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giovedì 26 luglio 2018

26 luglio. L’assalto alla Caserma Moncada

L’attacco alla seconda fortezza militare dell’esercito batistiano, il 26 luglio 1953, nonostante sia fallito, è l’evento più trascendente della storia contemporanea di Cuba, in quanto servì come detonante della società neocoloniale. Cinque anni, cinque mesi e sei giorni più tardi trionferà la Rivoluzione cubana.

Lo sviluppo in un periodo di tempo tanto breve di una guerra di liberazione nazionale e l’autenticità del processo iniziato il 1° gennaio 1959, mettono in evidenza come tale fatto, assieme all’uccisione della maggior parte di coloro che vi parteciparono e alle circostanze anormali del processo ai sopravvissuti (Causa Nº 37), commosse la popolazione e contribuì decisamente a propiziare e ad accelerare tutta una serie di condizioni che avrebbe nuovamente creato una situazione rivoluzionaria nel paese.

Non si trattava di un golpe militare per rimpiazzare un Governo militare. L’azione venne concepita come un meccanismo perpetuo – l’occupazione della caserma Moncada a Santiago de Cuba e della caserma Carlos Manuel de Céspedes a Bayamo – che ne avrebbe innescato uno più grande che avrebbe comportato un’ampia partecipazione popolare motivata dalla proclamazione immediata di un programma di leggi e di misure rivoluzionarie. Il popolo sarebbe stato armato con l’armamento sequestrato. Il Programma del Moncada fu poi portato a compimento nella sua essenza durante il primo anno e mezzo della ribellione vittoriosa.

Prima del golpe militare del 10 marzo 1952, le aspirazioni della maggior parte della popolazione erano riposte nella vittoria del Partito del Popolo Cubano (Ortodosso) alle elezioni che si sarebbero dovute tenere il 1° giugno di quell’anno.

Ma tutte le speranze decaddero con l’arrivo di Fulgencio Batista al potere, con l’abrogazione della Costituzione del ’40, con l’annullamento di tutte le funzioni legislative e con la sospensione dell’autonomia delle amministrazioni provinciali e municipali, e, cosa ancor più importante, con la soppressione del Codice Elettorale e dei diritti delle organizzazioni politiche.

In altri termini, niente elezioni. Batista dettò il proprio Statuto Costituzionale il 4 aprile, obbligando i sindaci e i consiglieri a firmarlo, altrimenti avrebbero perso il loro posto; stessa sorte toccò a tutti i funzionari pubblici, compresi i magistrati del Tribunale Supremo e del Tribunale delle garanzie costituzionali e sociali.

I partiti politici contrari al regime militare si perdevano in discussioni e divisioni interne, con molte parole e pochi fatti. Fu questo il caso della cospirazione degli autentici della Tripla A.

Nel frattempo, intense erano le proteste studentesche antibatistiane, che presero come bandiera la profanata Costituzione del 1940, con l’appoggio di altri settori, principalmente giovanili.

E dalle proteste si passò all’agitazione insurrezionale. Si moltiplicarono i gruppi indipendentisti favorevoli alla lotta armata in cerca di mezzi per sconfiggere il tiranno.

In questo modo tanti passarono nelle fila del Movimento Nazionale Rivoluzionario del professore Rafael García Bárcena, che cospirava in maniera quasi pubblica e il cui piano fu fatto fallire nell’aprile 1953.

Intanto, un importante settore della gioventù ortodossa guidato dal giovane avvocato Fidel Castro Ruz si preparava in segreto, con poche risorse e con uomini più addestrati che armati.

Il piano d’attacco alla caserma Moncada venne concepito in gran parte nell’appartamento di Abel Santamaría, situato in calle 25 y O, nel quartiere del Vedado, mentre l’addestramento fu tenuto nell’Università de La Habana dallo studente di ingegneria Pedro Miret Prieto.

Vi furono anche altre riunioni ad Artemisa – luogo di provenienza di numerosi cospiratori – e nella casa di Melba Hernández, in Jovellar nº 107, sempre nel Vedado. La preparazione militare venne completata nelle fattorie Los Palos e Pijirigua, oltre che al Club dei Cacciatori nel quartiere del Cerro, a La Habana. La discrezione fu mantenuta grazie al fatto che esisteva un’organizzazione nella quale si conoscevano soltanto gli appartenenti a ogni cellula, mentre la direzione del movimento rimaneva concentrata nelle mani di pochi (Fidel Castro, Abel Santamaría, José Luis Tasende, Renato Guitart Rosell, Antonio López Fernández (Ñico), Pedro Miret e Jesús Montané Oropesa).

All’azione prese parte un solo abitante di Santiago de Cuba, Guitart, che si fece carico di creare le condizioni sul terreno, ossia di elaborare un piano per la fortezza, di localizzare i luoghi dove avrebbero alloggiato i combattenti e diverse altre misure di sicurezza. La concentrazione finale ebbe luogo nella fattoria chiamata Granjita Siboney nella notte del 25 luglio.

Se non fosse avvenuto un incontro con una sentinella di ronda, la caserma sarebbe caduta nelle mani dei rivoluzionari.

Simultaneamente vennero presi il vicino Palazzo di Giustizia, da Raúl Castro alla guida di sette uomini, e l’Ospedale Civile Saturnino Lora, da Abel Santamaría con 21 uomini (con Haydée Santamaría e Melba Hernández in qualità di infermiere). Fidel Castro diresse l’attacco alla caserma Moncada con 45 uomini, preceduto da 8 uomini che presero il posto di guardia n° 3.

Un gruppo di altri circa 50 combattenti – il gruppo di riserva – equipaggiato con le migliori armi, non arrivò mai, deviando per una via sbagliata. Nell’azione di Bayamo furono coinvolti 25 uomini, ma il fattore sorpresa fallì. I combattenti lottarono per due ore, fino a quando esaurirono le loro munizioni.

Nell’azione morirono 8 persone, parte di questi proteggendo la ritirata dei loro compagni; 53 vennero invece catturati e assassinati, mentre 30 riuscirono a salvare la vita e furono imprigionati; 58 rimasero liberi.

La riconoscenza per la loro partecipazione e la denuncia contro gli assassini e i torturatori rese più stretto il legame all’interno del gruppo, che si autodefinì “Generazione del Centenario in onore a José Martí”, che Fidel Castro indicò come l’autore intellettuale dell’azione, lodando il gesto di quei giovani che in riparazione di tanti mali donarono il loro sangue vicino alla sua tomba. Sembrava, disse, che l’Apostolo dovesse morire proprio nell’anno del centenario della sua nascita.

Il pronunciamento di autodifesa di Fidel, conosciuto in seguito come “La storia mi assolverà”, divenne la migliore attestazione per l’arruolamento di migliaia di giovani cubani nella lotta antibatistiana.

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