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lunedì 17 dicembre 2012

“Taranto libera”. Diecimila in corteo per non morire di Ilva

E’ stato un grande successo la manifestazione che sabato pomeriggio, nel completo disinteresse dei media nazionali, ha sfilato nel centro di Taranto rispondendo all’appello del "Comitato 15 dicembre", composto da associazione ambientaliste, comitati e associazioni di cittadini e lavoratori.

Erano partiti in quattro-cinquemila da Piazza Sicilia, alla periferia della città, ma quando sono arrivati qualche ora più tardi nella centralissima Piazza della Vittoria i manifestanti erano quasi diecimila. E la protesta contro chi avvelena la città, viola la legge e ricatta i lavoratori proponendo l’infame scelta tra lavoro e salute, è continuata anche in serata con un concerto, alla quale hanno partecipato 19 tra gruppi e cantautori che hanno voluto dedicare una canzone alla lotta per la sopravvivenza per Taranto, e che si sono esibiti all’interno di un perimetro costellato da sagome bianche di cartone che simboleggiano le tante vittime provocate dall'inquinamento industriale.
Un corteo molto partecipato, quello di sabato, caratterizzato dalla forte diversità dei settori che vi hanno preso parte. Tutti accomunati da alcune parole d’ordine: dire "no" all'inquinamento provocato dall'Ilva, rifiutare la logica che per produrre si debba rischiare la vita o ci si debba ammalare e morire, dire "no" al decreto legge che autorizza l'Ilva a produrre pur con gli impianti sotto sequestro senza facoltà d'uso.
Ad aprire il corteo tanti bambini che reggevano lo striscione-simbolo della manifestazione: "Taranto libera". Ironia e rabbia si sono mescolati tra striscioni, cartelli e slogan. Alcuni dicevano: "Governo peggio di Misseri", oppure “Quanto vale la vita di un tarantino?” e “Qui si muore per decreto”.
Una ragazza vestita con abiti palestinesi mostrava un cartello che ricordava le migliaia di animali abbattuti perché contaminati dalla diossina: "Caro Gesù quest'anno i pastori verranno da te senza pecore". Un Babbo Natale amareggiato faceva l'uomo sandwich indossando un cartello con un messaggio al Capo dello Stato che ha "licenziato" il decreto legge sull'Ilva: ''Hai firmato la nostra condanna, presidente. Grazie presidente dai nostri figli tarantini''. Nessuno dei manifestanti crede al destino segnato per la città. “Ma quale profezia dei Maya a noi ci ammazza l'Aia” recitava uno striscione in riferimento all'Autorizzazione integrata ambientale rilasciata all'impianto siderurgico dal governo. Tanti anche i cartelli dedicati al gip Patrizia Todisco, il giudice che ha firmato il sequestro degli impianti e contro la quale è in atto una pesante campagna politica e mediatica. "Grazie zia Patrizia - era scritto su un cartello retto da una bambina - continua a difenderci. Firmato: i bimbi di Taranto".

Sui cartelli e nei cori, presi di mira la famiglia Riva e alcuni esponenti del governo. Ad esempio Clini, che i partecipanti al corteo hanno trasformato in “un caso Clinico”. Sempre presente, tra i manifestanti, l'Apecar del comitato "Cittadini e lavoratori liberi e pensanti" che il 2 agosto scorso interruppe un comizio dei leader nazionali di Cgil, Cisl e Uil raccogliendo poi numerosi consensi. E, importantissimo, al corteo di Taranto è arrivata anche la solidarietà da un gruppo di genovesi "al fianco degli operai e con Taranto", come hanno scritto su uno striscione, ma anche da alcuni esponenti No Tav della Val di Susa, dipendenti di un'azienda locale del settore siderurgico. ''La lotta No-Tav - ha detto uno dei due dipendenti della Beltrame Afv - ci ha insegnato che solo con la solidarietà si può portare avanti una battaglia e si possono raggiungere risultati. Bisogna combattere questa casta di imprenditori e politici, coperti dallo Stato, che hanno portato alla distruzione dell'ambiente''.

Gli esponenti politici si contavano sulle dita di una mano, i rappresentanti delle istituzioni e degli enti locali, invece, non si sono proprio visti.
Intanto oggi il presidente del "Fondo Antidiossina onlus" di Taranto, Fabio Matacchiera, ha presentato alla Digos un nuovo esposto da consegnare alla Procura della Repubblica relativo al presunto pericolo da amianto in area Ilva e nella discarica denominata "Mater Gratiae". L'iniziativa - spiega l’associazione - ''scaturisce dall'acquisizione e dalla visione di un 'video-shock' che e' stato diffuso, in data 15 dicembre, attraverso la pagina web di una redazione giornalistica''. Dalle immagini ''si può notare che, nella discarica Mater Gratiae, in gestione all'Ilva, confluiscono materiali di tutti i generi, compresi sacconi 'big bag' che si presentano spesso lacerati e presumibilmente pieni di amianto, così come si evince dalla etichettatura ('a') sovraimpressa, prevista per legge, secondo il codice Cer''. I sacconi appaiono nel video sparsi ovunque, addirittura alcuni semi seppelliti dalle scorie (ancora calde), presumibilmente derivanti dagli scarti di acciaieria''. In alcune sequenze del video, ''si puo' anche osservare una scavatrice passare con i suoi cingoli di acciaio sopra i sacchi, due dei quali sembrerebbero anche riportare la tipica etichettatura 'amianto'. Per tali motivi, conclude il presidente del Fondo Antidiossina, ''potrebbero ravvisarsi situazioni di pericolo per la salute degli operai che lì lavorano'' ma anche per la ''popolazione residente in prossimità della suddetta discarica''.

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