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Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.

16/12/2015

Parte l’offensiva anti Isis?

Qualcosa si muove nel quadro della questione Califfato e sembra imminente una offensiva su più fronti. In primo luogo, a quanto pare, sta per partire una offensiva missilistica o con droni contro i capi dell’Isis che sarebbero stati localizzati, come ha annunciato il Presidente Obama ieri, 14 dicembre.

Va detto che per Osama Bin Ladin vennero dati diversi annunci del genere durante i 10 anni della caccia all’uomo e la morte del Mullha Omar è stata annunciata almeno 16 volte, anche di Al Baghdadi è stato dichiarato gravemente ferito ed anzi morto almeno due volte in questo anni, per cui staremo a vedere quanto c’è di vero questa volta.

Poi i russi: hanno schierato anche unità navali nel mediterraneo sud orientale, ed è realistico che partiranno azioni aeree, anche per alleggerire la pressione su Assad.

Anche la Francia dovrà fare qualcosa, magari con l’appoggio dei quattro caccia tedeschi (che non sembrano davvero gran cosa), ma sia in questo caso che in quello russo è quasi esclusa una offensiva di terra, per cui siamo sempre alla guerra aerea, magari un po’ più martellante e magari mirata (si decideranno a bombardare pozzi e colonne di autobotti di petrolio?), ma, insomma, non pare che si tratterà di cosa risolutiva.

La notizia più rilevante è la costituzione di una “alleanza militare islamica” di 34 paesi afro asiatici contro il terrorismo che includerebbe Stati del Golfo, Turchia, Egitto, Malaysia, Pakistan, Senegal, Qatar, Emirati Arabi Uniti, Giordania, Bahrein, Bangladesh, Benin, Ciad, Togo, Tunisia, Gibuti, Sudan, Sierra Leone, Gabon, Somalia, Guinea, Autorità nazionale palestinese, Comore, Costa d’Avorio, Kuwait, Libano, Libia, Maldive, Marocco, Mauritania, Niger, Nigeria e Yemen.

L’Indonesia ed altri dieci paesi islamici, appoggerebbero dall’esterno la coalizione. L’annuncio è stato dato il 14 dicembre dalla Tv Saudita ed a capo della coalizione ci sarebbe l’Arabia Saudita per cui, il comando centrale sarà a Riad. La mossa sembra una risposta positiva alle richieste di Barack Obama, di un maggiore impegno da parte dei paesi arabi nella lotta all’Isis. Il comunicato, però, sottolinea che la nuova coalizione non combatterà solo Daesh (Il Califfato) ma “combatterà contro qualunque gruppo terroristico che ci troveremo di fronte” ed aggiunge che “il dovere di proteggere la nazione islamica dai mali di tutti i gruppi terroristici deve essere a prescindere dalla loro affiliazione o dal loro nome” e precisa di avere come obbiettivo “tutti coloro che mirano a terrorizzare gli innocenti.”

La notizia è stata accolta con un certo scetticismo, ad esempio da Putin: “In teoria si potrebbe trattare di un fenomeno “positivo” ma in realtà “prima di valutare bisogna vedere i dettagli” ha dichiarato il Cremlino. In effetti, le indicazioni su cosa intenda fare la coalizione dei 34 è quanto di più vago si possa immaginare: il ministro della difesa saudita Mohammed bin Salman dice che verrà combattuto “qualunque gruppo terroristico” dove è già un problema capire chi sono i terroristi: sicuramente Al Qaeda ma la galassia dei gruppi jihadisti è molto varia e, ad esempio, Israele vi include anche Hamas (che, invece, fa parte della coalizione attraverso l’Anp. Lo stesso ministro dice che la campagna coordinerà gli sforzi per combattere il terrorismo in Iraq, Siria, Libia, Afghanistan ed Egitto il che fa pensare ai Fratelli Musulmani che, però, sono appoggiati dal Quatar che fa parte della coalizione) senza però fornire alcun dettaglio concreto sul come si realizzeranno gli interventi militari.

Si immagina che fra i fronti vi sarà anche quello yemenita che vede l’Arabia Saudita impegnata in prima linea contro i “ribelli” e le forze di Aqpa. E’ da notare la mancanza di un cenno alla Nigeria ed a Boko Haram, ma questo non esclude affatto un impegno in quella direzione. Dunque, un carnet di impegni molto esteso fra Libia, Egitto, Iraq, Siria, Afghanistan, Penisola arabica ma con quale ordine di intervento? Non è affatto detto che il Califfato debba essere al primo posto, come Obama sembrava chiedere.

In realtà, questa mossa saudita sembra suggerire diverse chiavi di lettura. In primo luogo va notata l’assenza dell’Iran oltre a quella (ovvia) della Siria: il che significa un fronte tutto sunnita che isola l’Iran, nemico storico dei sauditi. E’ interessante che non siano stati invitati neppure come osservatori i curdi, per compiacere i Turchi e forse il governo di Baghdad. Dunque anche la lista delle assenze ha un suo significato.

Uno degli obiettivi diplomatici più evidenti della mossa è quello di smentire i dubbi sui rapporti sottobanco fra sauditi, quatarioti e turchi con l’Isis e, infatti, tutti tre i paesi fanno bella mostra di se nella coalizione, anzi, il maggior sospettato, L’Arabia Saudita è promotore e capo dell’alleanza ed ospita il suo quartier generale e, dunque, controlla il cervello dell’alleanza. D’altro canto già un anno fa nacque la coalizione dei 10 contro l’Isis che restò lettera morta non effettuando una sola operazione di combattimento e non si vede perché questa volta debba andare diversamente.

Da questo ambiguo minestrone scaturirà un’azione militare contro Daesh? Può darsi, ma quando? Dopo. Dopo cosa? Dopo.

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