di Michele Giorgio – il Manifesto
Inedito approccio
filosofico alla vita o solo una battuta per pungolare i rivali
americani? Qualunque cosa sia, Vladimir Putin l’altro giorno ha ribadito
una verità assoluta, a maggior ragione quando si parla di politica e
diplomazia. «Nulla dura per sempre a questo mondo», ha commentato il
presidente russo parlando dell’alleanza fra Stati Uniti e Arabia Saudita
mentre attendeva l’arrivo a Mosca di re Salman, primo membro della
dinastia Saud a visitare la capitale russa. I colloqui tra i due leader
sono stati di eccezionale importanza, hanno segnato una svolta nei
rapporti tra i due Paesi senza incrinare le storiche relazioni tra
Washington e Riyadh.
Per una volta è tutto molto semplice. L’Arabia Saudita ha
compreso che la Russia è la protagonista su vari scenari mediorientali,
non solo in Siria, e che gli interventi di Mosca nella regione in questi
ultimi anni si sono rivelati sempre un successo. Re Salman e
il suo irruento figlio e principe ereditario Mohammed sanno che con una
Amministrazione Usa che abbaia ma non morde, almeno per ora, solo la Russia con la sua diplomazia potrà limitare il raggio d’azione del nemico Iran.
E non a caso Putin, parlando due giorni fa alla “Settimana energetica
russa”, si è detto consapevole delle preoccupazioni dell’Iran e
dell’Arabia Saudita per quanto riguarda la crisi siriana e ha assicurato
che la Russia è determinata a cercare un compromesso soddisfacente per
tutti.
Certo Mosca non riuscirà mai a vendere armi per parecchie
decine di miliardi di dollari a Riyadh. Sa che quell’aspetto e la
“difesa” della monarchia saudita restano saldamente nelle mani degli
Stati Uniti. Non per questo l’innamoramento con la monarchia saudita resterà privo di buoni affari per miliardi di dollari. Ieri
era attesa la firma delle due parti di un accordo per la creazione di
un fondo speciale per l’energia del valore di 1 miliardo di dollari.
«Sono contento perché ci stiamo concentrando sullo sviluppo della
nostra cooperazione non solo nell’ambito dell’Organizzazione dei paesi
esportatori di petrolio, ma stiamo anche sviluppando la cooperazione nei
settori del petrolio e del gas e delle energie rinnovabili», ha
commentato soddisfatto il ministro russo dell’energia Alex Novak. L’obiettivo
saudita è quello di generare, entro il 2023, 9,5 gigawatt usando fonti
rinnovabili con un piano di investimenti del valore di 50 miliardi di
dollari.
Il petrolio comunque resta uno degli aspetti principali dell’avvicinamento tra Mosca e Riyadh.
Il boom della produzione statunitense di petrolio e gas derivanti
da scisti bituminosi è stata la causa principale del crollo dei prezzi
del greggio, con grave danno per i sauditi che ad un certo punto hanno
dovuto attingere alle riserve finanziarie straordinarie per coprire i
deficit di bilancio e i costi dell’interventismo di Riyadh nelle crisi
in Medio Oriente e della sanguinosa guerra voluta dal principe Mohammed
contro gli Houthi in Yemen.
Russia e Arabia Saudita quindi hanno deciso di difendere insieme le
proprie quote di mercato. E non è certo un caso che sia stato proprio il
figlio di re Salman, consapevole della voragine nei conti aperta
dall’offensiva in Yemen, a porre le basi per gli accordi con Mosca nei
settori dell’energia e del commercio durante la sua missione in Russia
dello scorso maggio. A cominciare dal memorandum d’intesa
firmato ieri dal colosso petrolifero Aramco e dalla compagnia mineraria
Saudi Basic Industries Corp (Sabic) con la più importante società
petrolchimica della Russia, la Sibur. La Aramco ha anche
raggiunto un accordo con Novatek, il maggiore produttore di gas statale
russo. E ora Putin, per tenere stabile il prezzo del barile di petrolio,
pensa a un prolungamento dell’intesa sui tagli alla produzione, che
Opec e Paesi non Opec hanno deciso nel novembre scorso e che dovrebbe
scadere a marzo.
Infine, non certo per importanza, c’è in ballo una possibile collaborazione tra Arabia Saudita e Mosca nell’ambito dell’energia nucleare.
Riyadh, per rispondere al programma dell’Iran in questo settore,
progetta di coprire il fabbisogno interno di elettricità con il nucleare
e di destinare l’intera produzione petrolifera all’esportazione. Già
nel 2015 l’Arabia Saudita aveva firmato un accordo preliminare con la
Russia per costruire i suoi primi reattori nucleari e lo scorso giugno, a
margine del Forum economico di San Pietroburgo, ha sottoscritto
un’intesa per la cooperazione bilaterale sull’uso pacifico dell’energia
nucleare. Mosca sorride e allarga la sua influenza in Medio Oriente.
Washington è avvertita.
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