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martedì 24 luglio 2018

Tra governo e Boeri è finto scontro sulle pensioni, il problema è difendere l’Inps

Lo scontro tra governo e Boeri è rilevatore della precarietà istituzionale che vive il paese determinata dalle tentazioni autoritarie ammantate da propaganda da permanente campagna elettorale da parte dei partiti al governo e dall’arroganza dei postumi renziani da parte del presidente dell’Inps. Boeri andava bene quando assecondava la revisione dei vitalizi dei parlamentari e il taglio delle pensioni cosiddette d’oro.

Entrambi i provvedimenti aprono la strada per il ricalcolo contributivo delle pensioni in atto. Boeri non va più bene quando attacca la nebulosità del decreto dignità o la quota 100 e osa affermare che gli immigrati regolari e regolarizzati in termini di contribuzione previdenziale sono essenziali per il pagamento delle pensioni attuali. È un pessimo gioco delle parti in cui entrambi i giocatori imputano all’avversario i propri insuccessi, ma tutti agiscono contro il sistema previdenziale pubblico e non solo.

I vitalizi non sono assimilabili alle pensioni, lo hanno sancito Corte Costituzionale e Cassazione, e non sono erogati dall’Inps, ma da Camera, Senato e Regioni per quanto di competenza. Di fatto sono aboliti dal 2012, l’operazione in atto, attua un ricalcolo contributivo per il pregresso, quando in realtà era in vigore il sistema di calcolo retributivo per le pensioni, e i vitalizi non lo sono. Il risparmio di 40 milioni annui va a beneficio del bilancio della camera e non dell’Inps, tuttavia Boeri ha fornito i propri tecnici per calcolare il montante e l’aspettativa di vita dei deputati, per poi criticare la delibera della Camera perché troppo blanda e comunque non includente i senatori.

Cos’è che raccoglie l’interesse di Boeri? Il ricalcolo contributivo del pregresso e quindi delle pensioni in atto, suo obiettivo strategico. Maggiore interesse da parte di Boeri riscuote anche il taglio delle cosiddette pensioni d’oro oltre i 4000/5000 euro. Stessa modalità con il ricalcolo contributivo introdotto laddove vigeva il calcolo retributivo. Paradosso dell’improvvisazione a fronte di un taglio delle pensioni d’oro si potrebbe assistere ad un loro incremento ben superiore al taglio grazie all’introduzione della flat tax.

Il procedere in maniera frammentaria e demagogica da parte del governo determina anche queste amenità.

Boeri afferma che gli immigrati producono 8 miliardi di entrate contributive a fronte di 3 miliardi restituiti in forma di servizi. A parte il fatto che dimentica di dire che sta parlando di immigrati regolarizzati, mentre migliaia di altri sono affidati al sommerso che i servizi ispettivi, ora unificati, non riescono a vedere. La mancanza di tutele di questi ultimi consente al ministro dell’interno di costruire le proprie campagne politiche di attacco all’immigrazione distinguendo tra immigrati buoni e cattivi. Non interessa il finanziamento delle previdenza pubblica? Sicuramente no se il mentore della Lega per le pensioni è il professor Brambilla da sempre fautore della previdenza integrativa privata, dei fondi pensione e così via. L’ultima trovata del Prof. Brambilla è la proposta di effettuare, sotto forma di prelievo di solidarietà lo 0.35% da ogni pensione per aumentare le pensioni minime.

Ora stiamo parlando di aumentare il carico fiscale sulle pensioni perché di questo si tratta anche se viene mascherato da prelievo di solidarietà per impedire i ricorsi dei pensionati come hanno suggerito le sentenze della Corte Costituzionale, definendo legittimi tali prelievi per un presunto interesse generale. È bene tuttavia ricordare che sulla spesa pensionistica (168 mld) lo stato preleva ogni anno 53 miliardi di irpef, il mancato rimborso delle perequazione (come sancito dalla CEDU) ha consentito un risparmio di circa 16 miliardi di arretrati non più da versare, se a questo aggiungiamo le spese sanitarie private, i ticket sanitari, l’incremento delle bollette delle utenze domestiche e così via, ci domandiamo è proprio il caso di aumentare il carico fiscale sulle pensioni? O forse non sarebbe il casi di cominciare l’applicazione della flat tax, da pensionati e lavoratori dipendenti anziché dalle imprese?

Il prof. Boeri che si erge a paladino della lotta alla povertà, tanto da presagire la modifica della funzione dell’Inps da istituto previdenziale a agenzia per la protezione sociale, in realtà introduce, all’interno di una rigida compatibilità finanziaria, il criterio togliere ai molti (pensionati) per dare ai pochi (assistenza social ). Nel mirino rientrano poi tutte le forme di pensioni come la reversibilità, le pensioni di invalidità, la quattordicesima, ecc. Il governo con la flat tax mira a togliere deduzioni e detrazioni producendo un taglio analogo a quello proposto dal prof. Boeri sulle pensioni in atto.

Al di là della propaganda non solo non si combatte la povertà, affrontandone le vere cause, ma la si istituzionalizza come livello di vita sociale. Non è un caso che si parla di incremento delle pensioni minime fino a 780 euro mensili definiti come soglia di povertà, mentre analogamente si determina il reddito di cittadinanza sulla cifra di 780 euro e la presunta pensione di garanzia per i giovani, sempre a 780 euro. Vale a dire la soglia di povertà è il reddito a cui aspirare, ma non solo. Il reddito di cittadinanza, così come vagamente annunciato, con l’obbligo di accettare le proposte di lavoro che vengono offerte dal mercato, inevitabilmente fisserà nei fatti, come salario minimo i 780 euro di povertà. Quindi possiamo aspettarci un decremento salariale stabilizzato sulla soglia di povertà. Questa è vera decrescita, non sappiamo ancora quanto felice.

Il prof. Boeri per realizzare questo processo di trasformazione dell’Inps, ha gestito l’Ente in maniera sempre più autocratica destrutturando progressivamente l’Istituto e liberando servizi e prestazioni nel mercato privato inevitabilmente speculativo. L’obiettivo è rendere progressivamente le prestazioni dell’Ente totalmente a carico dell’utente.

Che significa: NOI SCEGLIAMO COMUNQUE L’INPS?

Vuol dire assumere una campagna di difesa della previdenza pubblica, delle pensioni e del diritto ad andare in pensione dignitosamente. Vuol dire pretendere che l’Inps sia restituita in termini si possibilità di accesso, controllo, prestazioni e funzioni, ai lavoratori e ai pensionati contro ogni forma di tecnicismo falsamente efficientista. Vuol dire costruire gli strumenti organizzativi per ricomporre intorno al lavoro e alla pensione i settori sociali frammentati e sottoposti al continuo ricatto della precarietà lavorativa e sociale. Per tutto questo i pensionati ci sono e ribadiscono che non c’è età pensionabile per le lotte sociali.

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