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venerdì 28 dicembre 2012

Gli arancioni: che fare?

A quanto pare la lista arancione ci sarà, ma le cose non sono affatto semplici. Conosco molti dei promotori della lista, a cominciare da Antonio Ingroia di cui sono stato consulente e con il quale ho sempre mantenuto un ottimo rapporto personale; per di più, nella lista confluiscono gruppi e forze politiche che sono una parte significativa della mia vita militante, la cultura politica di molte componenti è sicuramente quella più vicina a me, per cui  ho ottime ragioni per guardare con simpatia a questa aggregazione ed augurarle il miglior successo possibile. Sfortunatamente temo che i miei auguri siano destinati ad essere disattesi: spero che la lista riesca ad entrare in Parlamento ma temo fortemente  che la partita sia gravemente compromessa.
In primo luogo mi pare una sorta di adunata dei refrattari, che mette insieme genuini tentativi di rinnovamento politico con il riciclaggio di vecchi apparati, il tutto nel segno della massima disomogeneità politica, salvo l’atto di fede nel condottiero. Messa così, sembra che anche gli arancioni abbiamo trovato il loro Uomo della Provvidenza…

Capisco che quando si assembla una cosa così confusa ed affrettata ci voglia un nome di richiamo per attirare gli elettori, ma qui il rischio è che il nome faccia da foglia di fico alla nudità programmatica dell’operazione. Ingroia, peraltro, ci mette del suo. Proprio perché gli sono amico mi permetto di parlare in questo modo (che peraltro è l’unico che conosco, non essendo abituato a fare sconti a nessuno): sta esagerando a fare il prezioso. Ha già perso troppo tempo a dire “forse si forse no. Ora mi consulto”. A questo punto, peraltro, che altra scelta avrebbe? Tornare a fare il magistrato, come se niente fosse, dopo essere stato il quasi candidato alla Presidenza del Consiglio di uno schieramento politico? La vedo un po’ dura. Poi, personalmente non sono d’accordo con la sua tesi del diritto del magistrato a fare politica militante e candidarsi. Beninteso: Ingroia e De Magistris sono solo gli ultimi di una lunghissima serie diventata alluvione dopo il 1994 sia a sinistra sia a destra. So che la Costituzione non prevede nulla in proposito, ma a me non farebbe nessun piacere essere indagato da un Pm che è stato capolista di Forza Nuova o del partito di La Russa, ed allora perché  un cittadino con simpatie di destra dovrebbe gradire un pm che ha capeggiato una lista di sinistra? Non è una cosa contra legem ma un minimo di senso dell’opportunità suggerirebbe un comportamento diverso.

E meno che mai mi convince che un quasi candidato che ancora non sa se si o no, proponga un suo decalogo. Come dire “Se mi volete, questa è la vostra linea politica”, cos’è? L’Agenda Ingroia?!

Però è anche vero che questo melange di relitti di naufragio (Rifondazione, Pdci, Idv, forse Verdi ecc.), di micro movimenti ed associazioni di Lilliput, politicamente non esprime nulla. Che idea di società ha? Che analisi della crisi? Che proposte sull’economia e la finanza? Zero, più Zero, più Zero, nella speranza che la somma faccia qualcosa.

Insomma quando Fassina dice “non abbiamo capito che pesci siete”, non è che abbia tutti i torti. E così l’unica cosa che mette d’accordo tutti è la lotta alla Mafia. Non che il tema non sia importante (e non credo che nessuno possa accusarmi di essere poco sensibile alla questione), ma non è l’unico e nemmeno il primo in ordine di importanza, vogliamo dircelo?

Poi questa cosa così abborracciata, all’ultimo momento non promette bene: siamo a 59 giorni dal voto e non sappiamo né che nome avrà, né che simbolo, né quale è il programma, né chi saranno i candidati e tantomeno come saranno scelti o come funzionerà questo polpettone il giorno dopo le elezioni. Non sappiamo neppure se il polo sarà indipendente da quello del Pd per propria scelta o perché è il Pd a non volere arancioni fra i piedi.

Mi sembra una riedizione minoritaria e peggiorata dell’Arcobaleno anzi, per essere sincero, mi ricorda troppo da vicino l’infelicissima esperienza di Nuova Sinistra Unita (e chi ha vissuto quell'esperienza sa cosa sto dicendo). Per di più, con questo sistema elettorale, l’operazione è molto ardua: se gli arancioni si apparentano con la coalizione Pd, gli basterebbe il 2% per entrare in Parlamento, ma rischierebbero di perdersi per strada la metà dei già radi consensi, se stanno fuori, fanno il pieno, ma devono raggiungere il 4%.

Insomma: probabilmente li voterò, ma con molto scetticismo sulla riuscita.

Fonte

Non so chi legge, ma io con ste premesse scricchiolanti sotto i piedi (arancioni, Movimento 5 Stelle ecc.) mi sento sempre più attratto dall'astensione.
Perché la domanda, alla fine dei giochi, è una sola: a che pro votare sta gente? La risposta "per il voto utile" ovviamente non è contemplata.

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