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sabato 28 luglio 2018

Ahed Tamimi libera domani. Intanto Jorit la porta a Betlemme


di Michele Giorgio – il Manifesto

I suoi murales hanno arricchito e riqualificato le periferie di Napoli. Volti di cantanti, artisti, attori, calciatori e persone qualsiasi coprono muri e facciate intere di edifici e abitazioni.

Colori e immagini uniti a un eccezionale talento che Jorit Agoch porta in giro ovunque e ora anche nella Cisgiordania palestinese. Naturale il suo approdo a Betlemme, su quella parte di Muro di separazione costruito da Israele divenuta il tavolo da lavoro degli street artist di tutto il mondo, a partire dal celebre Banksy.

Con il volto coperto, aiutato da un amico e graffittaro come lui, Jorit ha realizzato sul Muro un gigantesco ritratto di Ahed Tamimi, la 17enne palestinese condannata – solo dopo un patteggiamento con i giudici militari israeliani – a otto mesi di carcere per aver schiaffeggiato lo scorso dicembre due soldati davanti alla sua abitazione nel villaggio di Nabi Saleh.

Jorit avrebbe voluto farne un altro ieri mattina. Assieme al suo amico aveva già imbiancato quattro alti pilastri del Muro destinati a ospitare la nuova opera ma i soldati israeliani di guardia nella vicina torretta di sorveglianza sono intervenuti per fermarli.
 
«Ci sono venuti incontro armi in pugno e ci hanno fatto capire con modi bruschi che quel murale, a breve distanza dalla loro torretta, dovevamo dimenticarcelo», ci racconta Jorit che ha stabilito il suo “laboratorio” accanto a una stazione di rifornimento a ridosso del Muro.

Lo street artist napoletano non ama le interviste, non vuole darne. E in generale non è di molte parole. Ci spiega però la sua scelta di dedicare il primo lavoro a Betlemme ad Ahed Tamimi. «Di lei mi hanno colpito il coraggio e la determinazione – ci dice – Ahed è una ragazza molto giovane che ha saputo esprimere con un gesto forte quanto aveva dentro. E realizzare un murale con il suo volto, qui in Cisgiordania, è stato naturale».

Tra qualche ora, domani, Ahed Tamimi, lascerà la prigione dove è stata detenuta per otto mesi assieme alla mamma Nariman, condannata per aver ripreso sul suo telefono e pubblicato sui social il diverbio tra sua figlia e i soldati. La ragazza, ormai nota ovunque, ha raccolto ampia solidarietà non solo dai palestinesi ma anche da cittadini di molti paesi, sdegnati da una condanna al carcere che ritengono profondamente ingiusta.

Tanti hanno messo a confronto gli otto mesi di carcere scontati da Ahed Tamimi per aver schiaffeggiato quei militari con i 18 mesi, ridotti poi a nove, del soldato israeliano Elor Azaria che due anni fa a Hebron uccise a sangue freddo un assalitore palestinese a terra gravemente ferito e non più in grado di nuocere.

La ragazza di Nabi Saleh è un simbolo di resistenza in patria mentre per gran parte degli israeliani è solo una “terrorista” che avrebbe meritato una condanna ben più severa. La famiglia si prepara ad accoglierla assieme alla madre ma non si conoscono ancora le condizioni della sua liberazione stabilite dalle autorità israeliane. E potrebbero essere particolarmente restrittive.

Ahed Tamimi torna a casa mentre la tensione sale in Cisgiordania e a Gerusalemme Est e Gaza rischia di dover affrontare una nuova ampia offensiva militare israeliana. Ieri, durante le manifestazioni della Marcia del Ritorno lungo le linee tra Gaza e Israele, due dimostranti palestinesi (un ragazzo di 14 anni e un uomo di 43, Razi Abu Mustafa) sono stati uccisi da un colpo di precisione. Altre decine sono stati feriti, tra cui 14 bambini.

Israele intanto si prepara ad espandere ulteriormente le sue colonie in Cisgiordania (il ministro Lieberman ha annunciato ieri 400 nuove case per coloni) in risposta all’uccisione giovedì sera di un colono israeliano nell’insediamento di Adam compiuto da un 17enne palestinese, a sua volta ucciso. Scontri tra polizia israeliana e palestinesi ieri anche sulla Spianata delle Moschee di Gerusalemme.

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