 2005 su impulso dei responsabili della sicurezza di 100 aziende tra le quali la Coca Cola, Citigroup e la Federal Express – riunisce le corporation e le agenzie di sicurezza Usa, tra le quali l’Fbi, con lo scopo di creare un canale di comunicazione e scambio di informazioni contro il terrorismo. Occupy è senza dubbio al centro della loro attenzione. La preoccupazione di una nuova onda di contestazione globale della prassi economica liberista – soprattutto in un momento di piena crisi – aumenta giorno dopo giorno. Un ritorno del Maccartismo degli anni ’50.
In molti stati Usa tra ottobre e novembre inizia la raccolta di informazioni sul movimento, con un coinvolgimento diretto dei centri d’intelligence della polizia federale Usa. Tra i rapporti di questo periodo appare anche una mezza pagina particolarmente inquietante (consultabile a pagina 61 del documento divulgato). “Un (omissis) di ottobre ha pianificato un attacco con un fucile di precisione contro i manifestanti a Houston, in Texas”, si legge nella prima riga. Un episodio mai rivelato prima, su cui ci sono pochissimi dettagli e molti omissis. L’obiettivo – secondo il report dell’Fbi – era una non meglio identificata leadership del movimento. Una sorta di strategia della tensione? Oppure uno dei tanti episodi di violenza folle, sullo stile dei recenti attacchi? Difficile capirlo. Certo le 112 pagine divulgate sono senza dubbio solo la punta dell’iceberg di un momento storico ancora da raccontare. Con una domanda finale: e in Italia? Quali sono state le strategie di sorveglianza dei movimenti sociali in questo mesi di governo Monti? Anche da noi esiste un canale di comunicazione tra corporation e polizia?

Per approfondire: leggi e scarica il rapporto Fbi

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